Marco Della Mura, giovanissimo tenore di Corigliano-Rossano, possiede una voce fresca, luminosa, naturalmente proiettata, ma già sostenuta da uno studio rigoroso e da un’intelligenza interpretativa che tradisce una maturità non comune per la sua età.

Il suo canto colpisce per equilibrio, misura ed espressività, qualità che lasciano intravedere non soltanto una promessa, ma l’inizio di un percorso autentico e profondamente radicato nella grande tradizione lirica.

Il grande pubblico ha imparato a conoscerlo grazie alla sua partecipazione a The Voice Kids, esperienza che Marco ha vissuto con lucidità e umiltà, come tappa formativa e non come punto d’arrivo. Dietro l’emozione del palcoscenico televisivo si intravede, infatti, un lavoro silenzioso e costante, fatto di studio quotidiano, ascolto e disciplina, elementi imprescindibili per chi sceglie di avvicinarsi seriamente all’arte del canto.

Abbiamo raggiunto Marco, insieme alla madre Maria De Marco, presenza discreta ma fondamentale, che ha voluto accompagnarlo senza mai sostituirsi a lui, lasciandolo completamente libero di rispondere in modo autonomo alle mie domande. Un’autonomia che colpisce, tanto più se si considera la giovanissima età del cantante. Ci ha regalato risposte tutt'altro che solite per un giovane della sua età, dimostrandoci una maturità e una consapevolezza rara.

La madre, Maria De Marco, con parole semplici e cariche di orgoglio, ha voluto sottolineare come «anche dalla Calabria, nonostante la strada sia lunga e tortuosa, escono fuori grandi talenti», ricordando quanto il percorso artistico richieda tenacia e fiducia, soprattutto quando nasce lontano dai grandi centri culturali.

Eppure, non accade tutti i giorni che un talento così giovane venga riconosciuto e scelto da una delle voci più autorevoli del melodramma mondiale. Katia Ricciarelli, tra i soprani più illustri e celebrati della storia dell’opera, interprete di rara eleganza vocale e profondissima sensibilità musicale, ha individuato in Marco non soltanto una voce promettente, ma un’anima artistica da accompagnare e custodire. Il loro rapporto, che va oltre il semplice ambito didattico per farsi autentico legame umano, rappresenta un passaggio di testimone ideale, in cui la grande tradizione del canto continua a vivere attraverso le nuove generazioni. Ecco l’intervento del giovane tenore ai nostri microfoni.


Il tuo incontro con la lirica avviene in un’età in cui, di solito, la voce è ancora una promessa più che una certezza: quando hai avvertito, per la prima volta, che il canto non era soltanto un talento naturale, ma una vocazione che chiedeva disciplina, studio e dedizione assoluta?
Ho avvertito che la musica, oltre ad essere una vocazione, richiedeva studio e disciplina crescendo, ma anche grazie alle persone che per me sono state e sono ancora oggi i miei punti di riferimento, ad esempio il Maestro Pierpaolo Mingrone, La maestra Katia Ricciarelli e il Maestro Francesco Zingariello.


Il legame che ti unisce a Katia Ricciarelli viene spesso descritto come qualcosa che va oltre il semplice rapporto maestro-allievo, tu sei il "figlioccio" di Katia: che cosa ha significato, sul piano umano prima ancora che artistico, essere accompagnato da una figura così centrale nella storia del melodramma italiano?
Per me avere un rapporto cosi bello con Katia Ricciarelli, che va oltre la musica, si tratta di un rapporto umano, è una cosa bellissima, perchè mi sento davvero fortunato. E questa cosa mi aiuta molto, perchè magari nei momenti più difficili penso a tutte le belle parole e i bei gesti che Katia ha verso di me.


Il tuo percorso artistico è, appunto, profondamente segnato dalla guida di Katia Ricciarelli, figura che incarna non solo un’idea di canto, ma un’intera etica dell’interprete: quali insegnamenti — vocali, interpretativi e umani — senti di aver interiorizzato maggiormente grazie a lei, e in che modo questa disciplina lirica dettata dalla maestra Ricciarelli continua a orientare le tue scelte artistiche?
Penso che la cosa che ho maggiormente interiorizzato, delle cose che mi ha insegnato Katia Ricciarelli, è l'espressività mentre si canta. Un cantante può essere tecnicamente il più bravo, ma se non trasmette nulla, la tecnica serve poco. L'interpretazione gioca un ruolo essenziale in un'esibizione. Questo è quello che mi dice sempre lei. Mi sollecita a "sentire" il brano, a interpretarlo profondamente.


