Dalla sanità al Piano nazionale di ripresa e resilienza, fino all'Alta Velocità e al lavoro giovanile, l'accusa è quella di aver sprecato un'opportunità di sviluppo. Il bilancio del deputato calabrese del Movimento 5 Stelle
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Il confronto politico entra in una fase decisiva mentre la legislatura si avvia verso la sua conclusione. Tra i temi al centro del dibattito nazionale ci sono il bilancio dell’azione del governo Meloni, l’andamento dell’economia, la riforma della legge elettorale, l’autonomia differenziata, il futuro del Pnrr e le grandi sfide del Mezzogiorno.
Di questi argomenti abbiamo parlato con Riccardo Tucci, parlamentare del Movimento 5 Stelle, che offre il punto di vista del suo partito sulle principali questioni dell’attualità politica, con particolare attenzione alla Calabria, tra sanità, infrastrutture, lavoro giovanile e prospettive di sviluppo.
Il governo guidato da Giorgia Meloni si avvia verso la fine della legislatura. Qual è oggi il vostro giudizio sull’operato dell’esecutivo? Quali sono, secondo il Movimento 5 Stelle, le principali promesse mancate?
Il giudizio è chiaramente negativo. Doveva rivoltare l'Italia come un calzino facendo le riforme, ma non ne ha realizzata mezza: "zeru tituli". Gli indicatori economici sono tutti col segno meno, ne ricordo solo alcuni: siamo ultimi per crescita del Pil in Europa 0,5% nel 2026, 0,6% nel 2027, i salari reali sono di circa l'8% inferiori rispetto al 2021, la produzione industriale è in calo da 3 anni consecutivi, la pressione fiscale è ai massimi dal 2014 attestandosi al 43,1%, gli italiani in povertà assoluta sono arrivati a 5,7 milioni.
Sulla gestione dell'immigrazione hanno fallito: le promesse sui blocchi navali e sulle espulsioni (oggi ribattezzate "remigrazione") si sono infrante contro il muro della realtà. Con Meloni ci sono stati più sbarchi e meno rimpatri. Basta considerare che nel periodo che va dal 2017 al 2019 ci sono stati 154 mila sbarchi a fronte di 19 mila rimpatri. Nel biennio di governo Meloni 2023-2025 si sono contati 290 mila sbarchi e solo 13 mila rimpatri. Il modello Albania non ha fun-zio-na-to rivelandosi solo uno spreco di soldi per un miliardo di euro.
La sicurezza è stata un altro punto dolente del governo. Con Meloni sono aumentati i reati di strada, quelli della micro criminalità, quelli maggiormente percepiti dalla popolazione. Anche qui i dati del Ministero dell'Interno ci vengono in soccorso.
Rispetto al 2022, nel 2025 abbiamo avuto +9% di rapine, +7,5% di furti, +4% di lesioni per un incremento complessivo di +3% di reati.
Sarà mica colpa di Conte e del Superbonus?
Il governo rivendica risultati positivi sul fronte dell’occupazione e della stabilità economica, mentre molte famiglie continuano a fare i conti con inflazione, salari bassi, prezzi alle stelle e difficoltà crescenti. Qual è la vostra lettura della situazione reale del Paese?
Il governo di centrodestra ha ben pochi meriti da rivendicare, gli unici dati positivi sono quelli scaturiti dagli investimenti dei 209 miliardi del PNRR ottenuti in Europa da Giuseppe Conte. Provvedimento contro il quale il partito di Fratelli d'Italia della Meloni si è più volte scagliato o astenuto. Senza quei miliardi oggi saremmo in recessione. Sull'occupazione dobbiamo specificare che parliamo di lavori precari e con bassa retribuzione. Mentre sull'inflazione basta fare un giro al supermercato o a una stazione di carburanti per rendersi conto dei prezzi fuori controllo. Altro che le barzellette del carrello tricolore o del prezzo medio al distributore pensate dal governo per farvi fronte.
Il campo progressista italiano cerca una nuova compattezza. Il Movimento 5 Stelle può immaginare un’alleanza stabile con il Partito Democratico e le altre forze di opposizione oppure restano differenze troppo profonde?
Il Movimento 5 Stelle è nel campo progressista, chiaramente con una diversa sensibilità rispetto agli altri partiti, altrimenti staremmo in un unico partito. Però in coalizione abbiamo già dimostrato di saperci stare, governiamo insieme diverse regioni e città, penso alla Sardegna, alla Puglia, alla Campania. Oggi stiamo scrivendo il programma elettorale per le politiche del 2027 e chiunque si rivedrà in quella base comune farà parte della coalizione, perché questo è ciò che fa la differenza tra un cartello elettorale come quello di destra, interessato solo al potere, e una coalizione come la nostra interessata al bene comune.
