VIDEO | Il consigliere uscente di opposizione raccoglie 524 preferenze nella lista di Vincenzo Damiani, superando tutti i candidati al Consiglio. Barillari resta sindaco, ma il voto consegna un’altra scena politica: quella del comizio virale trasformato in riconoscibilità
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Ha vinto lui. Il suo candidato a sindaco, Vincenzo Damiani, non l’ha spuntata sul sindaco uscente Alfredo Barillari, ma ha comunque vinto lui: “Satizzu”, al secolo Vito Michele Regio, consigliere uscente di opposizione di Serra San Bruno che è risultato il primo degli eletti, con 524 voti. Una caterva. La fascia tricolore resta saldamente sulle spalle di Barillari, riconfermato sindaco con 2.035 voti, pari al 46,82% e la sua lista, LiberaMente, ottiene il secondo mandato. Ma Regio ha sbaragliato tutti in termini di consensi. Il protagonista delle preferenze diventa proprio lui, protagonista di un reel diventato virale in campagna elettorale, che ha varcato i confini regionali e si è infilato nei telefonini di mezza Italia.
Il comizio diventato virale
In pochi non l’avranno visto, soprattutto da queste parti, ma per chi, suo malgrado, non sa di cosa stiamo parlando, ecco un piccolo riassunto della puntata precedente. Durante uno degli ultimi comizi della campagna elettorale, mentre si rivolgeva agli avversari politici, la testata Calabria 7 ha colto nella inveterata di Regio un passaggio topico, in strettissimo dialetto calabrese, anzi, serrese: «Finiru li tempi di li vrascioli e di li panini cu’ satizzu, aviti mi iti u faticati».
Ripreso e rilanciato sui social, questi pochi secondi sono diventati iconici. La postura, la presenza fisica ma soprattutto la declamazione in vernacolo così autentico da essere colto pienamente soltanto da pochi filologi custodi della lingua antica. Perché se la traduzione è abbastanza intuitiva – «Sono finiti i tempi delle braciole e dei panini con la salsiccia, dovete andare a lavorare!», ripeterlo correttamente in dialetto è tutta un’altra storia, anche per questione di latitudine. Così la stessa frase assume sfumature completamente diverse da provincia a provincia, compreso il sostantivo cardine, quel “satizzu” che altrove diventa “sazizzo”, “sazizza”, “sasizzu”.
Dietro la battuta, il messaggio politico
Eppure, dietro quella frase colorita, c’era un messaggio meno comico di quanto potesse sembrare. Regio, che è un avvocato, parlava di autonomia, dignità, libertà personale. In sostanza, diceva, la politica non dovrebbe essere un mestiere per chi cerca una sistemazione, né un luogo nel quale perdere indipendenza pur di restare agganciati a qualcosa. Un concetto espresso nel modo più efficace e diretto grazie proprio all’uso del dialetto con cui è solito insaporire i suoi interventi. Una scelta che ha rivendicato e rimarcato, ovviamente sempre in dialetto, nei comizi successivi, cogliendo l’effetto moltiplicatore di popolarità che il primo video, a suo dire diffuso dai suoi nemici politici che l’intento di denigrarlo, aveva innescato.
E alla fine ha vinto lui, con 524 preferenze che non sono certo il frutto di quel comizio e di quella boutade, ma ne hanno il colore.

