L’importanza storica dell’abbazia di S. Eufemia Vetere affonda le radici nei patti del concordato di Melfi del 1059, quando si regolarono i rapporti di alleanza politico-militare tra il Papato e i Normanni per la presa dell’Italia meridionale. Con l’alleanza fu stipulato in sostanza un grande progetto strategico, condiviso e vicendevolmente supportato sia dal Papato, che puntava a latinizzare i territori storicamente detenuti dalla chiesa bizantina, e sia dai Normanni, che intravedevano la possibilità di costruire con l’appoggio della Santa Sede un loro Regno nel cuore del Mediterraneo. In tale contesto il Papa sancì di riconoscere ai Normanni, elevati come loro esercito, il diritto di possesso delle terre conquistate e latinizzate nel mezzogiorno d’Italia, per contro i guerrieri accettavano di divenire vassalli della Santa Sede, che gli aveva prospettato un futuro Regno di gloria. Roberto il Guiscardo, che scorrazzava nella Calabria settentrionale già dal 1047, investito militarmente dal Papa Niccolò II con il titolo di Duca di Calabria, intraprese la conquista della restante parte della Regione e, con l’aiuto del fratello Ruggero I d’Altavilla, azzerò il preesistente dominio dell’Impero bizantino, che perdurava da secoli. Questi coraggiosi, astuti e valorosi guerrieri ottennero con la loro tenacia quel che non era riuscito agli eserciti, scesi in campo in epoche precedenti, riuscendo a unificare tutta l’Italia meridionale in un unico Regno. Via via che i Normanni avanzavano sui territori davano corso al processo di latinizzazione negli ambiti occupati. Da questa particolare strategia politico-religiosa scaturì la fondazione dell’abbazia di Sant’Eufemia (Lamezia Terme), che costituì il primo caposaldo normanno della Chiesa latina nei territori dell’ex Calabria bizantina. Il Guiscardo affidò la costruzione del complesso all’abate Roberto di Grantmesnil, già abate dell’abbazia di Saint Evroul sur-Ouche, da cui si era distaccato nel 1061 per una congiura finita male. Il monaco cistercense francese giunse nel sud Italia con l’aiuto e i favori di Ruggero I d’Altavilla, il quale gli affidò di celebrare a Mileto (VV) il suo matrimonio con Giuditta d’Evreux, il giorno di Natale di quell’anno. Gli storici tramandano che Grantmesnil era in parte sofferente alla disciplina della Regola benedettina, nel contempo era ambizioso per carattere e ben si prestava a dirigere la costruzione di nuove abbazie, perseguendo in parte le regole della riforma benedettina del secolo, che portò alla costruzione di grandi Abbazie e Cattedrali in tutta Europa. Giungendo in Calabria, l’abate francese ebbe l’incarico di progettare e realizzare l’abbazia di Sant’Eufemia, secondo lo stile nordico-benedettino delle chiese della Normandia, ben sapendo che a essa sarebbero state affidate, come dipendenze, le abbazie di Venosa (Basilicata) e di Mileto (VV). Il complesso fondato nel 1062, sebbene ridotto a rudere dal terremoto del 1638, resta ancora comprensibile e valutabile riguardo l’organizzazione del suo impianto complessivo, giacché i resti archeologici consentono di valutare l’insieme e anche le forme e le dimensioni originarie delle singole parti. La tipologia ecclesiale della chiesa abbaziale di Sant’Eufemia costituisce un chiaro esempio di architettura basilicale, strutturata secondo i caratteri adottati dai normanni, facenti capo ai modelli benedettino-cluniacensi, presentando un’aula ripartita in tre navate culminanti in un transetto sporgente su cui si aprono, in corrispondenza degli assi longitudinali, tre absidi, di cui quella centrale più ampia e più profonda di quelle laterali. Agli angoli del fronte principale della chiesa spiccavano due imponenti torri campanarie gemelle, mentre gli interni perseguivano i dettami costruttivi dell’architettura romanico-normanna. In aderenza alla chiesa vi era l’abitazione monastica articolata intorno al chiostro, organizzata secondo l’impianto cluniacense. La matrice architettonica di Sant’Eufemia fu riproposta, sempre da Grantmesnil, per l’abbazia di Mileto (1080), luogo eletto come prima capitale del Regno, e costituì il modello di riferimento per diverse altre chiese costruite nella seconda metà del XI sec. in Calabria e Sicilia, tra cui spiccano quelle ammirabili a Gerace e Cefalù.

*Architetto e storico