Matteo Salvini arriva a Pontida alla vigilia di una giornata nella quale la Lega tornerà inevitabilmente a discutere anche di se stessa, dei rapporti con il Nord, degli equilibri interni e di una leadership che nelle ultime settimane ha dovuto fare i conti con le richieste di maggiore collegialità provenienti dai territori. Ma prima del raduno sul pratone bergamasco il segretario sceglie i giovani e cambia registro: parla del lavoro che potrebbe non esserci più, della casa che per molti ragazzi resta irraggiungibile e di un’intelligenza artificiale che sta modificando professioni e aspettative con una velocità alla quale la politica continua a faticare ad adeguarsi.

È questo il terreno scelto dal segretario della Lega, vicepresidente del Consiglio e ministro delle Infrastrutture e dei Trasporti, nell’intervento a Pontida Giovani. E non è casuale che proprio davanti alla platea più giovane Salvini metta al centro un allarme destinato a tornare anche nel discorso di domani: quello sulle conseguenze dell’intelligenza artificiale e degli algoritmi sul mercato del lavoro.

«Occhio, non lo dico da matusa cinquantenne. Occhio, perché l’intelligenza artificiale, gli algoritmi, se non controllati, se non capiti, se non accompagnati e in alcuni casi limitati, non saranno solo un problema per i cinquantenni e i sessantenni», dice Salvini, utilizzando volutamente un linguaggio lontano dalla liturgia del comizio tradizionale per rivolgersi a ragazzi cresciuti con il digitale e per i quali l’intelligenza artificiale non rappresenta una rivoluzione futura, ma qualcosa che è già entrato nello studio, nelle professioni e nella vita quotidiana.

Il passaggio successivo è quello politicamente più impegnativo, perché il leader leghista traduce il ragionamento in una cifra enorme e prospetta un cambiamento capace, nella sua lettura, di incidere sulla struttura stessa dell’occupazione italiana. «Saranno la negazione di centinaia di migliaia di posti di lavoro per i giovani, per le ragazze e per i ragazzi. L’intelligenza artificiale rischia di lasciare a casa cinque milioni di lavoratrici e lavoratori in Italia e di rimandare l’ingresso nel mondo del lavoro a migliaia di ragazze e ragazzi».

Cinque milioni di lavoratori: è una stima che Salvini aveva già evocato nei giorni precedenti e che va letta per quello che è, una previsione rilanciata dal segretario della Lega sui possibili effetti dell’IA e non il numero di posti di lavoro che risultano oggi destinati con certezza a scomparire. Ma è soprattutto la scelta del luogo a darle peso politico, perché Salvini prova a spostare il discorso generazionale: non soltanto salari bassi, precarietà e difficoltà nell’ingresso nel mercato del lavoro, ma il rischio che una parte delle professioni alle quali i ragazzi si stanno preparando venga modificata o sostituita prima ancora che quella generazione riesca a entrarvi stabilmente.

«Ne parleremo domani», anticipa il vicepremier. Poche parole che servono anche a chiarire che quello sull’intelligenza artificiale non è un inciso riservato alla manifestazione giovanile, ma uno dei dossier che Salvini intende portare sul palco principale, provando a inserire nell’agenda della Lega una questione molto lontana dai temi che hanno accompagnato la nascita e la crescita del Carroccio.

Poi c’è la casa, l’altro grande ostacolo che separa molti giovani dall’autonomia e che permette al ministro delle Infrastrutture di passare dall’allarme alla rivendicazione dell’azione di governo. «Io da ministro, e chiudo, mentre la sinistra ha chiacchierato per trent’anni, sono orgoglioso di avere al Ministero gente che lavora giorno e notte per un piano casa, per dare casa a migliaia di giovani coppie italiane».

Salvini insiste sulla parola “italiane” e lo fa due volte, preparando il passaggio nel quale il discorso abbandona la dimensione prevalentemente sociale e tecnologica e torna dentro uno dei terreni sui quali la Lega ha costruito una parte importante della propria identità politica. «E dico italiane e ripeto italiane, perché dobbiamo cambiare il criterio fondato sull’Isee, in base al quale tutti gli aiuti pubblici finiscono sempre nelle tasche di chi sbarca domani mattina».

È un’affermazione politica del segretario leghista, non la fotografia del funzionamento generale delle prestazioni determinate dall’Isee, e proprio per questo il suo significato va cercato soprattutto nel messaggio che Salvini vuole consegnare alla platea: legare la difficoltà dei giovani nell’accesso alla casa alla battaglia sulla revisione dei criteri utilizzati per distribuire una parte degli aiuti pubblici, riportando dentro un discorso costruito sul futuro il tema dell’immigrazione e della priorità che la Lega rivendica per i cittadini italiani.

Domani il registro cambierà. Sul pratone ci saranno il partito, i governatori, la classe dirigente, le questioni del Nord e dell’autonomia, gli equilibri di governo e le tensioni che hanno accompagnato la Lega fino al suo appuntamento più identitario. Ma parlare a una generazione che non ha vissuto la stagione delle origini del Carroccio significa anche cercare battaglie diverse da quelle che riempivano Pontida trent’anni fa, ed è probabilmente questa la ragione per cui Salvini sceglie di mettere l’intelligenza artificiale accanto alla casa e al lavoro.

Alla vigilia della Pontida nella quale la Lega dovrà ancora una volta fare i conti con il proprio passato e discutere del proprio presente, Salvini apre così una finestra sul futuro. Non quello astratto dei convegni sull’innovazione, ma quello molto più concreto di un ragazzo che cerca il primo lavoro e di una giovane coppia che prova a trovare una casa. Con un avvertimento che il segretario porterà sul palco anche domani: se la politica non riuscirà a governare l’intelligenza artificiale, il rischio, nella sua lettura, è che per una parte di quella generazione il problema non sia perdere il lavoro, ma non riuscire neppure a cominciarlo.