Minuto di raccoglimento a Palazzo Madama per i lavoratori morti nel rogo. Fratoianni e Ricci attaccano il governo
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Un minuto di silenzio nell’Aula del Senato per ricordare i quattro lavoratori morti nel rogo di Amendolara, in Calabria. A chiederlo è stata la vicepresidente del Senato Licia Ronzulli, dopo gli interventi dei senatori che hanno sollecitato un’informativa del governo sulla tragedia che ha riportato al centro del dibattito politico il tema del caporalato e dello sfruttamento del lavoro.
Nel corso della seduta, dai banchi della maggioranza è arrivato un invito a evitare contrapposizioni politiche. «Oggi non è il momento della polemica, questo non è un problema della Calabria ma di tutta l'Italia. Mettiamo da parte i colori politici e cerchiamo una strada comune», ha dichiarato il senatore di Fratelli d’Italia Ernesto Rapani. Sulla stessa linea la senatrice della Lega Tilde Minasi: «Lo sfruttamento dei lavoratori rappresenta una ferita per lo Stato, l'Italia non può essere questa». Anche il senatore di Forza Italia Mario Occhiuto ha sottolineato che «non servono strumentalizzazioni e divisioni». Dalla presidenza del Senato è stata espressa «ferma condanna e cordoglio» per quanto accaduto.
Di tono ben diverso le reazioni delle opposizioni. Il leader di Alleanza Verdi e Sinistra Nicola Fratoianni ha affidato a Facebook un duro attacco all’esecutivo.
«Sono morti 4 lavoratori in Calabria, bruciati vivi: perché chiedevano diritti, un giusto contratto e una giusta retribuzione. In una parola, dignità. Fa inorridire il silenzio della Ministra del Lavoro (inesistente come sempre) e ancora di più quello della Presidente del Consiglio, che ha tempo di parlare di qualunque cosa, ma su queste vicende tace. Perché così non se ne parla».
Fratoianni ha quindi aggiunto: «Forse dalle parti di Palazzo Chigi pensano che siccome i lavoratori non sono di nazionalità italiana la vicenda non ci riguardi? Non mi stupirebbe se lo pensassero. Ma in realtà la strage di Amendolara ci riguarda eccome. E non solo perché tutto questo accade su suolo italiano. Ma anche perché i padroni che sfruttano e si avvantaggiano del caporalato e della schiavitù sono italiani. Stanno in Calabria, come in Friuli, in Piemonte, come nel Lazio e nelle altre regioni del nostro Paese».
Il leader rossoverde ha poi allargato il ragionamento all’intero sistema produttivo: «E Il sistema di sfruttamento non riguarda solo l'agricoltura. Sta nella logistica, nel settore della moda, nel food delivery, nel turismo, nei servizi, nell'edilizia. Ci sono milioni di persone in Italia che mandano avanti il Paese e non hanno dignità. E la responsabilità è anche di chi governa e non interviene».
Infine l’affondo sulle politiche migratorie e sul contrasto al lavoro nero: «Non interviene sulle politiche di ingresso con i decreti flussi che non funzionano. Non interviene su una pessima legge come la Bossi-Fini, principale ostacolo all'immigrazione regolare e che di fatto alimenta lavoro nero, sfruttamento e clandestinità. Non interviene per rendere più efficace la legge contro il caporalato, perché ad esempio vorremo sapere quanti sono in Italia i tavoli presso le prefetture per il contrasto al caporalato che funzionano per davvero. Evitino dunque indifferenza ed ipocrisia, servono fatti. Ora».
Anche l’europarlamentare del Partito Democratico Matteo Ricci ha chiesto un intervento immediato del governo. «Il caporalato e lo sfruttamento sono agghiaccianti e intollerabili. Il governo non si limiti anche questa volta al solo cordoglio, ma intervenga concretamente aumentando i controlli e le ispezioni per contrastare questo terribile fenomeno».
Ricci ha poi sottolineato come «la strage dei braccianti avvenuta in Calabria, che ha visto quattro lavoratori, che vivevano privati di ogni diritto, morire in maniera atroce, riaccende i fari su una battaglia che va portava avanti sempre con più forza». E ancora: «Questa strage testimonia, ancora una volta, purtroppo, di come esista un sistema di sfruttamento e di lavoro nero che priva le persone della dignità, della sicurezza e dei diritti. Tutto ciò, in una Repubblica democratica come quella dell'Italia, che si fonda proprio sul lavoro, non è tollerabile. Serve intervenire e serve farlo subito».
Sul fronte delle organizzazioni agricole è intervenuta Confagricoltura, che in una nota ha espresso una netta presa di posizione contro ogni forma di sfruttamento.
«Confagricoltura condanna con fermezza ogni atto, singolo e sistemico, di sfruttamento del lavoro e delle persone, perpetrato da organizzazioni criminali».
La Confederazione ha inoltre ribadito che «la lotta a questi deprecabili fenomeni è una priorità della Confederazione anche al fine di tutelare la corretta e legale concorrenza delle imprese. Tali principi di legalità sono stati peraltro riaffermati e rafforzati in occasione del rinnovo del CCNL degli operai agricoli di recente sottoscritto».
Il minuto di raccoglimento osservato dal Senato ha così segnato una giornata di cordoglio istituzionale, ma anche di forte confronto politico sulle responsabilità e sugli strumenti necessari per contrastare il caporalato e garantire condizioni di lavoro dignitose e sicure.




