Giorgia e quel malinteso senso del “genere femminile”

La giaculatoria similfemminista, che ci ricorda continuamente la prima volta di una donna a Palazzo Chigi, è un corto circuito. Del resto, Giorgia si farà chiamare il Presidente per ribadire che le istituzioni sono neutre e non possono essere declinate a seconda dell’appartenenza di genere (ASCOLTA L'AUDIO)

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di Antonella Grippo
24 ottobre 2022
08:02
Giorgia Meloni
Giorgia Meloni

Se io fossi Giorgia Meloni, non gradirei affatto essere descritta ripetutamente come "la prima donna a Palazzo Chigi nella vicenda della Repubblica italiana". Il dato, di per sé naturalistico e irrefutabile, è talmente evidente da non richiedere supplementi di illustrazione. Non a caso, la leader di Fratelli d'Italia preferisce che la si chiami il Presidente e non la Presidente, come da orrendo canovaccio boldrinico. La storia della "novità" muliebre al Potere, infatti, rischia di derubricare Giorgia ad un simbolo biologico. Paradossalmente, ne sminuisce le qualità politiche. Il classico corto circuito in cui periscono, spesso, gli adulatori tout-court poco attenti alle sfumature.

Questa volta è toccato ai leccaculo di nuovo conio, quelli che, per intenderci, soltanto ieri, avversavano ferocemente la Sgarbatella. La stampa italiana, inoltre, tradizionalmente sguarnita di fantasia, si limita a censire ossessivamente Meloni come rappresentante di genere e detentrice del cromosoma salvifico. Si tratta di una sorta di inconsapevole "reductio ad foeminam".


Siamo allo sbraco del linguaggio pubblico, sempre più ostaggio della incuria e dell'indolenza dei soliti impiegatucci della notizia. Mai un colpo d'ala, un guizzo, una botta di talento! Il giornalismo formato-tessera non ama gli azzardi: si accontenta di smerciare parole e analisi rancide, avanzate, il più delle volte, dal solito lotto di cazzate giacente in magazzino.

Sennonché, la giaculatoria della "prima volta di una donna a Chigi" ci viene ingiunta pure da segretari di partito, dirigenti, deputati e senatori di qualsivoglia schieramento. Che palle! Ma davvero siamo disposti a credere che la sola appartenenza di genere possa, ipso facto, sostanziare l'evento rivoluzionario di tutte le epoche? Accreditare questa monumentale balla significa statuire una sorta di razzismo rovesciato: la superiorità di una specie rispetto ad un'altra. Di questo passo, si rischia di avvalorare le tesi secondo cui si è più o meno "inediti" a seconda del gamete di provenienza. Una mostruosità degna delle peggiori apologie dell'innatismo.

Dopo di che, le istituzioni sono neutre per definizione. Nel senso che non si lasciano ammansire dalle mielose declinazioni di genere. Chi se ne frega! La politica stessa, d'altro canto, è capacità di sintesi tra difformi sensibilità del reticolo sociale. Altro che separatismi semantici. Interroghiamoci, piuttosto, sulle questioni cruciali. Una su tutte: come farà Meloni a coniugare il nerboruto nazionalismo di Fratelli d' Italia con il fervente culto dell'Alleanza Atlantica, che ella reitera in ogni dove? Siamo seri. Basta con le menate similfemministe! Ecco, se io fossi Giorgia, m'incazzerei di brutto per il fatto di essere definita "il primo capo di governo donna nella storia della Repubblica". Tutto qui?      

Giornalista
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