Si sta ingarbugliando e non poco la riforma del trasporto pubblico locale. Sul tema ci sono due aspetti che si incrociano e rischiano di portare il centrodestra ad un cortocircuito istituzionale. Da un lato c’è l’aspetto tecnico ovvero l’esigenza di esperire entro il 31 dicembre 2026 le gare per l’affidamento dei servizi. Sul punto Agcm (autorità garante della concorrenza e del mercato) ha più volte sollecitato la Regione a svolgere le gare. Pena una riduzione delle risorse previste dal Fondo nazionale dei trasporti. La possibilità però di arrivare alle gare entro il 31 dicembre ad oggi sembra remota.

Il secondo aspetto è quello politico. La riforma è al palo da prima dell’estate. Il centrodestra avrebbe voluto con un blitz normativo cancellare ArTCal, l’agenzia regolatrice del settore, e sostituirla con AmCal, una società per azioni, con tanto di cda e alcune assunzioni, per gestire questa nuova fase. La riforma ha rallentato parecchio per le critiche dell’opposizione e dei sindaci che non erano stati nemmeno auditi sulla nuova legge nonostante saranno poi i primi cittadini a dover sottoscrivere le azioni della nuova Spa. Il relatore, il forzista Sergio Ferrari, nelle sue vesti di presidente della commissione Trasporti ha allora ascoltato diversi attori e tutto sembrava pronto per una rapida approvazione in consiglio. A quel punto si è verificato un imprevisto ovvero le suppletive di Reggio Calabria con il capogruppo di Forza Italia, Domenico Giannetta, passato con Futuro Nazionale.

Il problema è che una riforma simile per essere approvata ha bisogno di una maggioranza qualificata ovvero 21 voti che senza Giannetta non ci sono. Eppure Occhiuto scommette molto sulla riforma, al punto che in un'intervista su Gazzetta del Sud ha detto che avrebbe posto la fiducia sul provvedimento (segno che non tutti nella sua maggioranza sono convinti della bontà di questa legge) e che lui stesso non avrebbe partecipato al voto. Se fosse davvero così significa che mancano due voti per varare la riforma. Dove trovarli?

Occhiuto nei giorni scorsi ha provato a cercare una sponda nei consiglieri d’opposizione che ha voluto incontrare insieme all’assessore regionale ai Trasporti, Gianluca Gallo e a quello alle società partecipate, Marcello Minenna. È soprattutto quest’ultimo che sta gestendo il dossier AmCal ed è lui che ne ha spiegato i motivi tecnici ai consiglieri d’opposizione. Occhiuto, invece, l’ha messa sul piano politico dicendo che era interesse anche della minoranza non far aumentare il peso specifico di Futuro Nazionale e che la riforma era necessaria per dare servizi efficienti ai calabresi.

Il problema è che i consiglieri d’opposizione, proprio dopo l’intervista di Occhiuto, avevano diffuso una nota, sottoscritta da ognuno di loro, in cui dicevano di non avere alcuna intenzione di fare da stampella alla maggioranza. La posizione è rimasta, con una piccola variazione. Sulla spinta dei più possibilisti, l’opposizione ha detto che una sponda può essere possibile solo se l’iter della riforma riparte da zero. Le parti si sono lasciate così. Diciamo quindi che l’incontro è finito con un nulla di fatto. L’opposizione però ha voluto incontrare anche i vertici di ArtCal per capire come migliorare la riforma. Non sappiamo dopo questo incontro cosa abbia deciso di fare la minoranza che di certo non può perdere la faccia. Sappiamo però che stiamo parlando di una partita molto delicata.

Il settore in Calabria è la seconda voce del bilancio dopo la sanità: vale circa 137 milioni, circa 92 milioni per il trasporto extra-urbano e 32 milioni per quello urbano. Se non si faranno le gare la Calabria rischia di perdere fino al 10% dei trasferimenti statali sul fondo nazionale trasporti e questo significa inevitabilmente una riduzione dei servizi. Il varo di un nuovo soggetto potrebbe essere un modo per prendere altro tempo e chiedere una ennesima proroga in attesa della messa a punto della nuova Spa.

Ma le gare non poteva farle nel frattempo ArtCal?