Si torna a discutere di una nuova legge elettorale. Ma è davvero una priorità? Siete favorevoli al ritorno delle preferenze? Una delle critiche più frequenti agli attuali sistemi elettorali riguarda la distanza tra cittadini ed eletti: come si può recuperare questo rapporto?
La legge è una priorità solo per Giorgia Meloni, perché se - come afferma - è voluta per dare maggiore stabilità al governo non serve. Prova ne è che l'attuale governo si appresta a diventare il più longevo della storia. Il Movimento 5 Stelle è storicamente favorevole all'introduzione delle preferenze, ma va aggiunto che questa legge presenta diversi profili di incostituzionalità quando prevede un premio di maggioranza monstre per chi ottiene il 42% dei voti (cioè il 60% dei seggi così da scegliersi da soli tutte gli organi di garanzia a partire dal capo dello Stato), quando prevede un listone bloccato e quando prevede l'indicazione preventiva del premier sulla scheda elettorale. Per avvicinare i cittadini alla politica, non serve una nuova legge elettorale, ma servono buoni politici che si occupino dei propri territori.
Il tema dell’autonomia differenziata continua a dividere il Paese, soprattutto per le possibili conseguenze sul Mezzogiorno. Qual è la posizione del Movimento 5 Stelle e quali rischi vede per la Calabria?
Prima di dividere il Paese, l'autonomia differenziata ha diviso questa maggioranza, tant'è che diversi esponenti di Forza Italia e Fratelli d'Italia si sono più volte astenuti sul provvedimento voluto dalla Lega.
Il MoVimento 5 Stelle è chiaramente contrario all'autonomia differenziata anche perché accenturerebbe le diseguaglianze oggi esistenti tra il Nord e il Sud.
La Calabria continua ad avere grandi emergenze: sanità, infrastrutture, spopolamento e lavoro giovanile. La regione vive un momento particolarmente difficile. Che cosa bisogna fare per avviare un vero percorso di sviluppo?
Per contrastare lo spopolamento e l'emigrazione giovanile non basta più il turismo e l'agricoltura. Come sostiene il mio amico economista Francesco Aiello bisognerebbe puntare su settori ad alto valore aggiunto e ad alta redditività come quello della ricerca, dell'innovazione e dell'information tecnology (IT). Questi potrebbero attivare lo switch necessario a far cambiare rotta all'economia regionale. Le menti e gli interpreti di questo auspicato processo non mancano.
La sanità resta uno dei principali problemi della regione. La Regione parla di grandi risultati raggiunti, mentre molti cittadini calabresi continuano a percepire un sistema in difficoltà. Qual è la vostra valutazione?
Risolvere i problemi della sanità non è semplice, nessuno ha la bacchetta magica, tuttavia investire nella sanità privata, come ha fatto Occhiuto, a scapito di quella pubblica non è la soluzione. Le mancate risposte in salute costano alle casse regionali 300 milioni l'anno sottoforma di rimborsi per prestazioni alle regioni del Nord.
Il Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza rappresentava una grande opportunità, ma non mancano ritardi e difficoltà nell’attuazione degli interventi. La Calabria ha forse perso un’occasione storica per il suo rilancio?
I soldi del Pnrr dovevano essere investiti, come dicevo prima, in settori ad alto valore aggiunto che portano una grande redditività, cosa che non è stata fatta, sprecando una grande opportunità.
Il collegamento ferroviario veloce verso la Calabria è una delle grandi promesse degli ultimi decenni. Ma l’Alta Velocità sarà davvero realizzata oppure resterà ancora un sogno per i calabresi?
Le rispondo con i numeri: 14 miliardi sono bloccati per il ponte sullo Stretto cioè per un'opera che non si farà mai, ne servono 17 per realizzare l'alta velocità fino a Reggio Calabria. Tragga lei le conclusioni.
La fuga dei giovani calabresi verso il Nord Italia e l’estero continua a rappresentare una delle principali emergenze sociali. Quali politiche servirebbero per creare opportunità occupazionali stabili nella regione?
Bisogna pensare a soluzioni nuove e pratiche. A Vibo, per esempio, con l'Amministrazione comunale stiamo creando un polo tecnologico delle professioni sulla base delle vocazioni territoriali. Un progetto che permetterà di trattenere i giovani in Calabria senza più la necessità di andar fuori regione per mancanza di lavoro.

