Dalle vetrine distrutte agli arredi urbani incendiati, la protesta perde ogni valore quando diventa vandalismo e colpisce cittadini estranei alle cause invocate
Tutti gli articoli di Opinioni
PHOTO
Danni al punto vendita di Footlocker in Corso Vittorio San Babila, durante la manifestazione 'Italia in Piazza', Milano, 17 ottobre 2026. ANSA/MATTEO CORNER
Sono convinto che persino gli animali siano più civili di molti di noi. Le immagini di guerriglia urbana che in questi giorni continuano a insanguinare e devastare i centri di Milano, Bologna e altre città non consentono alibi né appelli alla clemenza. Ciò a cui stiamo assistendo non è una manifestazione di dissenso, né un esercizio di democrazia. È la parabola miserabile di una criminalità da strada che si maschera da idealismo per dare sfogo alla propria indole vandalica.
Vedere scorci delle nostre città ridotti a cumuli di macerie, con vetrine devastate e arredi urbani inceneriti, deve provocare soltanto rabbia e vergogna per le azioni commesse dai nostri stessi concittadini. Chi devasta l'attività di un piccolo negoziante, un cittadino che ha dedicato la vita al proprio lavoro e alla propria famiglia, non sta combattendo alcuna battaglia di civiltà. Sta compiendo un atto vile, egoista e puramente criminale. Rompere il vetro di una bottega o distruggere la proprietà privata non modifica le decisioni dei governi, non risolve i problemi del mondo e non apporta alcun valore morale alle cause che questi individui urlano nei loro megafoni. Serve soltanto a distruggere il sostentamento di persone innocenti.
Troppo spesso, di fronte a questi scempi, si tende a guardare oltreconfine per cercare giustificazioni o paragoni. Si cita la Francia, con le sue banlieue in fiamme e le sue piazze periodicamente messe a ferro e fuoco, o si guardano altre capitali europee dove la protesta travalica sistematicamente nella violenza di massa. Ma cadere nella trappola di considerare l'estremismo estero come un modello inevitabile o, peggio, come una prassi giusta da emulare, è un errore concettuale gravissimo. Il fatto che altrove si tolleri il caos o si scambi la devastazione per mobilitazione sociale non autorizza nessuno a importare lo stesso degrado nelle nostre strade. La violenza non acquista dignità solo perché varca un confine o perché viene praticata su scala europea.
In Italia si sta consolidando l'idea grottesca che la presenza di un motivo ideale conceda un'immunità morale e legale per distruggere ciò che appartiene agli altri. Questa non è protesta, è inciviltà radicata. Fino a quando una parte di questo Paese continuerà a confondere la libertà di espressione con la licenza di devastare, gli italiani continueranno a dimostrare una drammatica incapacità di vivere la dimensione pubblica in modo maturo fallendo miseramente nel dovere primario del rispetto civile. Vergognatevi, così non salverete nessuno.


