Il presidente ribadisce il concetto nell’ultimo colloquio con il Foglio ma nel ragionamento la “sua” regione è incidentale. Il presidente non dice nulla su cosa farà nei prossimi quattro anni per il territorio. Ma la scelta di candidarsi alle Politiche o tornare a Roma non dipende solo da lui
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Sarà l’eccessiva calura, ma mai come quest'estate niente sembra essere come appare nel mondo della politica. Nel periodo in cui le bombe vengono piazzate per fare del bene, falsi allarmi di invasioni di migranti scatenano vere crisi internazionali, con il Generale Vannacci che non si capisce quale sia il suo credo e quale invece la provocazione, la tendenza al retropensiero è quasi naturale.
Così la lunga intervista di Roberto Occhiuto al Foglio che incita a un centrodestra senza populismi ha scatenato una ridda di ipotesi, che vanno al di là del senso letterale delle parole. Occhiuto è stato intervistato dal giornale più amato della famiglia Berlusconi in quanto rappresentante dell’ala riformista del partito più riformista del centrodestra, ovvero Forza Italia. Nel dialogo con la testata a parlare più che il presidente della giunta regionale è il vicesegretario del partito. La sua ricetta per il rilancio degli Azzurri è sempre la stessa ovvero più riforme, più mercato, meno populismo. Certo un conto è parlare dall’esterno e allora si può anche dire che «la Meloni ha dimostrato di saper governare senza cedere al populismo», un altro è fare il ministro degli Esteri, come Antonio Tajani, e trovarsi nel bel mezzo della crisi di Ceuta. Visto che c’è Occhiuto ragiona di tasse, di sostegno ai giovani, di mercato, di Ucraina.
La Calabria nell’intervista è quasi incidentale. Serve solo come pietra di paragone perchè da questi parti si che si sono fatte le riforme. Il presidente ne cita tre . La prima è sul trasporto con l’accordo con Uber che ha spezzato le reni alla lobby dei tassisti. La seconda è la creazione del Consorzio Unico di Bonifica. La terza la nascita dell’Arrical. Tutte riforme che sono state portate avanti nei primi anni del mandato e i cui effetti debbano ancora dispiegarsi.
Poi Occhiuto cita l’acquisizione da parte della Regione della Sacal, la società che gestisce gli aeroporti. Questa operazione, che non va proprio nella direzione del mercato, dice che è stata necessaria perché i soci privati erano restii ad investire. Oggi gli aeroporti funzionano e Sacal potrebbe tornare sul mercato.
Basta poi la Calabria scompare dall’intervista. Riappare nel finale quando il giornalista chiede ad Occhiuto del suo futuro. Lì il presidente risponde nel modo che i calabresi hanno ormai imparato a memoria ovvero che resterà lì dov’è, per i prossimi quattro anni. Su questa frase si aprono interpretazioni e dietrologie. Occhiuto dice di voler restare in Calabria e fare da stimolo per Forza Italia. E’ possibile farlo da posizioni periferiche? Possibile, ma complicato. Per questo c’è chi dice che in realtà Occhiuto, nonostante le smentite, andrà via. Un po’ come quei calciatori che baciano la maglia e giurano amore eterno alla squadra, ma alla prima sessione di calciomercato sono con le valigie in mano.
Lo dimostrerebbe proprio questa intervista dove appunto la Calabria è incidentale, dove si parla delle vecchie riforme attuate in passato per la regione, ma non si spende una sola parola su ciò che si ha intenzione di fare nei prossimi quattro anni, dove la sanità viene liquidata con un secco «ci stiamo lavorando». La prova del nove, poi, è arrivata il giorno dopo. Se c’è una cosa su cui Occhiuto è indiscutibilmente il numero uno è l comunicazione. Ebbene il suo ufficio comunicazione ha sintetizzato su Instagram l’intervista con una serie di grafiche dove la parola Calabria non compare mai. Abolire il bollo auto, cambiare le regole della PA, seconda possibilità per chi fallisce, una legge nazionale sul fine vita, aprire il mercato dei trasporti, scatti di futuro per i giovani. Queste le tabelle che disvelano un programma politico nazionale.
C’è però un’altra ipotesi che si fa largo. Ovvero che la candidatura non dipenda dal solo Occhiuto, ma ovviamente anche dai vertici nazionali del partito. Le caselle per Forza Italia in Calabria rischiano di essere poche per il numero effettivo dei pretendenti e i chiari di luna politici, con la vittoria del centrodestra niente affatto scontata, non assicurano l’elezione per tutti. Meglio allora mettere le mani avanti, dire di non volersi candidare per evitare sorprese. Poi si vedrà. Intanto c’è una regione da governare. In maniera riformista o conservatrice forse ai calabresi poco importa.



