Il tycoon rivendica le ritorsioni statunitensi dopo l’attacco di Teheran contro la petroliera commerciale Kiku, poi esteso verso infrastrutture strategiche in Bahrein e Kuwait. Il ministero degli Esteri iraniano spiega: «Su Hormuz non accettiamo interferenze»
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La tensione nello Stretto di Hormuz è tornata ad esplodere negli ultimi due giorni, con una serie di attacchi e contrattacchi che rischiano di mandare in frantumi il fragile cessate il fuoco in vigore tra Stati Uniti e Iran.
Il Comando Centrale Usa, in particolare, ha annunciato di aver colpito dieci obiettivi militari iraniani situati in diverse località all'interno e nei pressi dello Stretto, in risposta all'attacco con droni condotto dall'Iran contro la petroliera commerciale Kiku. Nel mirino dei raid americani, stando a quanto dichiarato dal presidente Donald Trump sul proprio profilo Truth, sono finiti depositi iraniani di missili e droni e postazioni radar costiere.
«Gli aerei degli Stati Uniti hanno appena colpito depositi iraniani di missili e droni, nonché postazioni radar costiere, per aver violato l'accordo di cessate il fuoco... ancora una volta!», ha scritto Trump, lasciando poi trasparire un avvertimento che suona come una minaccia esistenziale. «Potrebbe arrivare – ha aggiunto – un momento in cui non saremo più in grado di usare la ragione e saremo costretti a portare a termine militarmente l'opera che abbiamo avviato con grande successo. Se ciò dovesse accadere, la Repubblica Islamica dell'Iran cesserà di esistere!».
La reazione iraniana
Teheran ha reagito duramente. Il ministero degli Esteri iraniano ha definito gli attacchi americani una violazione della Carta delle Nazioni Unite e del protocollo d'intesa recentemente siglato tra i due paesi, affermando che «questo regime non attribuisce alcun valore né credibilità ai propri impegni». In un comunicato, Teheran ha ribadito di essere «determinata a difendere la propria sovranità nazionale e l'integrità territoriale contro le aggressioni militari statunitensi». I Pasdaran, la Guardia rivoluzionaria iraniana, hanno rivendicato nella notte attacchi contro la base della Quinta Flotta americana in Bahrein e un'altra installazione militare in Kuwait, presentandoli come ritorsione per i raid sul territorio iraniano.
Le difese aeree del Bahrein hanno intercettato e distrutto i proiettili impiegati nell'offensiva, come dichiarato dall'esercito del regno del Golfo, che ha comunicato di operare in «massima allerta». Manama ha reagito con durezza sul piano diplomatico, chiedendo una risposta della comunità internazionale. Il ministero degli Esteri bahreinita ha invitato il Consiglio di Sicurezza dell'Onu a convocare con urgenza una sessione straordinaria e ad esigere l'attuazione della Risoluzione 2817 (2026), che impone la cessazione delle ostilità. Nel comunicato ufficiale, le autorità del Bahrein hanno definito gli attacchi iraniani «una strategia deliberata e sistematica di aggressione ripetuta contro la sovranità del Regno», sottolineando come essi violino il Memorandum d'intesa di Islamabad, firmato il 17 giugno 2026, che prevedeva la cessazione permanente delle operazioni militari e il rispetto della sovranità degli Stati della regione. Proprio la reiterazione degli attacchi, secondo Manama, dimostra la «premeditazione» iraniana e fa «cadere ogni possibile giustificazione», rendendo Teheran «l'unico responsabile della violazione dei propri impegni».
Araghchi: «Su Hormuz decidiamo noi, non accettiamo interferenze»
Sul fronte diplomatico, il ministro degli Esteri iraniano Abbas Araghchi ha tenuto a Baghdad, insieme all'omologo iracheno Fuad Hussein, una conferenza stampa in cui ha avvertito che «qualsiasi interferenza nel processo di definizione di un nuovo accordo nello Stretto di Hormuz aggraverà la tensione e complicherà la situazione, causando un ritardo nella riapertura della via navigabile». Araghchi ha inoltre ribadito che, in base al protocollo d'intesa firmato con Washington, la gestione dello Stretto tornerà sotto il controllo iraniano, come nella fase antecedente al conflitto, e ha esortato tutte le parti a non ostacolare le misure che Teheran intende adottare per la riapertura del corridoio marittimo.
Il quadro regionale si complica ulteriormente sul fronte libanese. Il leader di Hezbollah ha attaccato l'accordo-quadro tra Israele e il Libano firmato venerdì a Washington, definendolo «umiliante». La dichiarazione ha contribuito ad alimentare disordini a Beirut.

