Sempre più americani lo considerano inaffidabile, fuori controllo, e lo accusano di aver aggravato le difficoltà economiche del Paese. Gli ultimi sondaggi collocano l’indice di approvazione tra il 36% e il 38%, la disapprovazione supera il 55-60%
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Il presidente Usa Donald Trump
Non ci sono più molti dubbi: la presidenza di Donald Trump è entrata nella fase più critica, almeno sul piano del consenso. Una crisi evidente, soprattutto di fiducia e credibilità. Sempre più americani lo considerano inaffidabile, fuori controllo, e lo accusano di aver aggravato le difficoltà economiche del Paese e incrinato i rapporti con gli alleati storici.
I numeri confermano questa tendenza. Gli ultimi sondaggi collocano l’indice di approvazione tra il 36% e il 38%, mentre la disapprovazione supera stabilmente il 55-60%. Un divario netto, che segnala una frattura profonda con l’opinione pubblica.
Il dato più critico riguarda l’economia, tradizionalmente decisiva per l’elettorato americano. Solo il 29% approva la gestione economica di Trump e appena il 25% quella sul costo della vita. Numeri che pesano più di qualsiasi altra variabile e che trascinano verso il basso l’intera fiducia nella presidenza.
A peggiorare il quadro è intervenuta la guerra in Iran. I sondaggi mostrano un Paese diviso ma con una maggioranza contraria: il 60% disapprova gli attacchi, mentre solo il 37% li sostiene. Ancora più netto il rifiuto di un’escalation: il 65% degli americani è contrario all’invio di truppe.
Non è più solo insoddisfazione: è una bocciatura politica sempre più esplicita.
Anche sul fronte interno il giudizio è severo. Il 65% degli americani attribuisce a Trump l’aumento dei prezzi della benzina, in un contesto segnato da inflazione e rincari energetici. Temi centrali per un elettorato che vota soprattutto sulla base delle condizioni economiche. Ed è proprio su questo terreno che Trump aveva costruito la sua vittoria. Oggi, però, quelle promesse appaiono disattese.
La crisi assume così un carattere più profondo. Alla sfiducia si aggiunge una percezione diffusa di instabilità e incoerenza. Il presidente viene descritto come contraddittorio, confuso, incapace di mantenere una linea chiara. Un giudizio che non riguarda più solo gli elettori indipendenti, ma si estende anche a una parte dell’area conservatrice.
I numeri lo confermano: il 58% disapprova la gestione del conflitto con l’Iran e una quota significativa ritiene che le sue scelte abbiano indebolito il ruolo internazionale degli Stati Uniti.
Lo scenario politico diventa così incerto. Se questo clima dovesse consolidarsi in vista delle elezioni di medio termine, per i repubblicani mantenere il controllo del Congresso potrebbe diventare molto più difficile. Perché non si tratta soltanto di un calo di consensi, ma di una crisi di credibilità.
E quando un presidente perde terreno sull’economia, sulla politica estera e sulla propria affidabilità, la crisi smette di essere contingente. Diventa strutturale.

