La sindaca di Genova presenta “È già domani” e parla da protagonista della politica nazionale. Critica il governo, invita il Pd a recuperare i moderati e prende le distanze dalle primarie, senza annunciare candidature ma lasciando intravedere ambizioni che vanno oltre la sua città
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Doveva essere la presentazione di un libro, ma è diventata qualcosa di molto simile a un debutto sulla scena politica nazionale. Silvia Salis, sindaca di Genova, ha scelto la libreria Feltrinelli della sua città per presentare È già domani, il volume autobiografico nel quale racconta il proprio percorso personale e politico, trasformando l’incontro con il giornalista Corrado Formigli in un’occasione per parlare del futuro del centrosinistra, delle difficoltà del Partito democratico e delle promesse che, a suo giudizio, il governo di Giorgia Meloni non ha mantenuto.
La prima cittadina continua a ripetere che la sua priorità è amministrare Genova, ma le risposte sulle prospettive nazionali lasciano intravedere una disponibilità a misurarsi con sfide più grandi, senza annunciare candidature a Palazzo Chigi né manifestare apertamente la volontà di contendere la leadership a Elly Schlein. Il messaggio politico, tuttavia, è arrivato con chiarezza: per tornare a vincere, il centrosinistra deve allargare il proprio elettorato, recuperando anche quella componente moderata che negli ultimi anni si è progressivamente allontanata dal Partito democratico.
Il messaggio a Schlein: senza il centro il Pd non vince
Il passaggio più significativo riguarda proprio il Partito democratico, perché Salis, pur rivendicando la propria identità progressista, considera un errore rinunciare alla componente moderata che in passato ha contribuito ai successi elettorali del partito. Il riferimento è anche alla stagione di Matteo Renzi, quando alle elezioni europee del 2014 il Pd superò il 40%, un risultato che la sindaca richiama per invitare a riflettere sulla progressiva perdita di consenso e sull’uscita di diverse sensibilità politiche dall’area democratica.
Il ragionamento contiene una critica indiretta alla strategia di Elly Schlein, senza trasformarsi in uno scontro personale, perché Salis riconosce alla segretaria il merito di avere restituito un’identità a un partito in difficoltà, pur ammettendo di avere idee differenti sulla sua gestione e di non volerle esporre pubblicamente per evitare di alimentare ulteriori divisioni. La differenza politica rimane comunque evidente: Schlein punta a consolidare l’identità progressista del Pd, mentre Salis insiste sulla necessità di intercettare anche gli elettori che non si riconoscono pienamente né nella sinistra né nel centrodestra.
Primarie e campo largo, Salis frena: prima serve una coalizione
La sindaca non nasconde neppure le proprie perplessità sulle primarie per scegliere il candidato alla presidenza del Consiglio, ritenendo che il centrosinistra debba evitare una competizione capace di accentuare le rivalità interne e trovare prima una sintesi politica credibile, fondata su un programma condiviso e su una prospettiva di governo riconoscibile dagli elettori.
Anche l’ipotesi di affidarle il compito di federare le forze centriste viene accolta con prudenza, perché prima di discutere di nomi, secondo Salis, bisognerebbe capire se le diverse formazioni siano realmente disponibili a costruire un progetto comune. Un ragionamento che riguarda direttamente Italia Viva di Matteo Renzi e le altre componenti moderate potenzialmente interessate a un’alleanza con il Pd e il Movimento 5 Stelle, in un quadro politico nel quale la ricerca di un equilibrio tra identità progressista e apertura al centro continua a rappresentare uno dei principali problemi dell’opposizione.
La sfida a Meloni tra promesse mancate e diritti
Nel confronto con Formigli, Salis ha affrontato anche i temi che dividono maggioranza e opposizione, dall’immigrazione all’evasione fiscale, dalle politiche familiari al sostegno alla popolazione palestinese e alla guerra in Ucraina, ribadendo la propria collocazione progressista e la necessità di costruire un’alternativa di governo capace di accompagnare le battaglie sui diritti con risposte concrete ai problemi economici e sociali.
Particolarmente personale il passaggio sulla maternità e sulla procreazione medicalmente assistita, con la sindaca che ha raccontato il percorso affrontato per diventare madre, sostenendo la necessità di maggiori finanziamenti pubblici e contestando l’insufficienza delle politiche governative sulla natalità. Non è mancata una battuta sulla presidente del Consiglio: alla domanda su cosa invidiasse a Giorgia Meloni, Salis ha indicato il suo elettorato, ironizzando sulla maggiore facilità con cui gli elettori della destra sembrerebbero dimenticare le promesse non mantenute.
Un libro, un tour nazionale e un futuro ancora da scrivere
La presentazione genovese rappresenta soltanto la prima tappa di un percorso che porterà Salis anche a Milano e Firenze, un calendario che contribuisce ad alimentare le interpretazioni sulle sue ambizioni nazionali, nonostante la diretta interessata continui a indicare nell’amministrazione di Genova la propria priorità e a evitare annunci che possano trasformare la promozione del libro in una candidatura anticipata.
La questione politica, tuttavia, è destinata a rimanere aperta, perché il centrosinistra cerca ancora una formula per competere con Meloni, Schlein rivendica la guida del principale partito della coalizione e Giuseppe Conte conserva le proprie ambizioni. In questo scenario Salis prova a costruire un profilo riconoscibile, capace di parlare ai progressisti senza respingere i moderati, occupando uno spazio politico che potrebbe diventare decisivo nella costruzione della futura alternativa al centrodestra.
Il libro si intitola È già domani, ma il futuro politico della sindaca non è ancora scritto: per il momento non sfida apertamente Schlein e non annuncia una corsa contro Meloni, anche se ha cominciato a occupare uno spazio nazionale che, fino a qualche mese fa, sembrava molto più lontano da Genova.