Nel tuo repertorio convivono brani di grande impatto emotivo e pagine celebri della tradizione tenorile: quale repertorio senti oggi più vicino alla tua natura vocale e interiore, e quali, invece, avverti come una sfida ancora tutta da affrontare?
Partiamo con il dire che ci sono moltissime cose che dovrò affrontare nello studio della tecnica vocale. Sono così tante da non poter essere neppure elencate tutte, ma quello che posso dire è che io non le vedo assolutamente come una sfida, perchè a me la musica piace tantissimo, e quindi qualsiasi cosa, anche difficile, non la prenderò mai come una sfida.


Ogni giovane interprete cresce anche attraverso il confronto con i modelli del passato: quali tenori della tradizione — storici o più recenti — rappresentano per te un punto di riferimento imprescindibile, e perché?
Per me, il tenore per eccellenza in assoluto, è Luciano Pavarotti, anche se devo necessariamente dire che mi sono avvicinato alla lirica grazie all'ascolto di Claudio Villa, con la dua versione di "Granada". Però la voce di Pavarotti ha qualcosa di straordinario, qualcosa che arriva dritta al cuore.


La popolarità giunta grazie alla televisione può essere un’opportunità ma anche un rischio: come riesci a conciliare l’esposizione mediatica con l’esigenza, più lenta e silenziosa, della formazione lirica rigorosa?
Questa cosa non è difficile per me gestirla, perchè il Maestro Zingariello e la maestra Katia Ricciarelli mi dicono sempre che questo è il momento di studiare, senza farmi distrarre da altro. Anche se sono stato in tv, ho fatto The Voice Kids con Antonella Clerici su RaiUno, Katia Ricciarelli mi disse da subito che avrei dovuto accogliere tutto ciò come un'esperienza, ma che non mi sarei dovuto montare la testa, assolutamente, perché questo è il momento di studiare. Quindi un giorno quando sarò pronto vocalmente potrei anche pensare di fare qualcos'altro.


Considerando che oggi lo studio del canto lirico è desueto, probabilmente perché richiede una disciplina massima, guardando al futuro, tra studio, maturazione vocale e scelte di repertorio: quale idea di carriera immagini per te, e quali tappe consideri fondamentali per costruire un percorso solido e autentico nel mondo dell’opera lirica?
A questa domanda non posso rispondere completamente, perchè per sapere le tappe da fare devi averle vissute in prima persona. Purtroppo, oggi la lirica è un genere non più così praticato poichè, probabilmente, richiede un processo di studio lungo e impegnativo, e perchè la socetà di oggi ha standard diversi rispetto a quella di molto tempo fa. Invece per quanto riguarda la carriera io sogno di poter fare un percorso splendido, nei più grandi teatri del mondo.


Nel tuo studio quotidiano si intrecciano tradizione, ascolto e ricerca personale: quali aree del repertorio operistico stai approfondendo con maggiore attenzione in questa fase della sua formazione, e quali opere o ruoli senti oggi più affini alla tua sensibilità musicale ed espressiva? Hai un'opera lirica preferita o un compositore preferito?
Per adesso,visto che sto studiando, sto apprendendo tutto lentamente, ma le cose su cui sto studiando maggiormente sono le arie da camera e dei piccoli studi. Invece per quanto riguarda l'opera preferita, non ne ho mai vista una dal vivo, e spero di farlo presto. Per quello che ho ascoltato posso dire che mi piace molto l'opera pucciniana.


Dalle sue parole emerge con chiarezza un dato essenziale: Marco Della Mura non insegue il successo effimero, ma costruisce, giorno dopo giorno, una relazione profonda e onesta con la musica. Non c’è in lui traccia di presunzione, ma piuttosto il rispetto quasi reverenziale per un’arte che chiede tempo, silenzio, sacrificio. La sua è una strada ancora lunga, inevitabilmente costellata di studio, attese e rinunce, ma proprio per questo autentica.

A Marco va l’augurio più sincero di non smarrire mai questa purezza d’intenti, di continuare a credere nel lavoro quotidiano, di non mollare mai, neppure nei momenti in cui la fatica sembrerà offuscare l’entusiasmo. Perché il vero successo - quello che dura, che lascia un segno, che si trasforma in arte - nasce sempre dall’incontro raro e prezioso tra talento e sacrificio. E quando questi due elementi camminano insieme, sostenuti dall’umiltà e dall’amore per la musica, il futuro non può che aprirsi come una promessa luminosa.