Al centro del dibattito la separazione delle carriere e il Csm. Il delegato alla Giustizia parla di comunicazione ideologica, mentre magistrati e avvocati si dividono sugli effetti della riforma
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«In vista del referendum, il tema della riforma della giustizia va affrontato con chiarezza, lealtà e senso di responsabilità. Non esiste un problema di sottoposizione della magistratura alla politica. Il Comitato per il No deve, quindi, avere il coraggio della coerenza e ritirare slogan e cartelloni che evocano scenari che non esistono. Altrimenti si alimenta una comunicazione ideologica che non rende un buon servizio al dibattito pubblico e rivela la posizione politica che l'Anm ha ormai reso evidente».
Lo ha affermato il viceministro alla Giustizia Francesco Paolo Sisto, intervenendo a Catanzaro al convegno «Separazione delle carriere: Sì o No: la verità», promosso dall'Ordine distrettuale degli avvocati.
«L'Italia – ha aggiunto il senatore di FI, come riferisce una nota – non è una democrazia fragile né un Paese autoritario: ipotizzare che la magistratura possa essere messa sotto tutela politica è offensivo per la nostra storia e le nostre istituzioni».
«Ho sentito dire che il problema non è la sottoposizione dei magistrati alla politica e allora faccia cancellare subito quei cartelli. Si assuma la responsabilità, come presidente nazionale del Comitato del No, di eliminare quei vergognosi cartelli che campeggiano davanti alle stazioni di tutte le città ma non li farà rimuovere».
Lo ha detto il viceministro alla Giustizia Francesco Paolo Sisto, rivolgendosi, in videocollegamento, al presidente onorario del Comitato Giusto Dire No Enrico Grosso, nel corso di un incontro sul tema “Separazione delle carriere dei magistrati: Sì o No. La verità”, organizzato a Catanzaro dal Consiglio dell'Ordine degli avvocati con la partecipazione del presidente del comitato per il Sì Giandomenico Caiazza e del procuratore di Crotone Domenico Guarascio.
«Ritengo – ha detto Grosso – che questa riforma abbia poco o niente a che vedere con la separazione delle carriere. Quello che mi preoccupa è l'altro punto e cioè la riforma del Consiglio superiore della magistratura e il sorteggio. Nasconde un intento punitivo. E il governo non fa nulla per nasconderlo. Ho sentito dichiarazioni del ministro Nordio che invitava l'opposizione a sostenere la riforma perché sarebbe convenuta pure a loro. Stamattina ho sentito la premier dichiarare che i magistrati non collaborano alla politica del governo. Ma i magistrati non devono collaborare. Il ruolo della magistratura organizzata mi sembra chiaro, è informare i cittadini su qual è la vera posta in palio».
Sisto, dal canto suo, ha ribadito che «lo sloganismo fa comodo a questa nuova Anm politica che abbiamo cominciato a conoscere in questo referendum, con una maschera che è stata gettata in modo troppo rapido, troppo evidente, perché si capisce che l'Anm in realtà ha una priorità politica».
Sulla presunta sottoposizione dei magistrati alla politica ha ribadito la sua «arrabbiatura» anche Caiazza perché, ha detto, «è l'esatto contrario di quello che stabilisce la riforma. Si sta avviando una campagna fondata sulla mistificazione. Questo è molto grave, soprattutto quando viene portata avanti da chi veste una toga».
Per Caiazza «un'altra mistificazione è quella sulla separazione delle funzioni, che non c'entra nulla con la separazione delle carriere. Entrambi rimangono nella stessa carriera, hanno lo stesso Csm, le stesse frequentazioni associative. La separazione delle carriere vuole dividere questo».
«Noi – ha detto dal canto suo Guarascio – ci preoccupiamo che la separazione delle carriere possa preludere ad altro, sostanzialmente e per come è presentata, a un indebolimento della magistratura tutta, sia giudicante che requirente. Nel testo della riforma è chiaro che non è previsto ma il punto è un altro. Con la previsione di due Csm divisi e separati, con un'altra corte disciplinare e con i membri togati sorteggiati, forse la sommatoria prelude a un indebolimento della magistratura e a un rafforzamento del potere politico, della presenza laica all'interno del Csm. Questa riforma non aiuta né velocizza i processi né introduce risorse o mezzi per l'efficienza dell'azione investigativa e della velocità dei processi. La provincia di Crotone è una di quelle con più problemi di inquinamento ambientali e abbiamo, come polizia giudiziaria specializzata, sono solo sei operatori. Questi sono i problemi della giustizia».


