Nei laboratori di Pero e Marnate operai in nero e irregolari. Le aziende non sono indagate, ma dovranno mostrare quali verifiche abbiano effettuato su fornitori e subfornitori. Ecco come si giustificano Chanel e Cucinelli
Tutti gli articoli di Italia Mondo
PHOTO
Il lusso delle vetrine internazionali e il lavoro nascosto nei capannoni della periferia industriale. Tra questi due estremi corre una catena di forniture, appalti e subappalti che la Procura di Milano vuole ora ricostruire passaggio dopo passaggio. L’obiettivo è capire come prodotti destinati ad alcuni dei marchi più prestigiosi della moda siano arrivati in opifici nei quali, secondo gli accertamenti, lavoravano operai cinesi in nero, irregolari e sottoposti a condizioni gravemente lesive dei loro diritti.
Il pubblico ministero Paolo Storari ha delegato i carabinieri del Nucleo Tutela del lavoro ad acquisire documenti presso undici società collegate al settore della moda e del packaging di lusso. Nell’elenco figurano Chanel, Brunello Cucinelli, Moncler, Bulgari, Etro, Stefano Ricci, Goyard Italie, Jacob Cohen Company e Owenscorp Italia, oltre a F.Vl e Brandart.
I militari hanno raccolto i modelli organizzativi, la documentazione relativa alla governance della filiera e gli esiti degli audit svolti negli ultimi due anni su fornitori e subfornitori. Gli investigatori non vogliono soltanto stabilire attraverso quali passaggi le commesse siano arrivate nei laboratori irregolari. Vogliono anche verificare se i sistemi di controllo adottati dai committenti fossero davvero in grado di individuare e impedire lo sfruttamento della manodopera.
La Procura non indaga le società raggiunte dall’ordine di esibizione e non ha chiesto, allo stato, l’amministrazione giudiziaria per nessuna di loro.
L’acquisizione degli atti rappresenta però un passaggio centrale dell’inchiesta. Gli investigatori vogliono capire che cosa sapessero i marchi, quali verifiche avessero disposto e se gli audit avessero funzionato oppure si fossero fermati alle società formalmente incaricate, senza raggiungere gli opifici nei quali gli operai svolgevano materialmente le lavorazioni.
Dai marchi del lusso ai capannoni di Pero e Marnate
L’indagine parte da due opifici: Moda Fashion Style, con sede operativa a Pero, nell’hinterland milanese, e Isacco, attiva a Marnate, nel Varesotto. Nei due laboratori i carabinieri hanno trovato prodotti in lavorazione riconducibili alle società raggiunte dall’ordine di esibizione, soprattutto sacchetti, shopper, pochette e copriabiti.
Non si tratta, almeno in questa fase, dei capi o degli accessori principali venduti nelle boutique, ma di elementi complementari alla commercializzazione e alla presentazione dei prodotti di lusso. Materiali che accompagnano borse, vestiti e altri articoli e che entrano a pieno titolo nella filiera produttiva delle maison.
Nel maggio 2026 i carabinieri hanno ispezionato il capannone di Pero. All’interno hanno trovato operai cinesi impiegati in nero, alcuni privi di permesso di soggiorno, sistemazioni alloggiative degradanti e macchinari senza i necessari dispositivi di sicurezza. Le verifiche sui consumi elettrici hanno inoltre indicato lavorazioni protratte durante l’intera giornata e anche nei giorni festivi.
Il 25 giugno i militari hanno controllato anche il laboratorio di Marnate.
Qui hanno riscontrato condizioni analoghe: lavoratori irregolari, pagamenti a cottimo, compensi difformi dalla contrattazione collettiva e macchinari utilizzati senza adeguate protezioni, presumibilmente per aumentare la velocità della produzione. Continua a leggere su La Capitale.

