Il talk di Perfidia ospita un parterre di interlocutori di indiscutibile rilievo: Nino Spirlì (Lega), Maria Limardo (Lega), Giancarlo Affatato (Democrazia è libertà). Un titolo scientificamente selezionato – “Lo sballo del qua qua” (RIVEDI QUI LA PUNTATA) – introduce il paradosso che attraversa l’intera puntata: nella politica italiana la sinistra fa la destra e la destra mima la sinistra.

È proprio Spirlì a provare a decodificare il senso del titolo, facendo emergere come destra e sinistra abbiano ormai smarrito identità precise e riconoscibili. Tra le ipocrisie che egli imputa alla sinistra vi è la difesa degli omosessuali: una tutela che, osserva, appare oggi rivendicata con forza, nonostante in passato gli omosessuali siano stati bistrattati dagli uomini della sinistra storica. La sua lettura è chiara: vi sarebbe un ribaltamento narrativo che assegna alla sinistra una primogenitura morale non sempre coerente con la propria storia.

Giancarlo Affatato lancia fin dall’inizio una perfidia destinata a far discutere: negli ultimi anni l’Italia avrebbe avuto due grandi problemi, il primo rappresentato da Antonio Di Pietro, il secondo da Beppe Grillo. Due figure che avrebbero dovuto incarnare il rinnovamento e il rinascimento della politica italiana, ma che – a suo dire – hanno prodotto soltanto un grande caos.

Maria Limardo rivendica con nettezza la coerenza della Lega: il partito si è sempre posto come forza di destra e ha sempre mantenuto ferma quella posizione, senza ambiguità identitarie.

Entra quindi nel dibattito Enzo Maraio, segretario nazionale del Partito Socialista Italiano. Antonella lo punzecchia con una domanda destinata a restare: se la destra fa la sinistra e la sinistra fa la destra, i socialisti dove si collocano? Maraio risponde che la sinistra non ha posto il garantismo al centro quando è stata al governo del Paese; una mancanza che fa sentire i socialisti soli, pur nella convinzione che occorra restituire autorevolezza alla magistratura.

A difendere le ragioni del “no” interviene Peter Gomez, direttore de Il Fatto Quotidiano online. Egli sostiene che, dinanzi alle parole di Nicola Gratteri, si sia levata soltanto l’ipocrisia, come dimostrerebbe la composizione di alcuni circoli del “sì”: tra gli altri Cesare Previti e Roberto Formigoni si sono schierati per il “sì”, e l’elenco – sottolinea – sarebbe lunghissimo. Al di là delle ragioni tecniche del sì e del no, molti malfattori voteranno sì.

A propugnare le ragioni del “sì” vi è Davide Varì, direttore de Il Dubbio. Riguardo a Gratteri, Varì afferma che il procuratore sarebbe caduto nella trappola della propaganda politica. Vi sarà un 24 marzo, il giorno successivo al referendum, e allora – sostiene – ci si dovrà interrogare su ciò che resterà della magistratura.

Spirlì, con la sua consueta satira e ironia, punge ancora gli esponenti della sinistra, accusandoli di essere talmente fuori dal mondo da non accettare neppure una sconfitta. Passa poi a parlare di Gratteri, premettendo di stimarlo e ricordando come, nell’anno della sua gestione della Calabria, il procuratore gli sia stato particolarmente vicino. Tuttavia, ammonisce, occorre grande cautela quando il microfono è acceso.

Maraio torna sulla questione della collocazione dei socialisti. Alla richiesta di Antonella di esprimere qualche perfidia nei confronti del Pd, risponde che egli sta a sinistra perché non si rassegna all’idea che i partiti di sinistra proseguano lungo la linea del giustizialismo anziché del garantismo.

Spirlì offre quindi un’altra stoccata, che testimonia la sua capacità di satira puntuta: «Lunga vita alla Schlein. Tenetela lì dov’è, così ci garantirete altri trent’anni di governo di centrodestra in Italia», riferendosi a Elly Schlein.

È poi il momento dell’editoriale del generale Giuseppe Graziano, di cui viene elogiato l’acume analitico, capace di leggere le dinamiche politiche con lucidità e profondità.

Antonella Grippo esprime quindi solidarietà al procuratore Nicola Gratteri, solidarietà pubblicata anche dalla testata LaC News24, a seguito di un’intercettazione inquietante tra due mafiosi che si domandavano se il procuratore fosse ancora vivo. La conduttrice rende onore a Gratteri per la sua lotta virilistica contro la mafia e la ’ndrangheta. Allo stesso tempo, esprime onore a LaC News24 per aver fatto emergere la notizia, insieme a Il Fatto Quotidiano, a differenza di molte altre testate nazionali che non ne hanno fatto cenno.

Spirlì pronuncia quindi un’affermazione che merita di essere evidenziata: «Alla gente nel 2026 non gliene può fottere niente di un partito di estrema destra. La gente della violenza non sa che farsene». Una dichiarazione che si segnala per la sua nettezza e per il rifiuto di ogni estremismo violento.

Maria Limardo aggiunge: «La gente desidera i contenuti, non gli estremi», riaffermando una centralità programmatica contro le derive identitarie esasperate.

Vi è poi l’“inginocchiatoio” per Giancarlo Affatato. Alla domanda di sua santità El Diablo – a chi vuole rompere le scatole questo nuovo partito? – Affatato risponde che non intende rompere le scatole a nessuno, ma soltanto intercettare i voti di quei cittadini cattolici lontani dalle urne.

In chiusura, sua santità El Diablo chiede al suo socio se Affatato abbia detto la verità; la risposta giunge sulle note di “Bugiardo” di Fabri Fibra, suggellando con ironia musicale una puntata densa di contrasti, paradossi e schermaglie, nella quale ogni affermazione – seria o satirica – ha contribuito a comporre il mosaico complesso della politica italiana contemporanea.

Ancora una volta Antonella Grippo dimostra di possedere quella rara capacità di coniugare profondità analitica, rigore giornalistico e brillantezza retorica, rendendo il confronto politico non soltanto accessibile, ma intellettualmente stimolante e culturalmente alto.