«La scelta è chiarissima. Da una parte c'è una continuità che l'amministrazione uscente cerca di assicurare attraverso il mio competitor diretto, Domenico "Mimmo" Battaglia. Dall'altra parte c'è il cambio di passo radicale che la città chiede a gran voce. Un cambio di passo che deve necessariamente guardare al futuro e a un orizzonte lontano, non a una sterile continuità. Perché Mimmo Battaglia rappresenta la continuità diretta di 12 anni di malgoverno targato Partito Democratico e centrosinistra. Battaglia è organico a tutti gli effetti alla struttura del centrosinistra: è uno dei loro massimi dirigenti, è stato il vicesindaco di Falcomatà e assessore insieme a lui. È totalmente e indistinguibilmente la continuità di un governo che ha di fatto degradato Reggio, mantenendola in tutti questi anni come fanalino di coda in tutti i dipartimenti e maglia nera in tutta l'Italia, non garantendo nemmeno i servizi essenziali. Per questo oggi la gente ci chiede di svoltare».

Non usa mezzi termini Francesco Cannizzaro, candidato sindaco per il centrodestra, alle ormai imminenti elezioni del 24 e 25 maggio, nell’identificare il suo principale competitors come un prolungamento dei dodici anni di giunte Falcomatà. 

Nelle scorse ore ha anche detto che in città si respira un certo entusiasmo...

«Questo entusiasmo, che riscontro quotidianamente tra i cittadini, è dettato dal fatto che noi abbiamo presentato alla città un programma innovativo, futuristico, dinamico e moderno. Ma, ci tengo a dirlo, è un programma anche estremamente concreto che punta prima di tutto a una parola chiave: la normalizzazione. Dobbiamo dirlo con forza e senza ipocrisie: Reggio Calabria oggi non è una città normale. È sporca, disordinata, priva di servizi, una città dove i diritti dei cittadini sono stati sistematicamente negati da chi aveva il dovere di erogarli. Noi ci impegniamo a normalizzarla e, al contempo, a proiettarla nel futuro che merita».

Parliamo del clima politico. Questa campagna elettorale è partita in sordina e con molto fair play, ma poi è passata a una fase di schermaglie, frecciate e video virali che hanno alzato i toni. Solo adesso si è tornati a parlare di temi, insomma è un clima questo che non fa certo bene alla città: è anche per questo che ha disertato alcuni confronti?

«No, assolutamente no, non ho paura di nulla. Chi mi conosce sa perfettamente che non ho alcun problema ad affrontare i confronti nelle piazze, tra le folle o nei talk ufficiali. Se non ci sono stato in alcune occasioni è stato semplicemente per impegni precedentemente assunti sui territori. Ho un'agenda fitta e organizzata da tempo: mentre c'erano i confronti, io mi trovavo nei quartieri periferici per incontrare aggregazioni sociali e associazioni territoriali. Il rischio reale di certi dibattiti, del resto, è che si ripetano sempre le stesse cose. Venerdì faremo il confronto finale e io ci sarò. Gli attacchi personali? Ci sono stati momenti di tensione, ma credo siano superati. Ho le spalle abbastanza larghe. Penso semplicemente che a sinistra si sentano mancare il terreno sotto i piedi: sono imbarazzati, nervosi e, non sapendo come difendere il proprio operato, preferiscono attaccare la persona piuttosto che parlare di contenuti. A me interessa poco; a me serve l'entusiasmo della gente per andare avanti».

Veniamo al fulcro della sua proposta, declinata nei 10 punti del programma di Forza Italia. Lei insiste molto sul concetto di "normalizzare". Cosa significa, concretamente, rendere Reggio Calabria una città "normale"?

«Normalizzare significa erogare i servizi primari. Non lo dico io, lo dice ogni singolo cittadino del centro urbano e delle periferie. Non è normale che Reggio sia una città sporca e che puzza. Dall'altra parte si sono molto arrabbiati quando ho usato questa espressione, ma è la verità. L'altro giorno ho ospitato i tecnici di Verona Fiere venuti qui per i sopralluoghi del Vinitaly: siamo passati in un'area della città dove c'era un cattivo odore nauseante. Mi sono vergognato io per loro, ero in profondo imbarazzo e ho cercato di farli spostare rapidamente. Questi sono fatti reali».

