Con la nuova legge elettorale non è tempo per sofismi. Basta uno zero virgola in più alle due coalizioni per raggiungere la fatidica quota 42, quella che fa scattare il premio di maggioranza. Si è aperta così, a destra e a manca, la caccia ai riformisti.

Giuseppe Aieta, sindaco di Cetraro, da sempre mena vanto di esserlo. Recentemente è intervenuto alla Leopolda di Matteo Renzi.

Aieta,è ritornato renziano? Che ci faceva alla Leopolda?

«No. Non sono ritornato renziano, ma riconosco in Renzi un fuoriclasse della politica, uno che con il 2% sembra avere ancora il 40%, che pone problemi seri e che organizza alla Leopolda uno spazio aperto che è unico, straordinariamente libero, in cui i giovani prendono appunti, dove le idee circolano, dove non ci sono recinti e dove non ci sono perimetri. E dove, diciamo, la cultura riformista è prevalente».

Ecco, partiamo da questa cultura riformista. I riformisti oggi sono tirati un po' dalla giacchetta, no? Renzi li vuole insieme a lui nel centrosinistra, Occhiuto li chiama a destra... Dove vanno i riformisti italiani? E chi sono i riformisti?

«Mah, guardi. Ai tempi del glorioso Partito Socialista… parliamo del primo Novecento… essere riformisti significava sostanzialmente lavorare giorno dopo giorno per l'emancipazione delle classi lavoratrici, delle classi più deboli con le leve delle istituzioni, i sindacati, le cooperative, Oggi questo termine ha avuto una diversa declinazione e considero anche, in questa mortagora della politica, che riformisti si può essere a tutte le latitudini. Non è un'ideologia il riformismo, ma è una pratica di governo, il riformismo va misurato con le azioni che si compiono nei governi delle città, delle regioni, degli enti locali in generale».

Quindi non l’ha stupita vedere Sandro Principe da Roberto Occhiuto?

«No, affatto, perché Principe è un riformista a 24 carati e tra l'altro Roberto Occhiuto ha avuto l'umiltà di riconoscergli questo ruolo. Sandro Principe da quel teatro è uscito per quello che è, cioè per quello che forse a sinistra non gli riconoscono. La grande contraddizione di questi tempi è che nel proprio campo, quello naturale, non ti riconoscono i meriti, e te li riconoscono nel campo avversario. Se Occhiuto avesse invitato anche me, sarei stato anch'io alla presentazione del libro, che tra l'altro ho acquistato e sto leggendo. Vedo in Occhiuto provvedimenti ascrivibili nell'alveo del riformismo calabrese».

Sì, ma lei dove si sente più attratto? Dal lato, diciamo, di Renzi e del centrosinistra o dal lato di Occhiuto e del centrodestra?

«Ma il problema di quelli come me è uno: sostanzialmente, non poter assolutamente fare accordi con partiti come la Lega, come Futuro Nazionale, con una parte di Fratelli d'Italia, quella che è rimasta ancora, diciamo, al Ventennio, mettiamola così. Quindi questo incontro non avverrà mai, soprattutto alla luce della nuova legge elettorale. Se fosse implosa questa legge elettorale, se si fosse andati ad un proporzionale alla tedesca, probabilmente i riformisti avrebbero trovato maggiori ragioni per stare insieme».

Qualcuno dice che è tutto un trucco, perché proprio per questa legge elettorale basta lo zero virgola per arrivare al fatidico 42% e quindi avere una vittoria piena. Pensa sia così?

«Ma certo che è così! Insomma, questa legge elettorale, per quanto, faccia un passo in avanti rispetto le preferenze, di fatto è una legge che è stata impacchettata per una campagna elettorale che, via via che ci avvicineremo alle elezioni, vedrà ovviamente la Meloni staccare di molti punti l’avversario. Ma questo non per merito della Meloni, ma per demerito di un campo largo che è diventato un non so come definirlo... una zavorra, ecco. Una zavorra... sì, una zavorra per tutti quelli che non sono nel centrodestra, ecco».

In effetti anche Renzi ha problemi, viene guardato con diffidenza... E ci sono queste primarie che da strumento democratico non ho capito cosa sono diventate...

«No, ma le primarie sono un gioco... Io credo che alla fine, questo campo, se si continua così, imploderà... Mentre gli altri corrono, il centrosinistra è col freno a mano e passa il suo tempo a mettere pregiudiziali su Renzi... cioè... Io sono contro quelli che sono ossessionati dagli altri. Mi pare che nel campo dei 5 Stelle ci sia un'ossessione verso Renzi che, devo dire la verità, non so dove prenda la pazienza a sopportare le provocazioni di tal Appendino o di qualunque altro soggetto. Ma stiamo scherzando? Ma esploderà anche Renzi, eh! I segnali sono visibili».

Ma cosa è andato a dire alla Leopolda in sintesi? Ha voluto portare l’esperienza di un amministratore meridionale, di un riformista deluso dal centrosinistra... o cosa?

«No, non dovevo neanche parlare. Ero lì a godermi Firenze e tre giorni di dibattito ad alto livello. Poi lui, l'ultimo giorno, insomma, mi ha fatto chiamare dalla segretaria, ma un minuto prima di salire sul palco, per farmi fare un saluto ai ragazzi. È stato solo un saluto. Ma è stato bellissimo. Lo spazio della Leopolda è unico. Non c'è un partito che chiama a raccolta amministratori, scienziati, architetti...».

Ma perché non si iscrive a Italia Viva allora? E mi spiega che fine ha fatto Casa Riformista in Calabria?

