L'ex presidente della Regione denuncia il divario tra narrazione e realtà, critica quindici anni di commissariamento della sanità e annuncia un'iniziativa pubblica basata sui dati elaborati da Domenico Cersosimo
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A pochi mesi da un nuovo passaggio politico, e forse anche nuove elezioni regionali in Calabria, Agazio Loiero, già presidente della Regione Calabria, ex ministro, giornalista e intellettuale stimatissimo, torna a intervenire sullo stato della regione con un’analisi severa, incentrata soprattutto sulla sanità, sul commissariamento e sul divario tra la narrazione diffusa sui social e le reali condizioni economiche e sociali dei calabresi.
Lo fa annunciando un’iniziativa pubblica per il prossimo 9 settembre, che attraverso i dati elaborati dal professor Domenico Cersosimo, punta a riportare il confronto sul terreno dei fatti. Lo abbiamo intervistato.
Presidente Loiero, nel suo intervento lei parla di una distanza “abissale” tra la Calabria reale e quella raccontata sui social. Qual è, secondo lei, il rischio più grande di questa narrazione ottimistica?
«Il commissariamento non doveva mai avvenire. Quando il governo lo propose non c’erano ancora le condizioni. Non voglio ripetere per vanità fatti già noti, ma nel 2009, quando fui convocato da presidente della Regione in Consiglio dei ministri dal presidente Berlusconi, tutto il governo, a partire dai leghisti, voleva nominarmi commissario a tutti i costi. Rifiutai in maniera perentoria e minacciai di dimettermi seduta stante se avessero proceduto in quella direzione. Non me la sentivo di caricare i calabresi di una tassa aggiuntiva che il commissariamento comporta e che, invece, pagano da quindici anni. Dopo la mia sconfitta del 2010 il commissariamento fu imposto e i calabresi lo accettarono senza reagire. È un elemento che, anche sul piano simbolico, ci caratterizza: sulla pelle della Calabria si può fare tutto. Il rischio più grande della narrazione sui social è l’illusione. Si racconta una regione che non corrisponde alla realtà, ingannando due volte una società che continua a soffrire».
Lei definisce la sanità il tema più dolente. Dopo quindici anni di commissariamento, quali sono gli errori strutturali che hanno impedito un vero miglioramento del sistema sanitario calabrese?
«Anzitutto è mancata la figura di un grande organizzatore sanitario. L’esperienza insegna che la sanità non è un settore che si possa improvvisare. Concentrare tutte le deleghe nelle mani di un politico è un errore gravissimo. È sbagliato ricavare consenso e potere da un settore tanto delicato. E poi mi domando: in quale altra parte d’Italia un commissariamento sarebbe potuto durare così a lungo? La forza di un politico calabrese dovrebbe misurarsi anche dalla capacità di ribellarsi culturalmente agli stereotipi che da secoli pesano sulla nostra terra».
Ha colpito molto il riferimento ai cittadini che, non potendo permettersi cure fuori regione, finiscono per rinunciare a curarsi. Ritiene che la politica calabrese abbia sottovalutato questa emergenza sociale e umana?
«La vicenda dei calabresi che non riescono a curarsi nella propria regione e che, in alcuni casi, arrivano perfino a rinunciare alle cure è l’aspetto più disperato di tutti. È una realtà che stride con l’ottimismo che vediamo raccontato sui social, dove sembra esistere una Calabria felice e piena di successi. È un argomento che fa orrore».
Il 9 settembre avete scelto di affidarvi a un’analisi del professor Domenico Cersosimo basata soprattutto sui numeri. Perché oggi sente il bisogno di riportare il confronto pubblico su dati e statistiche piuttosto che su slogan e percezioni?
«Esattamente per questo motivo. Vogliamo affidarci ai numeri che, per quanto possano essere drammatici, sono sempre preferibili agli slogan ottimistici e menzogneri, spesso costruiti da professionisti della comunicazione che scrivono per conto terzi e che nulla hanno a che vedere con la politica e con la realtà della Calabria».
Lei parla di un dibattito che potrà essere anche “aspro ma costruttivo”. Quale messaggio vuole lanciare ai giovani calabresi e a quella parte della società civile che rischia di rassegnarsi al declino della regione?
«Noi, il gruppo che ha promosso questa iniziativa, vogliamo offrire una testimonianza fondata sulla verità della situazione calabrese. Lo faremo attraverso dati che non mentono e grazie al contributo di una personalità autorevole come il professor Domenico Cersosimo, capace di restituire un quadro fedele della realtà. Non vorremmo che, magari ancora prima della scadenza naturale della legislatura, si tornasse al voto e che alcuni dei responsabili dello sfascio della Calabria si candidassero al Parlamento lasciando la regione in condizioni ancora peggiori di quelle che hanno trovato.»
Nelle parole di Agazio Loiero emerge un richiamo netto alla responsabilità della politica e alla necessità di abbandonare ogni narrazione autocelebrativa. Per l’ex presidente della Regione, il punto di partenza deve essere la verità dei dati: solo riconoscendo le criticità della Calabria, a cominciare dalla sanità, sarà possibile costruire una prospettiva di cambiamento credibile e restituire fiducia ai cittadini.


