Fernando Pignataro, segretario regionale Sinistra Italiana Calabria e Giulia Grandinetti, referente regionale Unione Giovani di Sinistra (l’organizzazione giovanile del partito) bocciano senza mezzi termini l’iniziativa del Reddito di Merito partorita dalla Regione Calabria che ha dato seguito agli annunci fatti dal presidente Occhiuto in campagna elettorale. «Questa misura - evidenziano - ci impone riflessioni sui principi che la sostengono. Diciamolo da subito: siamo di fronte all’ennesimo intervento propagandistico, privo di una visione strutturale e destinato a incidere molto poco sulle reali condizioni dei giovani in Calabria».

«Partiamo dal concetto stesso di “merito” - dicono Pignataro e Grandinetti -. Chi stabilisce se una ragazza o un ragazzo sia meritevole? È davvero possibile misurarlo esclusivamente attraverso voti e risultati accademici? La risposta è no. Il merito, così come viene utilizzato in questa misura, ignora completamente le condizioni materiali di partenza degli studenti e delle studentesse. Le traiettorie individuali non sono tutte uguali: c’è chi studia lavorando, chi vive in contesti familiari difficili, chi affronta carenze infrastrutturali e servizi insufficienti. Legare un sostegno economico a criteri così rigidi (come il possesso di un voto di diploma superiore a 95 e il mantenimento di una media universitaria elevata nei tempi previsti) significa premiare chi parte già avvantaggiato e lasciare indietro chi avrebbe più bisogno. La maggior parte di studenti e studentesse resterà esclusa da questa misura».

«La nostra idea di reddito è radicalmente diversa: deve essere universale, accessibile, pensato come strumento di uguaglianza e non di competizione. Inoltre – evidenziano - questa misura non affronta le vere cause dell’emigrazione giovanile. Davvero pensiamo che i giovani lascino la Calabria solo perché manca un incentivo per chi prende voti alti? La realtà è che chi parte lo fa per cercare opportunità diverse, servizi essenziali e diritti che qui spesso mancano. Un intervento concreto sarebbe investire seriamente nei trasporti pubblici, che per studenti e studentesse dovrebbero essere gratuiti, ma prima ancora efficienti e capillari».

Poi ancora: «Un altro elemento molto importante da non trascurare è il crescente livello di ansia e pressione legato alle performance accademiche. I dati più recenti parlano di una diffusione sempre più allarmante di ansia e disagio tra i giovani, proprio in relazione ai risultati. Il diritto allo studio non è una gara. Se davvero si vuole contrastare l’emigrazione giovanile, serve un cambio di paradigma. Investimenti strutturali e realmente incisivi per limitare le disuguaglianze». Non abbiamo bisogno di propaganda - concludono - ma di diritti garantiti per tutte e tutti».