Il referendum ha scosso il panorama politico italiano dopo anni di immobilismo. La Supermedia YouTrend/Agi, sintetizzata e rilanciata da la Repubblica, delinea una fase critica per la maggioranza di governo: se è vero che Fratelli d’Italia rimane il primo partito, la coalizione di centrodestra continua a perdere terreno, scivolando addirittura verso il pareggio con i progressisti. Uno scenario che sembrava impossibile, ma che la notevole vittoria del No alla riforma della giustizia ha reso improvvisamente plausibile. Pd, M5S e sinistra sfiorano il 45%, raggiungendo così la destra meloniana. Un’inversione di tendenza che riporta l’Italia a un nuovo, forte bipolarismo.

Il dato più evidente è il calo di Fratelli d’Italia nelle ultime settimane. Il 30% dei consensi si allontana, con il partito che si attesta attorno al 28%: un dato sempre importante, ma in discesa rispetto ai picchi post-elezioni 2022.
La premier Meloni, in notevole difficoltà politica nelle ultime settimane, mantiene il primato, ma sembra aver perso slancio, anche in considerazione delle tensioni interne alla maggioranza (su manovra economica e riforme). Pesano anche le difficoltà economiche delle famiglie, con il costo della vita che erode il consenso popolare. La crescita è sempre più anemica (basti guardare al PIL per il 2026, previsto all’1,2% dal FMI), mentre il governo paga il prezzo di promesse non mantenute su salari e bollette. A ciò si aggiungono i prezzi elevati dei carburanti, che incidono sempre più sui bilanci delle famiglie italiane.

In questo scenario, a guadagnare è il Partito democratico, che cresce e riduce il divario con FdI, oggi a meno di 6 punti. Parte dell’elettorato moderato di centrodestra sembra guardare all’opposizione come a un’alternativa credibile. Il dinamismo della segretaria del Pd, Schlein, rafforza le prospettive del “campo largo”. Tuttavia, a preoccupare è la concorrenza del M5S di Conte, che potrebbe nel tempo minare l’equilibrio dell’alleanza, ancora fluida, tra le forze progressiste. Un modello che, se riuscisse a superare le tensioni interne, potrebbe replicare il successo del 2019 alle europee.

All’interno del centrodestra emerge, in quest’ultimo sondaggio, una ripresa della Lega di Salvini, che risale oltre il 7%. Va invece male Forza Italia di Tajani, che scivola poco sopra l’8%. A pesare è la questione della leadership, sempre più debole e incerta, anche a causa della crescente insoddisfazione della famiglia Berlusconi, che sembra orientata verso un partito più rinnovato e incisivo sui grandi temi sociali. Questo squilibrio interno e l’incertezza sulla guida del partito aprono scenari complessi per la sua tenuta.

Dai sondaggi emergono anche conseguenze politiche rilevanti per il Sud. Nel Mezzogiorno, epicentro delle disparità italiane (con un PIL pro capite pari al 60% della media UE), i dati amplificano crepe strutturali. I partiti di centrodestra perdono consensi, soprattutto a causa dei ritardi sul Pnrr (solo il 42% dei fondi assorbiti al primo trimestre 2026, secondo dati Istat), della disoccupazione giovanile al 35% in Calabria, dello spopolamento e dell’aumento della povertà.

Tutto questo consente al “campo largo” di guadagnare terreno: Pd e M5S attraggono elettori, nonostante in Calabria appaiano divisi al loro interno e incapaci di costruire un fronte comune. Pesano sul centrodestra le politiche di stampo fiscal-federalista, in particolare l’autonomia differenziata, oltre alle recenti inchieste sulla corruzione. L’opposizione punta a capitalizzare questo scenario con proposte su legalità e investimenti green, rendendo il Sud sempre più decisivo in vista delle prossime elezioni politiche.

Sul fronte del governo, la maggioranza deve fare i conti con i numerosi contrasti interni: Meloni è sempre più costretta a mediare con gli alleati, rischiando di rallentare l’azione complessiva dell’esecutivo.

Tornando ai sondaggi, dopo un anno di dominio quasi assoluto, il centrodestra vede assottigliarsi il vantaggio (da +10% a quasi zero), mentre l’opposizione recupera terreno e torna a credere nel sorpasso. Non si tratta di un cambio di governo imminente, ma del segnale che il sistema politico italiano torna fluido e aperto, nonostante un astensionismo ancora molto elevato. La prossima sfida elettorale, che si tratti delle amministrative del 2026 o di eventuali politiche anticipate, si preannuncia come una vera e propria battaglia politica.

La Supermedia delle liste

FDI 28,1 (+0,2)

PD 22,4 (+0,4)

M5S 12,8 (-0,1)

Forza Italia 8,3 (-0,7)

Lega 7,2 (+0,3)

Verdi/Sinistra 6,2 (-0,2)

Futuro Nazionale 3,5 (+0,2)

Azione 3,0 (-0,1)

Italia Viva 2,5 (+0,2)

+Europa 1,5 (=)

Noi Moderati 1,1 (+0,1)