C’è una sottile linea di demarcazione tra la legittima dialettica politica e il senso del ridicolo. Una linea che l’opposizione di centrodestra a Vibo Valentia sembra aver polverizzato nelle ultime note congiunte. Lo spettacolo offerto da Forza Italia, Fratelli d’Italia e liste collegate sulla sicurezza di Vibo Marina è un capolavoro di equilibrismo: salgono in cattedra per impartire lezioni di incolumità pubblica, ma scappano a gambe levate pur di non disturbare i propri "protettori" politici a Roma e Catanzaro.

Al centro della contesa c’è il presunto "naufragio" dell’ordine del giorno d’urgenza sui depositi petroliferi costieri, una bomba ecologica e sociale che attende risposte da decenni. La minoranza accusa la giunta del sindaco Enzo Romeo di aver affossato il documento. Il bue che dà del cornuto all'asino è un classico, ma qui siamo oltre: siamo al bue che si chiude la stalla da solo dall’interno per poi lamentarsi di essere rimasto fuori.

L'aula della subalternità

Ricostruiamo i fatti. Il gruppo dei "Democratici e Riformisti" presenta un ordine del giorno urgente sulla sicurezza del territorio. Per essere discusso, l'atto ha bisogno di firme. La maggioranza si impantana nelle proprie asfittiche geometrie interne e ne raccoglie solo quattro su ventuno? Verissimo. Ma la domanda che un cittadino attento dovrebbe porsi è un’altra: l’opposizione dov’era?

Se la sicurezza di Vibo Marina fosse davvero quell’emergenza vitale descritta nei comunicati della minoranza, i consiglieri di centrodestra avrebbero dovuto firmare in massa il documento per blindarlo e portarlo in discussione. Non lo hanno fatto. La delocalizzazione dei depositi, per loro, non è un obiettivo amministrativo da raggiungere, ma una clava da usare contro il sindaco. Salvo poi riporre la clava nel sacco non appena c'è da lavorare sul serio. È la strategia della finta opposizione: abbaiare in favore di telecamera, non mordere mai.

Il fattore "M&P": vietato disturbare i manovratori

Il vero motivo del panico che ha colto la minoranza si nasconde tra le righe dello stesso ordine del giorno. Nel testo si chiedeva esplicitamente «che alla seduta vengano invitati a partecipare la delegazione parlamentare del territorio, nonché i rappresentanti degli enti e delle istituzioni competenti...».

Tradotto: l'atto mirava a costringere i "big" della politica calabrese e nazionale a scrollarsi di dosso il torpore romano o catanzarese, presentarsi a Palazzo Luigi Razza e metterci la faccia.

Qui è scattato il cortocircuito psicologico dell'opposizione. Invitare i vertici significa evocare fantasmi scomodi. Significa dover chiedere conto a Giuseppe Mangialavori (parlamentare) o al consigliere regionale Vito Pitaro di cosa abbiano fatto concretamente nei palazzi del potere per sbloccare la pratica dei depositi. Il centrodestra vibonese ha preferito sabotare l’atto piuttosto che rischiare di svegliare i propri leader dal sonno istituzionale.

Mentre i consiglieri locali si sgozzano per chiedere la testa di Romeo, dai loro referenti romani giunge un silenzio tombale. Ad oggi, nessuno sa cosa pensino Mangialavori e Pitaro della riconversione del porto. Un paradosso politico insostenibile: com'è possibile che un parlamentare esprima, tramite i suoi terminali locali, indirizzi favorevoli alla rimozione dei depositi e poi non muova un dito a livello governativo? O i consiglieri comunali sfiduciano i propri leader per manifesta incapacità d'incidere, oppure quei leader devono dimostrare di esistere. La terza via scelta è la più comoda: fare finta di niente e incolpare il sindaco.

La foglia di fico dei fossi puliti

Mentre l'Autorità di Sistema Portuale mette nero su bianco che quegli impianti petroliferi sono incompatibili con lo sviluppo turistico, e mentre una complessa operazione di delocalizzazione richiederebbe coperture finanziarie e una sponda granitica tra Comune, Regione e Governo, la minoranza preferisce lanciare strali sui social contro la maggioranza che celebra la pulizia ordinaria dei fossi.

Che la propaganda della giunta Romeo sulla manutenzione ordinaria sia stucchevole è evidente. Ma che l'opposizione usi i fossi puliti come paravento per nascondere la totale assenza di una strategia sulla sicurezza industriale è grottesco.

I cittadini pagano i consiglieri per controllare la maggioranza, ma anche per fare gli interessi di Vibo. Se il centrodestra pensa che la delocalizzazione sia solo una grana del sindaco e non un dossier su cui costringere i propri ministri a Roma a sborsare i fondi, allora non siamo davanti a un'opposizione, ma a un comitato di distrazione di massa.

Un vecchio adagio della Prima Repubblica diceva che in politica il silenzio è d’oro. Nel caso del duo Mangialavori-Pitaro, comincia a somigliare pericolosamente al piombo. Dimostrino ai loro elettori di esistere anche nei giorni feriali, e non solo sui manifesti elettorali. Se ci sono, battano un colpo. Se invece preferiscono fare gli spettatori sulla pelle dei cittadini, abbiano almeno la decenza di spiegare quanto costa alla città questa imbarazzante latitanza.