Solo il 15,6% dei progetti conclusi contro il 23,7% della media nazionale. L’appello ai calabresi: «Servono cittadini consapevoli, informati e presenti»
Tutti gli articoli di Opinioni
PHOTO
La Calabria è penultima in Italia per progetti Pnrr conclusi: appena il 15,6%, contro una media nazionale del 23,7%. Miliardi di euro disponibili, infrastrutture ferme, sanità territoriale in affanno, ritardi che rischiano di sottrarre ancora una volta futuro alla nostra terra.
La responsabilità della politica è enorme. Ma non può essere l’unica.
Un popolo è complice quando non partecipa. Quando resta a casa mentre si sciopera per difendere diritti e servizi. Quando diserta convegni, dibattiti, assemblee e luoghi di confronto. Quando non chiede conto a chi amministra, non controlla, non protesta e poi si limita a lamentarsi.
È complice quando vota sempre gli stessi non per un’idea, un programma o una visione di futuro, ma per un favore, una raccomandazione, una parentela, una promessa personale.
È questo il meccanismo che ha reso la Calabria troppo spesso ostaggio di un sistema che si alimenta di silenzi, paure e convenienze. Un sistema nel quale chi ha il potere ha imparato a gestire il consenso senza essere disturbato, mentre i problemi restano e le occasioni passano.
Non possiamo continuare a chiedere cambiamento, se poi non siamo disposti a cambiare noi per primi.
La Calabria non ha bisogno di sudditi. Ha bisogno di cittadini consapevoli, informati, presenti. Di persone che votano per il bene comune, non per il proprio piccolo interesse.
Perché ogni volta che rinunciamo a partecipare, qualcun altro decide il nostro futuro. Ed ecco a volte che la realtà vera, non quella mostrata sui Social, ci mette davanti ad amare verità come quella di essere ancora una volta al fanalino di coda.

