«C'è la tendenza a nascondere un po' la nostra presenza. Era successo anche alle scorse regionali, forse più per conformismo che per cattiveria. Un certo sistema si è adagiato nel raccontare una partita pronta ad essere giocata solo dalle forze più conosciute».

Francesco Toscano, avvocato, giornalista e fondatore di Visione Tv, in campo sotto il simbolo di Democrazia Sovrana Popolare, come al solito non le manda a dire, e in questa tornata per le suppletive scattate dopo le dimissioni dalla Camera di Francesco Cannizzaro diventato nel frattempo sindaco di Reggio Calabria, lancia una nuova sfida al “sistema”, presentandosi come l'unica reale alternativa di rottura contro quello che definisce un «conformismo mediatico e un meccanismo di controllo sociale di stampo feudale».

Proprio questa mattina, per uscire dal cono d’ombra di quel conformismo mediatico, ha presentato la propria candidatura davanti a pochi intimi, che di certo non lo scoraggiano perché - è il suo ragionamento - nonostante le difficoltà economiche, l'obiettivo è capitalizzare il percorso iniziato un anno fa: «Stiamo cercando di dare continuità al risultato delle regionali dello scorso anno che ci ha visto racimolare circa l'1%, in condizioni obiettivamente disperate. Una campagna elettorale fatta con due lire contro potentati che invece possono spendere molti denari. Ma alcuni concetti credo siano passati. Volevamo dimostrare che la nostra non è un'avventura estemporanea, ma una proposta politica sedimentata e culturale che prova ad affrontare i temi più spinosi del nostro tempo, sotto una prospettiva non epidermica, non manipolatoria, non superficiale».

«I miei avversari? Parlano di territorio come se fosse un'elezione comunale»

Toscano proprio per questo non risparmia critiche ai suoi avversari politici - Fabio Roscioli (centrodestra), Domenico Giannetta (Fn) e Frank Benedetto (centrosinistra) – che si sottrarrebbero ai temi nazionali e internazionali che stanno alla base di una elezione parlamentare. «Sono molto dispiaciuto dal fatto che – ha argomentato l’esponente di Democrazia sovrana popolare - in questa campagna elettorale non vedo minimamente affrontati i temi che riguardano la sicurezza del nostro Paese, la crisi economica, gli eventi di guerra, l'aumento dei costi dell'energia. Sono tutte persone rispettabili che discutono però come se si stessero candidando ad amministrare un piccolo comune. Parlano di territorialità, forse non si rendono conto che sono candidati per delle elezioni parlamentari. In questo momento avremmo bisogno di una classe dirigente nazionale capace di difendere il territorio, ma anche di capire dentro quali atmosfere il mondo sta entrando. La competizione è molto al ribasso, stiamo andando avanti come sonnambuli verso il precipizio».

Toscano se la ride anche quando gli si domanda quale sia la differenza tra i programmi in campo, liquidando quelli degli avversari con una battuta - «il loro programma mi pare molto semplice, dateci una mano che poi qualcosa viene fuori» usando toni più drammatici quando prova a contestualizzare in alcuni flash l’attuale situazione nazionale e geopolitica. Lancia così un severo monito sul futuro democratico del Paese, legato soprattutto alle modifiche normative stringenti per la partecipazione alle competizioni elettorali da parte delle forze minori.

«Queste potrebbero essere davvero le ultime elezioni. Non è un'iperbole. Il governo sta per preparare una legge elettorale dove praticamente verrà in futuro impedito a qualunque forza non già presente in Parlamento di candidarsi. È chiaramente una torsione autoritaria di cui non parla nessuno, innalzando a 300 0 400 mila il numero minimo di firme per accedere alle elezioni». Un blocco che, secondo il leader di DSP, nasconderebbe un fine geopolitico ben preciso: «Perché stanno facendo questo? Perché ci vogliono portare in guerra. Stanno blindando questa classe dirigente affinché non ci sia nel prossimo Parlamento nessuno che possa alzare un dito mentre noi finiremo dentro un conflitto potenzialmente nucleare. Lo stanno facendo alla luce del sole. Noi, perlomeno, proviamo a dire la verità se qualcuno ha ancora il coraggio o la voglia di vederla».

La rottura con Marco Rizzo e il "caso Vannacci"

C’è invece rammarico e la solita sottile ironia nelle parole che Toscano utilizza per commentare lo strappo politico con Marco Rizzo, suo storico alleato.

«A me è dispiaciuto umanamente e politicamente rompere con Marco, però non c'erano proprio più le condizioni minime per proseguire. Avevo deciso di provare a fare sintesi con lui perché apprezzavo la sua storia di uomo schierato per il riscatto delle classi più deboli. Poi ho visto che alla fine si è invaghito, si è innamorato del generale. Magari non ha resistito nel guardare Vannacci in vestaglietta... ha avuto questa crisi di mezz'età. È un innamoramento suo, non il mio, e non mi pare neanche sia corrisposto. Ma l'amore non si discute, si rispetta». Un rispetto che però non è corrisposto alla presenza dei militari nella sfera pubblica. «Io non apprezzo i generali in politica, ho il ricordo di quello che hanno fatto i Videla in Argentina, i Pinochet in Cile, i colonnelli in Grecia...»

L’appello agli astensionisti

Considerando lo scarso appeal delle suppletive, per Toscano solo tra il 15 e il 30% degli elettori si recherà alle urne, muovendosi «non per convincimento ideale, ma per convenienza o per trovare una copertura dentro una milizia politica privata».

Da qui nasce l’appello rivolto a tutti gli astensionisti: «Non credo che esista un solo cittadino reggino convinto di andare a votare con entusiasmo per Roscioli, Giannetta o Benedetto. Ci ritroviamo in un momento storico in cui l'80-90% dei cittadini è completamente disinteressato all'agire politico. La nostra è una terra dove chi controlla la leva pubblica dà da mangiare anche alle poche industrie private, e le industrie private sanno che possono campare solo tenendosi buono il pubblico. È un meccanismo di tipo feudale, non facile da scalfire».