Oltre ai rifiuti, quali sono le altre emergenze della quotidianità su cui vorrà intervenire subito?

«L'acqua. Non è concepibile che non ci sia l'erogazione idrica H24. Girando per le periferie ho incontrato famiglie costrette a organizzare i turni interni per decidere chi deve fare la doccia per primo, perché sanno che a un certo punto della giornata l'acqua mancherà. Normalizzare significa questo. Significa anche rimettere ordine nelle piazze dei vari rioni, che sono le nostre agorà. Oggi i nostri bambini e ragazzi, dopo aver studiato, non hanno spazi dignitosi in cui aggregarsi e giocare; sono costretti a stare in condizioni pietose. Quando torno a casa la sera sono angosciato dallo stato in cui è ridotto il nostro territorio. Poi, le politiche sociali. A Reggio Calabria sono il fanalino di coda dell'intera nazione. Noi dobbiamo rimettere al centro i più deboli, i ragazzi e i meno giovani con disabilità. Sapete quante ore di assistenza garantisce oggi il Comune di Reggio a una persona disabile? Solo 4 ore a settimana. È inaccettabile. Il paradosso è che la Regione Calabria e la Comunità Europea mettono a disposizione tantissimi fondi per questi servizi, ma l'incapacità amministrativa di chi ha governato in questi anni ha fatto sì che il Comune non riuscisse nemmeno a metterli a terra e spenderli. Anche l'apparato amministrativo va normalizzato. Abbiamo bisogno di una burocrazia che funzioni, di dipendenti comunali che si sentano parte di una squadra insieme alla componente politica. Ma la politica, per fare questo, deve essere autorevole e capace di coinvolgere le migliori competenze. Quando ti affidi a una classe dirigente fatta di mediocri, i risultati fallimentari sono sotto gli occhi di tutti. Se in questi anni ci fosse stata una guida all'altezza del compito di governare una delle città più belle del mondo, Reggio oggi si troverebbe su livelli completamente diversi. Non è retorica da campagna elettorale: lo dicono i cittadini, lo dicono i dati e lo dimostra lo stato di abbandono in cui versa qualsiasi zona della città, centro urbano compreso. La nostra sfida inizia da qui».

Reggio Calabria sta vivendo una fase di forte attenzione turistica, favorita anche da snodi cruciali come il nuovo aeroporto e i futuri interventi sul porto. Qual è la sua strategia per collegare queste infrastrutture a una Reggio realmente turistica?

«In questa città dobbiamo fare due cose, la terza non esiste: normalizzazione e proiezione nel futuro. Normalizzare significa garantire i servizi primari, rendere la città più pulita, moderna, ordinata e dinamica. Significa far funzionare il sociale e i servizi al cittadino, puntando persino ad abbassare le tasse, ma solo dopo aver garantito una raccolta differenziata eccellente e un'erogazione idrica costante. Serve poi una struttura amministrativa che dialoghi con le persone: oggi un cittadino che ha bisogno di un'informazione non sa nemmeno a chi rivolgersi. Ma io lascio Roma e il Parlamento per venire ad amministrare Reggio non certo per tappare una buca. Tra l'altro, le buche non si tappano più, le strade si devono asfaltare da zero. In questi anni siamo stati abituati a pezze che erano peggio del buco stesso. Io voglio proiettare Reggio al futuro che merita: diventare una meta turistica nazionale e internazionale. L'inaugurazione dell'aeroporto di Reggio Calabria è l'emblema esatto della mia visione politica, istituzionale e amministrativa. Avere lo scalo più bello del Paese qui significa proiettare la città in Europa e nel mondo. E le assicuro che non è finita qui. Insieme al Presidente Roberto Occhiuto abbiamo messo in campo una strategia precisa per portare Ryanair e candidare Reggio nel cuore del Mediterraneo. Perché poi, qualcuno mi dovrà spiegare perché a Messina arrivano quattro navi da crociera a settimana e a Reggio zero. Se puntiamo sul turismo, non possiamo ignorare il settore crocieristico. Il porto di Reggio diventerà il più bello della costa calabrese. Portiamo in dote 15 milioni di euro ottenuti attraverso un mio emendamento; i primi lavori da 2 milioni partiranno a brevissimo per rendere lo scalo finalmente attrattivo per i diportisti e per le grandi navi. L'amministrazione uscente ha candidato un fazzoletto di terra nel cuore della città, a Pentimele, per realizzare dei campi da padel. Con tutto il rispetto per lo sport, è una scelta miope. Qualcuno ha persino proposto un nuovo palasport, ma noi un palasport bellissimo lo abbiamo già: va solo ammodernato, e lo faremo con un'idea straordinaria che non voglio ancora svelare. Se dovessi vincere io, bloccherò immediatamente il progetto dei campi da padel a Pentimele. Candiderò quel terreno per realizzare un polo fieristico e un polo congressuale, perché il turismo d'affari e congressuale passa da aree strategiche e attrattive come la nostra».