«Ecco, in Calabria, a mio parere, bisogna riprendere Casa Riformista. Sarebbe riduttivo aderire ad Italia Viva, ma noi siamo, come dire, attenti a un progetto più ampio. In Calabria ci sono “I Riformisti”, di cui faccio parte, per esempio, con Principe, Magarò e tutti gli altri. E noi dobbiamo trovare le ragioni per stare insieme, perché quando i riformisti si dividono è chiaro che si aprono le porte al qualunquismo»

C'è stato un passaggio nel discorso di Occhiuto a Rende che ha fatto molto discutere, no?, quando ha detto che il dibattito pubblico calabrese lo annoia…

«Ha ragione! Ha ragione! Occhiuto è assente dal dibattito pubblico calabrese perché non c'è il dibattito pubblico calabrese! Il suo è un monologo. Cioè, Roberto Occhiuto ha una comunicazione fortissima, penetrante, chiara. Dall'altra parte non c'è la comunicazione. Ma d'altra parte, il dibattito dovrebbero condurlo le forze maggioritarie del centrosinistra, che non si sa dove sono! Non lo so dove sono, questo è il punto».

E’ sempre molto critico col PD.

«Il PD era una grande speranza per tutti noi, per tutti quelli che venivano dal glorioso Psi. Ci hanno fatti scappare tutti! Ma lei guardi un poco cosa è successo a Rende il PD contro Principe, a Paola il PD contro Perrotta, a Cetraro il PD contro Aieta.. Posso capire che nelle dinamiche locali prevalgano le divisioni, i rancori, i risentimenti. Ma possibile che non ci sia a livello provinciale e regionale nel PD qualcuno che dica "Fermatevi, perché abbiamo bisogno di stare uniti, di stare insieme"? Non c'è stato! Anzi, abbiamo registrato silenzi, colpevoli silenzi».

È un problema di assenza di leadership, secondo lei...

«Ma non c'è la leadership, diciamoci la verità. Il PD in Calabria ha divisioni che sono storiche. Però le divisioni comportano fatica da parte dei dirigenti nazionali, nessuno si dedica a ripianarle. Per cui si pensa di più a come affermare il proprio potere all'interno di un partito e meno a come contrastare una leadership come quella di Occhiuto che ovviamente ha seppellito tutti in Calabria. Cioè, in Calabria non parla più nessuno. E questo è un problema che Occhiuto denuncia».

Prima parlava del riformismo di Occhiuto, in cosa lo vede?

«Per esempio lo vedo sulla scelta dell'ospedale all'Unical. Quella è una scelta coraggiosa, riformista! Come è una scelta riformista il reddito di merito per i giovani studenti. E come è una scelta riformista aver garantito la tenuta degli ospedali assumendo medici cubani. Cioè, quelle sono scelte coraggiose, quasi rivoluzionarie, che portano beneficio. Il riformismo si misura col beneficio che si dà alle popolazioni, alle fasce deboli, ai giovani. Questo è il riformismo».

Mi dica un difetto allora, sennò dicono che si iscriverà a Forza Italia…

«Un limite è quello di non aver stabilito un rapporto con i sindaci per trovare soluzioni adeguate all'inverno demografico e allo spopolamento dei borghi. Le faccio un esempio: Cetraro. Cetraro negli ultimi 10 anni ha perso 1.000 abitanti. E non stiamo parlando di un paese delle aree interne. Allora cosa facciamo su questo? Insomma, si poteva creare un luogo di discussione, anche perché lui ha l'esperienza necessaria per condurre una discussione, e ci sono sindaci che potevano dare una mano e che possono darla ancora se solo il governatore li mette insieme. Perché noi di questo dobbiamo parlare, delle idee che abbiamo, che possono essere compatibili. Poi, al di là di destra e sinistra, quando io governo indosso la fascia tricolore e non esistono colori, esistono solo il verde, il bianco e il rosso».

Allora, per chiudere, un'ultima domanda su quello che ha detto: dove andranno i riformisti?

«Ma i riformisti sono… come dire, a disagio, ecco. Sia a destra che a sinistra, parliamoci chiaro. I riformisti vivono un disagio nel centrosinistra perché il PD non è riuscito a condurre una battaglia sui temi del riformismo nuova, moderna, con ovviamente il freno anche del Movimento 5 Stelle, che tutto è tranne che riformista. A destra abbiamo sacche di conservatorismo che bloccano nella palude quelli come Occhiuto, per esempio, ma come altri anche, eh. E quindi c'è un disagio trasversale. La legge elettorale non consente di unire questi due disagi e di metterli insieme perché, appunto, lo nega con i numeri. Poi la schermaglia Occhiuto che dice a Renzi "ti aspetto nel centrodestra" e di Renzi che risponde "vieni nella casa riformista" è una cosa che tutti e due, essendo due intelligenti politici, sanno che non potrà mai avvenire, punto».

Magari qualcuno sperano di convincerlo.

«Questo riguarda le formule elettorali... Poi c'è il governo delle città, delle regioni. Principe, per intenderci, ha trovato un'intesa con il governatore della Calabria sul policlinico lì all'Unical. Allora anche altri potrebbero trovare intesa sugli strumenti che possono in qualche modo frenare lo spopolamento, rendere le città, i borghi più appetibili. Perché, insomma, i nostri borghi sono percepiti solo come luoghi fantasma, scrigni sicuramente d'arte, di bellezza... Ma fantasma. Allora, siccome io riconosco ad Occhiuto l'intelligenza di individuare strumenti che possano dare una mano in questo, serve solo che ci si confronti. Ecco, questo non è avvenuto. E spero che avvenga».