Ditonellapiaga punta alla hit virale, Fedez e Masini convincono con un brano personale, Sal Da Vinci infiamma la platea. Da tenere d’occhio Fulminacci, Nayt e il figlio d’arte Tredici Pietro
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Il vero caso di queste prove è Ditonellapiaga. Sei ballerine sul palco, coreografia serrata, presenza scenica studiata al millimetro. Tenta il colpaccio sanremese senza nemmeno nasconderlo: vuole diventare il prossimo tormentone, da TikTok alle balere di provincia. E può riuscirci, perché il pezzo resta in testa e lei sa stare in scena. Però si sente anche una certa “costruzione” a tavolino. Nulla di scandaloso: Sanremo è anche strategia. Ma il pubblico percepisce quando c’è spontaneità e quando c’è progetto.
Fortissimi, e già dati per favoriti, Fedez e Masini con “Male necessario”. Il brano li vede coinvolti anche come autori e il testo sembra cucito addosso al passato di Fedez, che tutti ben conosciamo. È personale, diretto, senza troppi giri di parole. Masini ci mette un’interpretazione solida e un’ottima vocalità che tiene in piedi tutto l’impianto emotivo. Alle prove hanno convinto. Podio altamente probabile.
Mara Sattei porta la classica serenata italiana. Un po’ drammatica, emotiva, ma cantata bene. Non fa fuochi d’artificio, non cerca l’effetto speciale, ma la sua forza è proprio lì: pulizia, controllo, eleganza.
Ovazione vera per Sal Da Vinci. Alle prove l’energia è stata contagiosa. Una botta di napoletanità senza fronzoli, senza sovrastrutture. In platea il pubblico è esploso, con tanto di fazzoletti sventolati. Se porta questa stessa carica all’Ariston in diretta, e se il televoto partenopeo si compatta, potrebbe stupire davvero.
Più debole Luchè. In prova ha mostrato qualche difetto di intonazione, che sul palco dell’Ariston si sente subito. Però il testo è buono, e questo potrebbe compensare. Sarà televotatissimo, perché molto amato dai giovani. Ma servirà una messa a punto tecnica, perché qui ogni sbavatura pesa.
Molto bravo Nayt. Diretto, credibile, senza artifici. È il rapper che ha un grande seguito tra i giovanissimi e lo si percepisce dall’attenzione che genera già in sala. “Prima che” è un inno al ritorno verso l’essenza dei rapporti umani, meno sovrastrutture e più verità. Se mantiene questa intensità anche domani sera, può ritagliarsi uno spazio importante.
Fulminacci in gessato, invece, è una piccola chicca per gli amanti dell’indie. “Stupida sfortuna” è la colonna sonora perfetta di una passeggiata al Testaccio. C’è quell’ironia malinconica tipica della scena indipendente romana, quel modo di raccontare le cose senza alzare la voce. Non punta al tormentone, punta alla riconoscibilità.
Infine Tredici Pietro con “L’uomo che cade”. Ha già una certa esperienza musicale e sta affrontando questo Festival con i consigli di papà Gianni Morandi, che gli ha detto: “Goditi questo Festival, divertiti”. E forse è proprio questo l’atteggiamento giusto. Non strafare, non dimostrare, ma vivere il palco.
Insomma, c’è chi punta al tormentone costruito, chi alla confessione personale, chi all’energia popolare, chi alla credibilità indie. Sta per iniziare la gara vera. Ma qualcuno, tra queste poltrone ancora mezze vuote, si è già fatto notare.





