A ben pensarci Roberto Occhiuto può benissimo concentrarsi su una ipotetica scalata nazionale al suo partito, perché, parafrasando Nanni Moretti, il centrosinistra con questi dirigenti non vincerà mai.

Il M5s vive soprattutto di riflesso nazionale e sui territori ha scarso ancoraggio. Il Psi è partito piccolo, così come ItaliaViva o Azione. Casa riformista ha ancora un futuro tutto da scrivere. Ma il problema più grande sembra essere il partito di maggioranza relativa della coalizione ovvero il Pd che non riesce ad uscire dalla situazione di caos perenne.

L'ultimo esempio viene da Cosenza. Nella Federazione più grande della Calabria i segretari hanno una durata simile a quella di un gatto in tangenziale. L'ultimo segretario, Matteo Lettieri, sindaco di Celico, era stato eletto poco prima dell'estate. Si era parlato finalmente di un ricambio generazionale, con un gruppo di quarantenni alla riscossa, pronti a prendersi cura ea modernizzare il partito. Oggi, invece, Lettieri è stato già messo in minoranza da una mozione sottoscritta da trentadue membri dell'assemblea provinciale. Anche qui c'è un piccolo giallo perché pare che alcuni non abbiano apposto nessuna firma e, come accade sovente al Pd cosentino, si sia arrivati ​​alle carte bollate. Cosa se vogliamo anche peggiore della semplice sfiducia.

I motivi sono molto preoccupanti. Chi ha firmato parla di un inattivismo del partito che non si è mai riunito nei suoi organismi. Un vizio non solo cosentino vista la riunione organizzata da Agazio Loiero a Lamezia Terme in cui si accusava il Pd di non essere un partito ma un comitato elettorale visto che non organizza riunioni né discussioni interne.

Ma a far traboccare il vaso a Cosenza sono state le imminenti elezioni alla Provincia, dove da un po' di tempo il centrosinistra gioca a perdere nonostante abbia, sulla carta, la maggioranza degli amministratori locali. Nel documento di sfiducia si parla “convocazione di riunioni interpartitiche comunicate ai sindaci del Pd solo qualche ora prima e senza adeguata istruttoria interna, con il solo scopo di estrometterli dalle decisioni e di utilizzarli per legittimare decisioni assunte in solitaria, vicino a qualche corrente caminettizia”. 

Il riferimento è a una riunione indetta dallo stesso Lettieri in cui, senza alcun passaggio negli organismi del partito si voleva indicare una candidatura alla presidenza. All'incontro hanno partecipato oltre al segretario Pd, il sindaco di Cosenza Franz Caruso e Gianni Papasso per i Socialisti; il presidente del consiglio comunale di Cosenza, Giuseppe Mazzuca, e il vicesindaco Maria Locanto, il sindaco di Corigliano Rossano, Flavio Stasi; quello di Rende, Sandro Principe e Maria Pia Funaro per Avs.

La riunione si è risolta con un nulla di fatto se non la sottolineatura, da parte della Funaro, che il centrosinistra non dovrebbe candidarsi amministratore in scadenza di mandato e poco ancorati al territorio. Questo per dire come la partita sia ancora apertissima. Ai membri dell'assemblea, però, è sembrato un blitz per imporre una scelta calata dall'alto e chiedere una discussione più collegiale.

Il punto è che non ci sono solo le Provinciali. Si vota anche in comuni importanti come San Giovanni in Fiore. Qui Mario Oliverio si sta muovendo molto. Ha creato un comitato civico, ma a parte lui c'è il silenzio può assoluto. Nessuno si è aggregato o ha creato qualcosa di alternativo.

Insomma il Pd a Cosenza sembra un partito in totale disfacimento, al di là dei torti e delle ragioni del caso in specie. Il diretto interessato, Lettieri, dice che siamo di fronte all'ennesimo caso di tentativo di destabilizzazione del partito, con firme false fra cui quella di una persona che si è dimessa oltre un mese fa dall'assemblea. Dice anche di aver ricevuto mandato da alcuni sindaci per intavolare quella riunione.

Difficile appassionarsi all'ennesima faida interna ai dem cosentini. Difficile pensare soltanto di poter avvicinare qualcuno, immaginiamoci dei ragazzi, ad un partito che offre all'esterno uno spettacolo simile . Soprattutto se paragonato ad un centrodestra che magari sarà anche meno democratico nella struttura, ma si presenta più moderno, più agile ed infine (che non è poco) anche più vincente

Ed ecco riecheggiare le parole che il regista Nanni Moretti disse a piazza Navona molti anni fa “con questa classe dirigente non vinceremo mai”. All'epoca al Governo c'era Berlusconi...