Oggi però, passeggiando sul Corso, i turisti si vedono già. Qual è il problema principale della gestione attuale del flusso turistico?

«Il problema è che dopo 48 ore i turisti si seccano perché esauriscono il circuito attuale: la passeggiata, il gelato, la buona cucina la sera. Poi decidono di andare via e staccano un secondo biglietto per la Puglia o per la Sicilia. Noi dobbiamo impedire questa fuga. Chi arriva a Reggio deve rimanere una settimana intera; questo produce lo shock economico immediato di cui il territorio ha bisogno. Il turista va coccolato e assistito. Invece ho letto di scene assurde, con guide e assistenti turistici multati da qualche controllore esagitato mentre cercavano di accompagnare i visitatori. È l'esatto contrario dell'accoglienza. Noi invece dobbiamo organizzare un pacchetto integrato che non si limiti alla sola area urbana. Reggio non ha industrie o petrolio, la nostra unica grande industria naturale è la vocazione turistica. Dobbiamo ragionare come Città Metropolitana: il turista deve poter godere del mare di Scilla e Bagnara, della montagna a Gambaria, dell'area grecanica con Pentedattilo, dei reperti archeologici della Locride e della Piana di Gioia Tauro. Solo offrendo un sistema territoriale completo Reggio Calabria si affermerà come meta turistica internazionale».

Lo sviluppo turistico apre inevitabilmente un altro grande tema: quello della mobilità. Senza collegamenti efficienti, l'intera strategia rischia di crollare. Qual è la sua visione su questo fronte?

«La mobilità è la prima cosa. Realizziamo l'aeroporto di Reggio Calabria, ma contestualmente dobbiamo garantire la possibilità a tutti di muoversi facilmente. Penso a una semplice navetta che dall'aeroporto possa coincidere con l'arrivo della nave veloce che porta a Messina. Dobbiamo ricordare che lo scalo reggino oggi non è più solo della città, ma è l'aeroporto dello Stretto: serve noi e la dirimpettaia Sicilia, e dobbiamo garantire questo tipo di trasporto integrato. Oggi a Reggio manca un sistema di trasporto locale che sia efficiente ed efficace come dovrebbe. Ci sono intere zone periferiche che sono completamente escluse e non servite. L'amministrazione uscente ha comprato dei nuovi bus, ma qual è il risultato? La cosa più semplice del mondo: quando ottieni un euro da un fondo europeo fai un bando, acquisti i pullman e poi li metti a marcire all'interno dei capannoni, perché non sei capace di organizzare un sistema di rete. Questa città ha perso occasioni clamorose. Parlo di numeri pesantissimi. L'amministrazione uscente ha perso ben 100 milioni di euro sulla mobilità sostenibile. Non lo dico io perché sono in campagna elettorale, lo dicono i dati: in tutti questi anni, per non aver presentato i progetti e le schede progettuali nei tempi previsti, hanno restituito puntualmente i fondi alla Regione e a Bruxelles. A questi si aggiungono altri 30 milioni di euro persi di Agenda Urbana, non messi a terra. Soldi sottratti ai nostri figli, ai miei nipoti e a tutti i cittadini di Reggio. È assurdo. Al giorno d'oggi, con un'amministrazione capace e un apparato burocratico autorevole, la cosa più semplice da fare è recepire i fondi e saperli spendere. Noi lo faremo perché sappiamo esattamente dove mettere le mani».

