L’ex candidato alla Regione e l’assessore all’Agricoltura litigano sui numeri ma la verità è che senza una struttura pubblica capace di generare valore, anche i miliardi diventano irrilevanti
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Il botta e risposta tra Pasquale Tridico e Gianluca Gallo fotografa bene un vizio antico della Calabria: ci si divide sui fondi, ma non sul modello di sviluppo.
Tridico sostiene che centinaia di milioni destinati all’agricoltura non abbiano prodotto crescita reale, né in termini di PIL né di occupazione. Gallo replica che i fondi sono stati spesi tutti, che l’export cresce e che i dati ufficiali certificano un andamento positivo.
Entrambi, probabilmente, dicono una parte di verità. Ed è proprio questo il problema. Perché spendere bene non equivale a trasformare. E crescere in alcuni indicatori non significa cambiare la struttura economica di una regione.
Il nodo vero: soldi senza regia producono rendite, non sviluppo
Il punto non è stabilire chi abbia ragione nel duello politico. Il punto è un altro, molto più scomodo: la Calabria continua a distribuire risorse senza dotarsi di un soggetto pubblico capace di governarle nel tempo.
I fondi arrivano, vengono assegnati, certificati, rendicontati. Ma poi: le aziende restano piccole e frammentate; l’occupazione non si consolida; il valore aggiunto finisce altrove; l’energia continua a costare troppo; l’agricoltura produce materia prima, non ricchezza industriale.
Con molto meno, se guidato da una strategia, si sarebbero potuti generare miliardi di fatturato annuo. Con molto di più, ma senza progetto, si ottiene solo sopravvivenza assistita.
La soluzione possibile: una Multiservizi pubblica per agricoltura ed energia
Se la Calabria vuole uscire dalla polemica sterile, deve fare una cosa semplice e radicale: creare una Multiservizi regionale che unisca agricoltura ed energia. Non un altro ente. Non un carrozzone. Ma una struttura operativa, industriale, con missione economica chiara.
Cosa dovrebbe fare:
1. Agricoltura
Aggregare i produttori; gestire trasformazione, logistica e commercializzazione; creare marchi
regionali forti; accompagnare l’export;
fornire assistenza tecnica continua, non a progetto.
2. Energia
Produrre energia rinnovabile pubblica (fotovoltaico, eolico, biomasse agricole);
abbattere i costi energetici per imprese e famiglie; usare l’energia come leva competitiva per l’agroindustria; reinvestire gli utili sul territorio.
3. Lavoro e ritorno economico
Occupazione stabile e qualificata; utili pubblici reinvestiti; meno sussidi, più fatturato; meno dipendenza, più autonomia.
Dal contributo alla produzione di valore
Questa è la vera alternativa che oggi manca nel dibattito. Tridico ha ragione quando denuncia l’inefficacia di una spesa senza risultati strutturali, ma non offre un'alternativa.
Gallo ha ragione quando rivendica l’uso pieno delle risorse disponibili ma, senza una strategia di lungo periodo, i finanziamenti rischiano persino danni erariali per la Corte dei Conti.
Senza una multiservizi pubblica che trasformi fondi in impresa, entrambi restano prigionieri dello stesso schema: finanziamenti oggi, polemiche domani, stessi problemi dopodomani.
La Calabria non ha bisogno di più fondi. Ha bisogno di un soggetto pubblico che produca ricchezza, non consenso. E finché questo non accadrà, ogni scontro politico sarà solo rumore sopra un’economia ferma.
L’anomalia Calabria: ultima in Europa, senza strumenti industriali
C’è un dato che nel confronto tra Tridico e Gallo resta colpevolmente fuori campo, ed è forse il più imbarazzante di tutti: la Calabria è oggi l’ultima regione d’Europa per indicatori economici complessivi, spesso paragonata – nei report internazionali – a territori extra-europei come la Guinea francese, pur facendo parte a pieno titolo dell’Unione Europea.
Ma c’è di più, ed è un’anomalia tutta italiana: la Calabria è l’unica regione d’Italia a non avere una vera multiutility pubblica.
Tutte le altre – dal Nord al Sud – si sono dotate negli anni di soggetti industriali regionali o sovra-regionali capaci di gestire energia, acqua, rifiuti, servizi ambientali, infrastrutture, generando fatturato, occupazione e autonomia finanziaria.
La Calabria no. Qui si continua a distribuire fondi senza creare strumenti. Si finanziano imprese senza costruire filiere. Si erogano contributi senza generare potere pubblico.
E poi ci si stupisce se, nonostante centinaia di milioni spesi, il sistema resta fragile, dipendente, marginale.



