Il rendiconto 2025 della Regione Calabria, pur presentando un avanzo formale, nasconde fragilità strutturali e criticità gestionali che mettono a rischio la tenuta dei servizi per i cittadini.

La Corte dei Conti e la Procura Regionale hanno acceso i riflettori su una serie di "nodi" irrisolti che vanno dalla gestione fallimentare della riscossione degli affitti popolari fino all'incapacità di spendere in modo organico le risorse europee e del Pnrr.

Il "buco" degli affitti Aterp: 104 milioni di euro nel limbo

Una delle ferite più profonde nel patrimonio regionale riguarda l'Aterp (Azienda Territoriale per l’Edilizia Residenziale Pubblica). Esiste infatti una "grave criticità nella riscossione dei canoni di locazione". I numeri parlano chiaro: su una massa di residui attivi (crediti che la Regione deve ancora incassare) di circa 104 milioni di euro, nel 2025 sono stati riscossi appena 3,9 milioni.

La Procura ha sottolineato come questa situazione richieda un monitoraggio serrato, specialmente ora che l'attività di recupero è stata affidata a un soggetto esterno, per verificare se questo porterà a una "concreta riduzione della morosità".

Pnrr Salute: ritardi preoccupanti per Case e Ospedali di Comunità

Nonostante le ingenti risorse della Missione 6, l'attuazione del Pnrr in ambito sanitario procede a rilento, ostacolata da "criticità nelle fasi di affidamento e sviluppo della progettazione".

Il quadro tracciato dai magistrati è severo. Per le Case di Comunità su 61 programmate, ne risulterebbero operative con almeno un servizio attivo soltanto due. Non va meglio per gli Ospedali di Comunità: dei 20 previsti, solo uno risulta attivo.

Sussistono forti ritardi anche per l'entrata in funzione dei macchinari; 64 apparecchiature che dovevano essere operative entro il 2024 sono state slittate al 2025, ma il termine non appare osservato a causa della "mancata produzione documentale da parte delle aziende".

Questi ritardi non sono solo burocratici, ma influenzano direttamente la "capacità del sistema sanitario regionale di dare risposta alla domanda di salute dei cittadini".

Fondi Ue: spesa garantita dalla "flessibilità", non dalla programmazione

Se i dati finanziari sulla programmazione 2014-2020 appaiono positivi, la Corte avverte che questo risultato è stato ottenuto in modo "reattivo più che preventivo". Si è fatto un ricorso massiccio a strumenti come l'overbooking e la "fasizzazione" (spostamento di progetti non finiti sul nuovo ciclo di fondi) per evitare di perdere i soldi.

I magistrati hanno evidenziato come “la selezione delle operazioni appare orientata più alla saturazione della capacità di spesa che al rigoroso rispetto delle previsioni originarie".

Questa gestione caratterizzata da continui interventi correttivi ha penalizzato la "qualità della spesa", segnata da forti asimmetrie e da una programmazione iniziale "non sempre adeguatamente calibrata".

Sanità: lo sforamento della spesa farmaceutica e il nodo Lea

La sanità continua a essere il principale fattore di squilibrio del bilancio calabrese. Un dato allarmante riguarda la spesa farmaceutica, che ha registrato uno scostamento di ben 186 milioni di euro rispetto ai tetti programmati. La Calabria si colloca così al quarto posto tra le regioni meno virtuose in Italia per questo indicatore.

Sul fronte dei Livelli Essenziali di Assistenza (LEA), permangono forti criticità. Area Distrettuale: con un punteggio di 52 (sotto la soglia di adempienza di 60), la regione non garantisce servizi di prossimità adeguati.

Area Prevenzione: il dato è addirittura peggiorato rispetto all'anno precedente, scendendo da 68 a 66. In particolare, gli indicatori sugli screening oncologici mostrano valori "costantemente inferiori alle soglie minime richieste".

L'esplosione dei debiti fuori bilancio: +4.175% in un anno

Infine, la Corte ha definito "anomalo" e "allarmante" l'incremento dei debiti fuori bilancio riconosciuti nel 2025. La cifra è balzata dai 418.000 euro del 2024 a oltre 17,8 milioni di euro.

Oltre all'entità della somma, preoccupano le procedure seguite: molti debiti sono stati riconosciuti "in assenza del preventivo parere del Collegio dei Revisori". La Sezione di controllo ha sottolineato che il parere preventivo sarebbe stato utile per segnalare criticità in una procedura definita "irrituale" e volta a sanare impegni di spesa assunti prima ancora delle delibere di riconoscimento.