Reggio si definisce città di mare, ma per esserlo davvero serve un mare pulito. Di recente ha incontrato il Ministro dell'Ambiente, Gilberto Pichetto Fratin. Quali impegni sono stati presi per risolvere lo storico nodo della depurazione?

«Mi consenta di correggerla: ieri non si sono presi dei semplici impegni, abbiamo fatto degli annunci ufficiali e concreti. Il Ministro è venuto a certificare quello che io narro da settimane. Per la prima volta nella storia, il Governo nazionale – grazie all'ufficio del Commissario e alla Regione Calabria – ha già destinato a Reggio Calabria 150 milioni di euro per gli interventi sulla depurazione. Gli amministratori uscenti non lo sapevano nemmeno, l'ho dovuto rivelare io durante un confronto pubblico. Tra qualche settimana partiranno i lavori per ammodernare e rimettere finalmente in funzione il depuratore di Gallico. Altre importanti economie saranno destinate ad attivare e potenziare i depuratori di Ravagnese, Pellaro e Concessa. Questi interventi ci consentiranno di avere un mare pulito, più igiene e un servizio finalmente civile. Parte di questi fondi servirà a ripristinare una rete fognaria che oggi è fatiscente o inesistente in alcune zone. Dobbiamo puntare ad avere una città green e, mi passi il termine, una città che abbia un profumo. Non è possibile che oggi, quando si sbarca all'aeroporto a Ravagnese, la prima cosa che si avverte sia il cattivo odore del depuratore. Su Ravagnese abbiamo destinato ben 34 milioni di euro, annunciati proprio con il Ministro. Inoltre, guardiamo alla Blue Economy: sul fronte mare della Via Marina l'Università Mediterranea possiede un impianto di sperimentazione energetica pulita. Il mio obiettivo, con l'aiuto del Ministero e della Regione, è metterlo pienamente in funzione per produrre energia rinnovabile, far risparmiare il Comune e creare il primo chilometro d'Italia interamente illuminato dalle onde del mare».

Chi vincerà le elezioni siederà a Palazzo San Giorgio come Sindaco di Reggio, ma guiderà anche la Città Metropolitana. Quale sarà il suo approccio nei confronti degli altri 96 Comuni della provincia?

«In questi anni la sinistra ha commesso un errore madornale: quello di abbandonare completamente la provincia. La Città Metropolitana non può essere solo Reggio-centrica. Sotto la mia amministrazione, ogni singolo comune, dalla costa ionica a quella tirrenica, fino ai borghi dell'entroterra, tornerà a essere protagonista di un unico grande progetto di sviluppo e accoglienza. Loro che cosa hanno fatto politicamente? Hanno candidato i consiglieri comunali di Reggio Calabria anche alla città metropolitana. Lei sa che si vota col voto ponderato e quindi avendo un potere elettivo più forte si sono garantiti i loro consiglieri, con me alla guida di questa città e di questa provincia non sarà così, perché io pretenderò all'interno del mio partito e della mia coalizione di candidare evidentemente i massimi rappresentanti di tutte le aree della provincia, non ci può essere un istituto metropolitano Reggio-centrico, non c'entra nulla, questo palazzo dovrà garantire servizi anche alla città di Reggio, ma soprattutto alla zona della provincia».

Ovviamente quello della Città metropolitana è un processo ancora monco, lei si sente di assicurare che sarà completato il processo del conferimento delle deliche all'ente?

«Lei è l'unico giornalista che ha utilizzato questa terminologia, “completato”, perché vuol dire che lei ha conoscenza del fatto che l'iter è già avviato con Giusy Princi, che allora era Vicepresidente della Regione, affinché la città metropolitana possa accogliere le funzioni. La Regione lo deve per legge, lo vuole anche per volontà politica conferire queste funzioni. Falcomatà, il Pd, lo stesso Battaglia che oggi è il mio avversario diretto, non hanno mai partecipato a nessuna riunione organizzata alla Regione, hanno mandato sempre solo gli operatori amministrativi, qualche funzionario e forse una sola volta un dirigente. Non si fa così, le cose si fanno con strategia, con approccio istituzionale, con determinazione. Io mi sento di poter dire che tra le prime settimane, nel momento in cui io dovessi vincere, di sicuro mi farò promotore io stesso assieme alla Regione di tavoli che saranno evidentemente tavoli che andranno a determinare il passaggio ufficiale delle funzioni alla città metropolitana».

