Roberto Vannacci ha trovato il modo di minacciare politicamente Giorgia Meloni, accusarla di aver tradito gli elettori, denunciare un complotto mediatico del centrodestra e contemporaneamente offrirsi come alleato indispensabile per vincere le prossime elezioni. Il generale, leader di Futuro Nazionale, sostiene che la presidente del Consiglio rischi di seguire Donald Trump nella disfatta elettorale se non cambierà radicalmente politica. E naturalmente indica anche la soluzione: affidarsi a lui e al suo partito.

Il ragionamento è semplice. Meloni avrebbe deluso gli elettori accettando le politiche europee che prometteva di combattere, mentre il centrodestra starebbe cercando di ridimensionare Futuro Nazionale attraverso attacchi televisivi, silenzi sui giornali e appelli al voto utile. Una ricostruzione che Vannacci presenta come evidente, anche se non offre elementi concreti per dimostrare l’esistenza di una strategia coordinata contro di lui.

«Meloni rischia di perdere come Trump»: l’ultimatum del generale

Vannacci parte dalla sconfitta elettorale di Donald Trump per lanciare un avvertimento alla premier italiana. Secondo il generale, il presidente americano avrebbe tradito le aspettative dei suoi sostenitori, promettendo di riportare la pace e di mettere gli interessi degli Stati Uniti davanti a tutto.

«Trump si era presentato come un pacificatore, al grido di “Prima l’America”.

Ma ha disatteso le aspettative, senza riuscire a fermare il conflitto in Ucraina e scatenandone uno in Iran. Ha deluso, un po’ come Giorgia Meloni, che prometteva “Prima gli italiani”».

Il parallelo serve a Vannacci per accusare la presidente del Consiglio di aver rinunciato alle proprie battaglie identitarie.

Nel mirino finiscono il Green Deal europeo, le politiche migratorie e la posizione italiana nei confronti della Russia. Il generale sostiene che Meloni abbia accettato i «diktat dell’Europa», dimenticando gli impegni assunti davanti agli elettori.

E quando gli chiedono se la premier rischi davvero di perdere come Trump, la risposta non lascia spazio a interpretazioni: «Assolutamente sì, a meno che non si affidi a Futuro nazionale. Serve un radicale cambio di rotta».

Un messaggio che somiglia molto a un’offerta politica accompagnata da un avvertimento: senza Vannacci, secondo Vannacci, il centrodestra sarebbe destinato alla sconfitta.

L’attacco a La Russa e la profezia dei 45 giorni prima delle elezioni

Il generale non risparmia nemmeno gli uomini più vicini alla presidente del Consiglio. Tra i bersagli principali compare Ignazio La Russa, che Vannacci considera uno degli esponenti utilizzati dal centrodestra per contrastare Futuro Nazionale.

«Con il pretesto del voto utile stanno provando a rosicchiarci un po’ di consensi. Poi a 45 giorni dalle elezioni Meloni deciderà se sarà conveniente allearsi con noi. Per adesso manda avanti contro di noi i suoi sgherri, come La Russa. Ma una parola dritta su un’intesa con Fn non l’ha mai detta».

L’accusa è pesante, soprattutto perché riguarda la seconda carica dello Stato, che il leader di Futuro Nazionale descrive come uno strumento della battaglia politica contro il suo movimento.

La previsione sui 45 giorni prima delle elezioni rivela però un altro aspetto della strategia vannacciana: nonostante gli attacchi, il generale continua a considerare possibile un accordo con Meloni.

Anzi, sembra convinto che la premier finirà per valutare l’intesa sulla base della convenienza elettorale, indipendentemente dalle polemiche attuali. Continua a leggere su La Capitale.