Tra produzione normativa elevata, continue modifiche e stop del Governo, il bilancio della legislazione calabrese racconta più fragilità che visione
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In Calabria si legifera molto. I numeri dicono che il Consiglio regionale approva decine di leggi ogni anno, con un picco significativo nel 2023 e una flessione nel 2024. Ma la quantità, da sola, non basta a raccontare la qualità di una legislatura. La domanda vera è un’altra: quante di queste leggi sono davvero portanti? E soprattutto: quante reggono alla prova del Governo e della Corte costituzionale?
I numeri: una legislazione che cresce e poi rallenta
Negli ultimi anni la produzione normativa regionale è stata altalenante. Dopo una fase di rallentamento tra il 2019 e il 2020, il Consiglio ha progressivamente aumentato il numero di leggi approvate, fino a toccare il massimo nel 2023. Nel 2024, però, si registra una nuova frenata.
Un dato, però, emerge con chiarezza: una parte consistente delle leggi approvate non introduce nuove politiche, ma interviene su norme già esistenti. Si tratta di modifiche, aggiustamenti, correzioni. Una legislazione di manutenzione più che di riforma, che spesso segnala incertezza progettuale o necessità di rimediare a testi scritti male o in fretta.
Le impugnazioni: il convitato di pietra
Il vero punto critico è rappresentato dalle impugnazioni governative. Nel 2024 circa una legge regionale su dieci è stata contestata dal Governo davanti alla Corte costituzionale. Una percentuale superiore alla media nazionale, e politicamente significativa.
Ancora più rilevante è un altro aspetto: molte di queste impugnazioni arrivano da governi “amici”, non da esecutivi politicamente ostili alla maggioranza regionale. Un segnale che indebolisce la narrazione dello scontro politico e rimanda invece a un problema strutturale di qualità legislativa e rispetto delle competenze.
Sanità, organizzazione amministrativa, enti strumentali: sono questi i terreni più scivolosi, dove la Regione continua a spingersi oltre i limiti costituzionali, pagando poi il prezzo davanti alla Consulta.
Le leggi davvero importanti: poche ma pesanti
Le leggi di peso non mancano del tutto. Ci sono interventi che incidono sull’assetto istituzionale, come le modifiche allo Statuto regionale, o riforme settoriali che riguardano servizi essenziali come rifiuti e risorse idriche. Ma sono eccezioni, non la regola.
Nel complesso, il numero di leggi capaci di produrre effetti visibili e duraturi nella vita dei calabresi è limitato rispetto alla mole complessiva dei provvedimenti approvati.
Il confronto con il passato
Rispetto alle legislature precedenti, non emerge una discontinuità netta. Cambiano i numeri, non il metodo. Anche in passato la Calabria ha legiferato molto, spesso correggendo se stessa, spesso finendo sotto la lente del Governo centrale. La sensazione è che il problema non sia
politico, ma strutturale: una macchina legislativa che produce tanto, ma non sempre bene.
Il bilancio politico
Alla fine, il quadro è chiaro. Questa legislatura non può essere definita “povera” sul piano quantitativo, ma non può nemmeno essere considerata una stagione riformatrice. Troppe leggi di dettaglio, troppe modifiche, troppe impugnazioni.
Il Consiglio regionale continua a muoversi più per stratificazioni che per visione, più per interventi puntuali che per scelte strutturali. E finché il dato delle impugnazioni resterà così alto, ogni rivendicazione di centralità politica della Regione rischia di restare poco credibile.
In Calabria si legifera molto. Governare, però, è un’altra cosa.