I suoi detrattori sostengono che il forte legame di amicizia che la unisce al Governatore della Calabria, Roberto Occhiuto, le impedirà in futuro di "battere i pugni" a Catanzaro per difendere gli interessi di Reggio...

«Mi pare che in questi anni abbiamo dimostrato esattamente il contrario. L’amicizia, il rapporto umano, la condivisione politica e personale con Roberto Occhiuto mi hanno permesso di ottenere risultati straordinari per la città. Se Reggio Calabria ha ospitato il Capodanno Rai, se oggi ha uno degli aeroporti più belli d’Italia e se è arrivata Ryanair, lo si deve proprio a questa sinergia. Posso già anticiparle che subito dopo le elezioni annunceremo una delle iniziative più belle che la città e l'intera Calabria abbiano mai visto. C’è una grandissima attenzione da parte della Regione. Grazie all'intelligenza politica del Presidente Occhiuto, si è finalmente capito che Reggio è la città più grande della Calabria, l’unica Città Metropolitana della regione, e per questo è stabilmente inserita nell’agenda politica del governo regionale e di quello nazionale. I fatti smentiscono questa critica prima ancora di poterla pensare».

A proposito di governo nazionale, in questa campagna elettorale abbiamo assistito a una vera e propria sfilata di big: ministri e viceministri sono venuti a Reggio fin dalle prime settimane, e non solo negli ultimi giorni come accadeva in passato. Sente un carico maggiore di responsabilità per tutti questi endorsement ufficiali?

«Reggio Calabria è una delle città più importanti del Paese e in questa tornata guadagna inevitabilmente i riflettori nazionali, configurandosi come un vero test politico per il governo della nazione. Il fatto che così tanti ministri siano venuti a manifestare il proprio supporto e a ribadire che Reggio è nell’agenda di governo è un dato estremamente positivo per la comunità. I ministri non vengono qui a fare passerella o a dire semplicemente che sono bravo e bello. Vengono a certificare fatti concreti. Ad esempio, con il Ministro Paolo Zangrillo abbiamo annunciato un protocollo strategico con la SNA, la Scuola Nazionale dell’Amministrazione, per formare i nostri operatori e funzionari, potenziando la macchina burocratica di Palazzo San Giorgio e della Città Metropolitana. Dal Ministro dell'Ambiente abbiamo appreso lo stanziamento storico di 150 milioni di euro per la depurazione. Il Viceministro alle Imprese e al Made in Italy, Valentino Valentini, è venuto qui per sancire la nascita del marchio "Mede in Reggio". Questa città ha un'infinità di contenuti e di identità che non sono mai stati sfruttati: lo farò io da Sindaco, forte di una filiera istituzionale solida».

Una domanda sulla sua squadra. Lei ha parlato spesso del coinvolgimento di nuove energie per la città. Che tipo di risposta sta ricevendo?

«Questa è la scommessa che considero già vinta, a prescindere dal risultato delle urne, anche se la gente mi sta facendo capire chiaramente che vinceremo. Abbiamo coinvolto tantissimi giovani di 25 e 26 anni, ragazzi laureati, con master e ampiamente formati, che sono pronti ad assumersi la responsabilità di guidare i processi amministrativi e politico-istituzionali. Io stesso non ci sto dietro: mi alzo la mattina e trovo i messaggi dei candidati delle nostre liste che elaborano continuamente idee e progetti creativi. Sapere che così tante intelligenze fresche hanno deciso di restare qui e di non andare via, e che ci sono ragazzi molto più bravi del sottoscritto pronti a scendere in campo, rappresenta per me la vittoria più bella».

Entriamo un pochettino nel personale. Fin dall'apertura di questa campagna elettorale lei ha messo sul palco la sua genuinità, la fede e soprattutto la famiglia. Lasciare il Parlamento significa abbandonare una comfort zone per venire a governare una città complessa. Come state vivendo in famiglia questa corsa, sapendo anche quanto lei sia legato ai suoi nipoti?

