La Calabria come prova che le riforme si possono realizzare anche nei contesti più difficili. E Forza Italia chiamata a ritrovare lo slancio innovativo delle origini, senza fermarsi alla memoria del suo fondatore. A margine della presentazione del libro Il coraggio di governare al Teatro Rendano di Cosenza, Roberto Occhiuto si è fermato con i giornalisti e ha affidato a una serie di dichiarazioni una riflessione che dalla sua esperienza alla guida della Regione si è allargata ai diritti civili, ai giovani e al futuro del centrodestra.

«Se è possibile in Calabria, può esserlo anche nel Paese»

«La Calabria è una regione forse un po’ più complicata delle altre, ma se alcune cose, pure complicate, sono possibili qui, allora forse sono possibili anche altrove, forse sono possibili nel Paese», ha detto il presidente, indicando nella complessità del territorio il banco di prova delle scelte di governo.

Tra gli esempi ha ricordato l’arrivo dei medici cubani: «Nel mio libro ricordo le polemiche. È stato un atto di coraggio che poi ha dato ragione a quei pochissimi che in quel tempo ci credevano insieme a me». Ha citato poi il conflitto di attribuzione sollevato contro il governo sul trasporto a domanda e il percorso avviato per consentire l’arrivo di Uber in Calabria: «Stiamo creando le condizioni perché ci sia, mentre non c’è nelle altre città italiane».

Nel suo bilancio ha inserito anche le riforme del servizio idrico e dei rifiuti, ricordando la contrarietà incontrata nei Comuni e la necessità di ricorrere alla fiducia per approvare alcuni provvedimenti. «Se questo coraggio ha reso possibili alcune cose in una regione ancora molto complicata, nella quale c’è moltissimo da fare, forse lo stesso coraggio potrebbe rendere il Paese più moderno», ha affermato. «Con riforme scritte non dai portatori di interesse, ma dai cittadini che se ne devono avvantaggiare».

Diritti civili e giovani, il richiamo alla politica

Sui diritti civili Occhiuto ha definito la sua idea di centrodestra come «il centrodestra delle libertà», sostenendo che anche le posizioni più distanti devono poter trovare spazio. «Non penso che nel centrodestra ci sia una parte reazionaria o conservatrice. Però la sensazione che spesso ne ricavano gli elettori, soprattutto i giovani, è che quando ne parliamo lo facciamo con un po’ di timidezza, con un po’ di imbarazzo», ha detto.

Il governatore ha quindi messo a confronto la propria generazione con quella attuale: «I giovani di oggi, a vent’anni o ventun’anni, parlano della libertà sessuale come io, quando studiavo qui e stavo sotto il monumento di Telesio, parlavo con i miei amici di calcio». Da qui il suo invito a una politica più consapevole dei cambiamenti: «È cambiato il tempo, è cambiato il mondo. La politica ne deve prendere coscienza, altrimenti tanti giovani la guarderanno come il luogo dove si parla loro come se fossero i loro nonni».

«Forza Italia deve ritrovare la carica innovativa»

Il passaggio più diretto ha riguardato Forza Italia, di cui Occhiuto è vicesegretario nazionale. «Quando fu fondata, era una grande innovazione e suscitò l’interesse di pezzi importanti del mondo produttivo e del ceto intellettuale. Era ritenuta smart anche dai giovani di allora», ha ricordato. «Mi chiedo se quella carica innovativa, quella capacità di aprirsi ai ceti intellettuali e al mondo produttivo, quello smalto ci siano ancora. Forse quella lezione andrebbe recuperata».

Il richiamo a Silvio Berlusconi, ha precisato, deve riguardare soprattutto la capacità di innovare: «Di Berlusconi bisogna parlare, ma soprattutto bisogna avere la sua carica innovativa. Lui trasformò la politica delle tribune politiche in un’attività che si faceva nelle televisioni. Oggi forse persino le televisioni sono un modo superato di comunicare in politica. Io vorrei che avessimo la stessa carica innovativa».

Occhiuto ha escluso di voler indirizzare una critica a singoli dirigenti: «Non è una critica a nessuno, è un’assunzione di responsabilità da parte di ciascuno di noi. Io sono vicesegretario nazionale di Forza Italia, quindi condivido in solido anche gli stimoli e le critiche che a volte muovo alla mia attività di dirigente».

Ai giovani calabresi, infine, ha indicato la necessità di affiancare alle parole interventi concreti: «Più che dire loro delle cose, dovremmo tentare di fare insieme delle cose per loro. Credo che il reddito di merito vada in questa direzione: dimostra che c’è un settore pubblico che guarda ai giovani come a un investimento».

La riflessione si è chiusa sul ricambio generazionale: «Il nostro Paese rischia di essere un Paese che invecchia male, perché funziona più per scatti di anzianità che per scatti di futuro. Vorrei più investimenti sui saperi, sull’innovazione, sulla creatività: spesso la creatività e l’innovazione viaggiano nelle menti e sulle gambe dei giovani».

Ai giornalisti che gli hanno chiesto a quali leader politici avesse regalato il libro, Occhiuto ha risposto: «A diversi, perché credo che Mondadori l’abbia mandato un po’ in giro. Qualcuno mi ha scritto dicendo di averlo apprezzato; altri non mi hanno scritto, forse non l’hanno letto».