Sul palco anche il giornalista Michele Santoro e l'ex procuratore nazionale antimafia Federico Cafiero De Raho per parlare di temi decisivi per il Mezzogiorno: legalità, sviluppo e sanità
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In una delle serate più calde dell'estate, con Crotone tra le città che hanno fatto registrare le temperature più elevate della Calabria e dell'Italia, piazza Marinai d'Italia si è riempita di cittadini desiderosi di assistere a un confronto pubblico su alcuni dei temi più delicati per il futuro del Mezzogiorno. Un dato tutt'altro che scontato in un periodo storico in cui la partecipazione alla vita politica appare sempre più ridotta, specie in Calabria, e il dibattito pubblico viene spesso sostituito dalla comunicazione sui social network, fatta di messaggi rapidi e video di pochi secondi che ormai somigliano sempre più a televendite.
La forte presenza di pubblico ha rappresentato uno degli elementi più significativi dell'iniziativa "Potere, verità ed economia. Chi decide il futuro del Sud nell'Europa di oggi", promossa dall'europarlamentare del Movimento 5 Stelle Pasquale Tridico, che ha riunito sul palco il giornalista Michele Santoro e l'ex procuratore nazionale antimafia Federico Cafiero De Raho, con la moderazione della giornalista e conduttrice televisiva di LaC News24 Antonella Grippo.
Ad aprire la serata sono stati i saluti della consigliera regionale Elisabetta Barbuto, che ha richiamato l'attenzione sulla recente approvazione all'unanimità, da parte del Consiglio regionale, della mozione per l'istituzione di un programma di sorveglianza sanitaria e screening oncologici gratuiti destinati ai residenti dei Siti di interesse nazionale di Crotone, Cassano e Cerchiara. Un intervento che ha riportato al centro dell'attenzione il tema della prevenzione sanitaria in un territorio ancora segnato dalle conseguenze dell'inquinamento industriale.
A guidare il confronto è stata Antonella Grippo, che ha saputo come sempre imprimere ritmo e profondità al dibattito, alternando domande di attualità politica a riflessioni sui temi della legalità, dello sviluppo economico e della crisi delle istituzioni. La conduzione si è distinta per equilibrio e incisività, riuscendo a coinvolgere i relatori in un dialogo dinamico senza mai rinunciare al necessario rigore giornalistico. In più occasioni le sue domande hanno stimolato il confronto sulle prospettive del Movimento 5 Stelle in vista delle future sfide politiche, ma soprattutto hanno acceso il dibattito sul rapporto tra legalità, economia e potere, offrendo al pubblico numerosi spunti di riflessione.
Il confronto è entrato subito nel vivo con l'intervento di Pasquale Tridico, che ha individuato nella mancanza di una reale capacità di programmazione politica una delle principali cause del ritardo economico della Calabria. «Quando manca una classe dirigente capace di programmare e assumersi responsabilità – ha affermato – si crea un vuoto di potere che viene inevitabilmente occupato dalla criminalità organizzata. La 'ndrangheta prospera proprio dove le istituzioni rinunciano a governare i processi di sviluppo». Per l'ex presidente dell'Inps, Crotone rappresenta oggi il simbolo delle contraddizioni del Mezzogiorno. Il riferimento è andato inevitabilmente alla mancata bonifica dell'ex area industriale, questione irrisolta da oltre vent'anni e strettamente collegata, secondo Tridico, ai problemi ambientali e sanitari del territorio. «Non possiamo immaginare che il futuro dei nostri giovani sia soltanto quello di lavorare nei bar o nei ristoranti. Il turismo è importante, ma non basta. Servono industria, innovazione, ricerca e poli tecnologici capaci di creare occupazione qualificata e fermare l'emigrazione delle nuove generazioni».
Ampio spazio è stato dedicato anche alla sanità calabrese. Tridico ha ricordato come la regione continui a occupare gli ultimi posti nelle classifiche nazionali sui Livelli essenziali di assistenza, denunciando i ritardi accumulati durante gli anni del commissariamento e nella realizzazione delle strutture previste dal Pnrr.
A raccogliere il testimone è stato Federico Cafiero De Raho, accolto da ripetuti applausi del pubblico durante il suo intervento. L'ex procuratore nazionale antimafia ha posto al centro della sua riflessione il rapporto tra legalità, sviluppo economico e qualità della democrazia, lanciando un duro monito sul progressivo indebolimento della legislazione antimafia. «Avevamo la legislazione antimafia più all'avanguardia del mondo e oggi la vediamo scricchiolare pezzo dopo pezzo», ha dichiarato. Secondo De Raho la 'ndrangheta continua a rappresentare una delle principali emergenze del Paese e non può essere relegata a questione marginale.
«La 'ndrangheta va affrontata a viso aperto. È il principale gestore del traffico mondiale di cocaina e utilizza le enormi risorse economiche accumulate per infiltrare l'economia legale. Anche nei piccoli territori la sua presenza va continuamente verificata e contrastata». L'ex procuratore ha espresso un giudizio severo sull'azione del Governo, accusandolo di avere progressivamente indebolito gli strumenti di contrasto alla criminalità organizzata attraverso modifiche legislative che, a suo avviso, hanno ridotto l'efficacia delle indagini e inviato segnali pericolosi alle organizzazioni mafiose.
Nel suo intervento ha poi ampliato la riflessione ai temi istituzionali e sociali, parlando di una progressiva concentrazione del potere decisionale, della crisi della rappresentanza democratica, delle difficoltà economiche delle famiglie, dell'aumento del costo della vita, della perdita di potere d'acquisto, della crisi della sanità pubblica e delle difficoltà che attraversano imprese e commercio.
Particolarmente significativo il passaggio dedicato alla Calabria. «I mali della Calabria consistono in un arretramento ormai storico: problemi di sanità, occupazione, giovani costretti a partire, imprese in difficoltà e un sistema economico che fatica a trovare una prospettiva di sviluppo».
Nel corso della serata è emerso con forza un concetto condiviso dai relatori: senza legalità non può esistere sviluppo. De Raho ha ricordato come oggi la criminalità organizzata si presenti con modalità diverse rispetto al passato, infiltrandosi sempre più spesso nell'economia legale e rendendo ancora più necessario investire nella cultura della legalità.
Per oltre due ore il pubblico ha seguito con attenzione gli interventi, confermando come, anche in un periodo caratterizzato dalla disaffezione verso la politica, esista ancora uno spazio importante per il confronto diretto tra istituzioni, giornalismo e cittadini. In un tempo dominato dalla comunicazione digitale e dalla semplificazione dei messaggi, la piazza di Crotone ha dimostrato che il dibattito pubblico, quando affronta temi concreti e coinvolge interlocutori autorevoli, continua a rappresentare uno strumento essenziale di partecipazione democratica.