«La mia famiglia ha sempre rispettato le mie scelte. Quando ho comunicato la decisione ai miei genitori, un quarto d'ora prima di annunciarla ufficialmente e subito dopo aver registrato il video alla Camera dei Deputati, mia madre si è messa a piangere. Mi ha abbracciato e mi ha detto: "Io sono con te, come sempre. Pensavo dovessi rimanere a Roma perché stai facendo bene e meritavi una crescita personale per i tuoi sacrifici, ma se hai deciso così per amore della città, noi siamo con te". In questo momento mi stanno coccolando tutti. Litigo un po' con mia madre perché le avevo promesso che sarei andato a pranzo da lei ogni giorno, ma in campagna elettorale ogni singola ora è indispensabile per guadagnare il consenso. Gli avversari hanno persino strumentalizzato questa battuta, ma per me è bellissimo poter contare su di loro. Ho i miei genitori, i miei fratelli, i cognati e i nipoti che sono la mia vita, oltre a più di trenta cugini. Poi ho una seconda famiglia, che sono i miei collaboratori più stretti e tutti gli amici che in questi anni hanno creduto nel mio progetto politico. Sono pienamente consapevole che si tratta di una scelta di grandissima responsabilità. Per me la politica è questo: servire la città. Oggi avrei potuto starmene comodamente a Roma e delegare qualcun altro, ma non me la sono sentita. Sento addosso l'energia, le idee, la creatività e la responsabilità. Reggio chiamava e qualcuno doveva rispondere. Poiché all'interno della coalizione di centrodestra la scelta del candidato spettava a Forza Italia, ho deciso di scendere in campo in prima persona. Ho salutato Roma e ho scelto Reggio. Lo rifarei altre centomila volte perché questa è la città più bella del mondo, la città che amo e che voglio vivere ogni giorno risolvendone i problemi».

Il suo principale competitor sta impostando parte della campagna elettorale sul tema dell'identità, ricalcando un po' la strategia del 2020 con Nino Minicuci. Qualcuno tra gli avversari l'ha definita "uno straniero" rispetto alla città. Come risponde?

«Straniero? E per quale motivo dovrei essere uno straniero? Ho 43 anni e vivo in questa città da ben 36 anni. Ho trascorso i miei primissimi anni di vita nella mia straordinaria Mannoli, e non finirò mai di ringraziare quella terra per i valori che mi ha insegnato. Ma definire Cannizzaro uno "straniero" nel 2026, quando vivo Reggio in modo orgoglioso e sentimentale da quasi quarant'anni, è semplicemente ridicolo ed è un argomento da poveretti. Se pensano di rigiocare la partita del 2020 si sbagliano di grosso. Allora Falcomatà sarebbe stato battuto persino da mio nipote se si fosse candidato a sedici anni; purtroppo in quella circostanza furono fatte scelte sbagliate e la città rispose di conseguenza. Oggi siamo in una realtà totalmente diversa».

Dica ai reggini perché dovrebbero votare Francesco Cannizzaro...

«Votare Cannizzaro significa scegliere una persona che ha già dimostrato nei fatti il proprio amore per questa città. A 43 anni, nel pieno della mia seconda legislatura a Roma, avrei potuto tranquillamente ambire a un ruolo nel governo nazionale. Ho rinunciato a tutto questo per amore di Reggio, perché ritengo che in questi anni la città abbia toccato il fondo. Sento una forte responsabilità: questa comunità mi ha sempre dato tantissimo in termini di consenso, permettendoci di raggiungere primati importanti, e oggi sento il dovere di mettermi totalmente al suo servizio. Metto a disposizione la mia competenza, l’energia, la determinazione e i miei rapporti consolidati a Roma e a Bruxelles. Da solo non ce la potrò fare, ma sono certo di poter contare su una grandissima squadra di giovani e meno giovani. Oggi siamo davanti a un bivio netto: o la continuità di Falcomatà, di Battaglia e del Partito Democratico che in dodici anni hanno distrutto Reggio, o una nuova stagione. La stagione del centrodestra, che vuole restituire a questa città l'orgoglio e il livello che merita».