Negli ultimi anni, Matteo Salvini ha rappresentato una figura di grande impatto nel panorama politico italiano, attirando consensi e speranze da parte di milioni di cittadini. La sua ascesa fulminante è stata caratterizzata da una retorica di cambiamento e da promesse che risuonavano profondamente tra la popolazione, in particolare nelle aree più dimenticate del Paese.

Nel 2016, Salvini era un leader con pochi sostenitori. In Calabria, il movimento "Noi con Salvini", strettamente legato alla Lega, era sostenuto da figure come Domenico Furgiuele, Bernardo Spadafora, insieme a pochi amici (Carmine Bruno, Antonio Piserà, Antonello Tufo, Mino De Pinto, Raffaele Riga, Paolo Fedele e tanti altri).

Questo gruppo credeva fortemente in un futuro migliore e sognava un leader diverso, capace di portare cambiamento. Era un momento di bellezza, di verità e di onestà, che però è stato depauperato dall'arrivo dei famosi carrieristi politici, che hanno distorto e compromesso quei valori.

È significativo notare che, benché in Calabria ci fossero eletti come Domenico Furgiuele e l'europarlamentare Sofo, la gestione della Lega fu affidata a un uomo venuto dal nord, l'ex deputato Christian Invernizzi, che all'epoca si fece contornare da figure che sicuramente non avevano alcun legame con le radici del partito.

Come emblematico è il fatto che chi non aveva niente a che fare col partito si trovasse rapidamente all'interno delle strutture di potere, come assessorati e gruppi regionali, e nei consigli di amministrazione, ben remunerati per il loro supporto, con motivazioni più legate a opportunismi personali che a ideali politici.

Tante scelte sbagliate sono state compiute da Salvini in Calabria, soprattutto nel dare fiducia a persone che non amavano la Lega se non per il potere che in quel momento si trovava a gestire, con la capacità di occupare postazioni utili per il tornaconto personale.

La decisione di epurare il senatore Volpi a livello nazionale e di abbandonare i vecchi militanti, coloro che lo avevano sostenuto nei momenti difficili della sua difficile ascesa, segnò l'inizio di un lento ma inesorabile tracollo. Invece di rimanere fedele ai valori che lo avevano portato al successo, Salvini ha scelto una strada che ha allontanato gli elettori più autentici.

Con le evidenze del declino del leader leghista da due anni a questa parte, l'impulso del potere politico sembra all'epilogo; coloro che si erano uniti al suo carro solo per sfruttare il suo momento favorevole hanno iniziato a cercare nuove opportunità, abbandonando Salvini nel momento in cui il suo potere sembrava all'epilogo.

Queste manovre hanno ulteriormente minato la fiducia di chi aveva creduto in lui.

Oggi, mentre la pioggia cade nei riguardi di Salvini, rimane una certa tenerezza da parte dei vecchi militanti che, riconoscendo la sua buona fede, ahimè non possono tacere sull'abbinarsi al fallimento dettato dal non credere in chi lo ha amato dall'inizio nei momenti difficili, a discapito di chi invece si è trovato in corso d'opera a beneficiare di quello che gli altri avevano.

Oggi, il leader della Lega si trova a dover affrontare le conseguenze di queste scelte, in un contesto politico che richiede coerenza e autenticità.

La Calabria vera, quella costituita da uomini con ideali e valori, è rappresentata da coloro che all'inizio avevano creduto nell'idea di Salvini e avevano avuto il coraggio di sostenere il suo progetto, al di là del potere e dei ruoli.

Contrariamente, la Calabria dei vigliacchi, dei venduti e dei pusillanimi ha tradito Matteo Salvini. Sono gli stessi che hanno affossato la Calabria e che, ancora oggi, stanno cercando di ottenere consensi altrove.