A poche ore dall’inizio della tregua Usa-Iran c’è l’impegno occidentale a controllare la ripresa del traffico marittimo nel Golfo Persico.

Ue, Gb, Canada e Giappone fanno sapere che «contribuiranno a garantire la libertà di navigazione nello Stretto di Hormuz». Bruxelles e i governi di otto paesi, gran parte di quelli che nelle passate settimane avevano costituito il gruppo di lavoro dei volenterosi per lo stop al conflitto, hanno confermato che l’intesa sul cessate il fuoco di due settimane raggiunta da Washington e Teheran apre alla possibilità di un coinvolgimento diretto nelle operazioni di ripresa del passaggio di petroliere, metaniere e cargo tra lo Stretto di Hormuz ed il Golfo di Oman, attuale zona di guerra.

Lo affermano in una nota congiunta i leader Emmanuel Macron, Giorgia Meloni, Friederich Merz, Keir Starmer, Mette Frederiksen, Jens Jetten, Pedro Sanchez e la presidente della Commissione europea Ursula von der Leyen, il presidente del Consiglio europeo Antonio Costa, la premier giapponese Sanae Takaichi e il primo ministro canadese Mark Carney.

«Chiediamo a tutte le parti - si legge nella nota - di attuare il cessate il fuoco, anche in Libano. L'obiettivo – dicono i capi di governo e i rappresentanti delle istituzioni europee - deve ora essere quello di negoziare una fine rapida e duratura della guerra nei prossimi giorni. Ciò può essere realizzato solo con mezzi diplomatici. Incoraggiamo vivamente rapidi progressi verso una soluzione negoziata sostanziale. Ciò sarà fondamentale – dicono i governi europei, il Giappone e il Canada - per proteggere la popolazione civile dell'Iran e garantire la sicurezza nella regione. Può scongiurare una grave crisi energetica globale. Sosteniamo questi sforzi diplomatici. A tal fine, siamo in stretto contatto con gli Stati Uniti e altri partner».

I capi di Stato invitano altri paesi ad unirsi alla coalizione per garantire il passaggio delle navi in piena sicurezza. Sono oltre mille le navi da trasporto ferme nel Golfo Persico e nel Golfo di Oman. Parliamo di carichi commerciali del valore di oltre 30 miliardi di dollari bloccati da fine febbraio nei porti o al largo delle coste dei paesi coinvolti nel conflitto. Le rotte navali di gas e petrolio valgono scambi per un valore di oltre 500 miliardi di dollari all’anno.

Secondo il New York Times nel 2024 la Cina ha acquistato nell’area 110 miliardi di dollari di gas e petrolio. L’India 90, il Giappone e la Corea del Sud 80 ciascuno, gli Stati Uniti 23, l’Australia 15, la Francia 13, l’Italia 11, il Regno Unito 7, la Germania e la Spagna 5 miliardi ciascuno.

Secondo JP Morgan le ultime petroliere e metaniere che hanno attraversato Hormuz prima della chiusura arriveranno nei porti europei il 10 aprile e negli Usa ed in Australia nel corso dei 10 giorni successivi. Africa e Asia, invece, hanno già ricevuto gli ultimi carichi la scorsa settimana. Urge dunque accelerare la ripresa della navigazione per assicurare le forniture di gas e petrolio nei paesi in cui le riserve scarseggiano. Misura necessaria per contrastare aumento dei prezzi e fenomeni speculativi.