Tra i tabù che connotano l'Italia contemporanea c'è anche e soprattutto quello della modifica della Costituzione. Non perché la Carta costituzionale sia un testo immutabile, in realtà è tutt'altro, ma perché la sua stessa messa in discussione sembra ancora oggi evocare un confine difficile da superare.

La Costituzione è diventata, per molti, un baluardo al quale fare ritorno ogni volta che la democrazia, le istituzioni o gli equilibri vengono percepiti come in pericolo.

La Costituzione non è un monumento immobile, ma nemmeno un testo da modificare senza cautela. È questo il filo emerso dal confronto ospitato alla Biblioteca - Casa Museo Gullo di Casali del Manco, dove Antonella Grippo, con il suo approccio diretto e attento alle diverse posizioni in campo, ha messo a confronto sensibilità politiche e culturali differenti sul futuro della Carta costituzionale.

Un confronto che, nella casa museo, assume un significato più rilevante: quello di una Costituzione nata dall'incontro-scontro, tra culture politiche diverse. Infatti, la Carta stessa nacque dalla mediazione, in un'Italia uscita devastata dalla guerra e dal fascismo e chiamata a ricostruire non soltanto le proprie istituzioni, ma anche un sentimento condiviso di democrazia, libertà e rispetto.

Dal confronto sulla Costituzione a quello sull'intelligenza artificiale, il filo resta lo stesso: la necessità di affrontare il cambiamento attraverso una cultura consapevole e che pone l’essere umano al centro.

Perché, come ha ricordato Greco parlando dell'IA, gli strumenti possono aiutare a fare meglio le cose, ma soltanto se utilizzati con consapevolezza. Una riflessione che vale anche per la Costituzione: cambiarla è possibile, ma richiede la stessa attenzione con cui si maneggia uno strumento destinato a incidere e cambiare profondamente la società. Greco sottolinea come il lessico della costituzione sia inevitabilmente figlio del suo tempo, ma osserva che, se cambiano le parole e cambiano i tempi, non necessariamente cambiano i valori ai quali quelle parole rimandano.

Irto ha richiamato la capacità della Costituzione di sopravvivere ai grandi cambiamenti della storia italiana, ricordando però che la Carta non è un testo immutabile: è già stata modificata e può esserlo ancora. Il punto, ha sottolineato, è il modo in cui la si modifica, perché nasce dall'incontro tra culture politiche differenti e va dunque “maneggiata con cura”.

Orsomarso ha invece spostato il confronto sull'equilibrio tra i poteri dello Stato, sostenendo che difendere la Costituzione significhi anche rispettare il ruolo e i limiti di ciascun potere. Nel suo intervento ha puntato il dito contro quella magistratura che, a suo giudizio, avrebbe progressivamente sconfinato dal proprio esercizio. Sul terreno delle riforme, ha inoltre sottolineato la necessità di distinguere tra quei partiti politici con cui è possibile confrontarsi e quelli con cui, invece, il dialogo risulta più difficile.

La Costituzione non dovrebbe essere materia esclusiva delle istituzioni o degli addetti ai lavori, ma tornare a essere oggetto di partecipazione, confronto e consapevolezza collettiva. È anche attraverso occasioni di confronto come quella di ieri, moderata da Antonella Grippo con la consueta dedizione al mestiere e un approccio pungente, che temi come la modifica della Carta possono tornare al centro del dibattito pubblico. Anche così, forse, sarà possibile sfatare il tabù della sua modifica e riportare il dibattito costituzionale nel luogo a cui appartiene: la società.

Parlare di una possibile modifica della Costituzione dovrebbe partire innanzitutto dal basso, dalla società e dai luoghi in cui le persone possono incontrarsi, ascoltarsi e confrontarsi, come le università e gli spazi di discussione indipendenti dall’influenza politica. È nelle discussioni partecipate come quella di ieri che la Costituzione torna a essere qualcosa di concreto: la base dei diritti e dei doveri di ogni cittadino.