Dal palco dell'Odeon Benedetto parla di sanità, di giovani che partono e del suo impegno a seguire i problemi raccolti durante il tour: «Se vincerò le elezioni, il giorno successivo sarò da voi»
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Frank Benedetto parte da una promessa fatta ai cittadini incontrati durante il tour nel collegio. La ripete ai nostri microfoni prima di salire sul palco dell’Odeon per il comizio di chiusura della campagna elettorale. Vuole tornare nei paesi dopo il voto, dice, perché i problemi ascoltati in queste settimane non possono esaurirsi in un incontro elettorale.
Nel suo racconto ci sono le persone che gli hanno parlato della difficoltà di ricevere assistenza sanitaria, delle distanze da percorrere per una visita e dei servizi che nei centri più piccoli mancano o sono diventati difficili da raggiungere. Benedetto cita Bivongi, dove la richiesta di poter contare su un medico gli è arrivata come un «grido di dolore». È una delle esperienze che, spiega, danno un significato concreto alla parola rappresentanza: portare quelle richieste nelle sedi in cui si prendono le decisioni e continuare a seguirle.
Ai nostri microfoni affronta anche il progetto del nuovo ospedale e il ruolo dell’Inail. La realizzazione della struttura, sostiene, richiede attenzione e un lavoro costante, perché i cittadini hanno bisogno di risposte sui servizi sanitari. Il tema, per Benedetto, riguarda l’intero collegio: chi abita nei paesi deve poter accedere alle cure senza sentirsi più lontano dai propri diritti.
Inevitabile un passaggio sui comizi degli avversari di centrodestra e sugli attacchi che hanno segnato gli ultimi giorni di campagna elettorale. La risposta di Benedetto è sulla stessa linea di quella data dal senatore Nicola Irto: il confronto deve riguardare i fatti, i problemi delle persone e le proposte, senza insulti personali. Anche una campagna elettorale breve, sostiene, può servire a costruire un modo diverso di fare politica e a tenere unite le persone attorno alle necessità del territorio.
È il filo che Benedetto tiene dal palco dell’Odeon. Il candidato torna sugli incontri avuti durante il tour e sulle richieste ricevute, a partire dalla sanità. Parla di chi aspetta una prestazione, di chi deve spostarsi per ricevere assistenza e di chi, nei centri più piccoli, chiede prima di tutto la presenza di un medico.
Sono problemi diversi, osserva, che finiscono per porre la stessa domanda: quali servizi vengono garantiti alle persone, indipendentemente dal luogo in cui vivono?
Nel suo intervento richiama le case di comunità, il progetto del nuovo ospedale e la necessità di migliorare l’assistenza sul territorio. Benedetto insiste sul fatto che una nuova struttura da sola non basta a rispondere a tutte le esigenze: occorre occuparsi anche dell’accesso quotidiano alle cure, soprattutto per chi abita lontano dalla città. «La salute non è un privilegio» è il messaggio che affida al pubblico. Per questo, dice, le richieste ascoltate a Bivongi e negli altri paesi devono trovare spazio nell’agenda politica anche dopo la fine della campagna.
Dal palco torna anche sul modo in cui si è svolto il confronto elettorale. Rispondere agli avversari, nella sua impostazione, significa discutere di ciò che si intende fare e assumersi la responsabilità delle proprie proposte. Benedetto rivendica una campagna condotta tra le persone, ascoltandole direttamente. Anche pochi giorni, sostiene, possono essere utili se lasciano aperto un rapporto con le comunità e un impegno a lavorare insieme sui problemi emersi.
Un altro passaggio riguarda i giovani che lasciano la Calabria per studiare o trovare lavoro. Benedetto parla di un «ponte del ritorno»: creare condizioni che consentano a chi è partito di immaginare un futuro anche nella propria terra. Nel suo discorso il tema si lega a quello dei servizi e delle opportunità, perché la scelta di restare o rientrare dipende anche dalla qualità della vita che un territorio riesce a offrire.
In chiusura Benedetto torna alla promessa fatta durante il tour. Il giorno dopo il voto, ribadisce, vuole essere di nuovo nei luoghi in cui i cittadini gli hanno chiesto risposte. Chiede sostegno per rappresentare quelle istanze e continuare il lavoro iniziato con gli incontri di queste settimane. Il suo appello finale è rivolto all’intero collegio, con un messaggio che mette al centro Reggio e i suoi paesi: «Reggio non è la periferia di nessuno».

