Tutti i film più attesi al cinema nei prossimi mesi: dal ritorno di Spielberg e all’Odissea di Nolan
Tutti gli articoli di Good Morning Vietnam
PHOTO
L’inverno si lascia alle spalle le polveri dei blockbuster che hanno incassato di più nelle sale. In Italia è stato Checco Zalone a superare sé stesso col suo Buen Camino, al livello internazionale poche emozioni vere (“Cime tempestose” compreso) perché a fare la parte del leone sono stati i titoli acchiappabimbi come Lillo e Stitch, Zootropolis, Minecraft. Robetta e poche eccezioni come “Hamnet”.
Vediamo cosa ci riserverà la bella stagione che è pronta a sparare i suoi titoli di punta.
Il diavolo veste Prada 2
(In sala dal 29 aprile)
Il film, a vent’anni dal suo primo capitolo molto ceruleo, ha rimesso sul red carpet lo sfavillante mondo dell’editoria modaiola e il cast originario che, a guardare le foto delle presentazioni in giro per il mondo, sembra non essere invecchiato di un giorno.
Ritroviamo la bella Andy, che sembrava aver chiuso con il superficiale circo del fashion e invece si riaffaccia nell’ufficio di Miranda Priestley, perché col diavolo non si chiude mai sul serio.
Nel secondo capitolo della storia entra anche la crisi (reale) dell’editoria, mangiata viva dal web, dai blogger, dai content creator, dagli influencer, dai social. La figura del direttore editoriale di Runway, la patinata rivista di moda vera per fiction, non è più la divinità temibile in grado di costruire e distruggere top model e stilisti con un aggettivo, ma l’incarnazione del compromesso, costretta a piegarsi per non rompere il giocattolo. Certo, però, di sicuro venderà cara la pelle.
Tornano in grande spolvero Anne Hathaway e la strepitosa (a priori) Meryl Streep. Non mancano Emily Blunt e Stanley Tucci e nemmeno gli abiti super griffati, i riflettori, le modelle filiformi, le passerelle, le scarpe che nessuna può permettersi di sognare, i marchi di lusso, sintagmi della celebre frase: “Tutti vogliono essere noi” che nel primo capitolo ha ben spiegato come l’industria della moda sia una repubblica basata sull’invidia.
Mother Mary
(In sala il 14 maggio)
Arriverà presto, prestissimo, preceduto da un interessante battage foto-pubblicitario (marchio di fabbrica di A24 che distribuisce), Mother Mary, secondo titolo della stagione che vede come protagonista Anne Hathaway. Il regista è l’interessante David Lowery che ci ha regalato quel gioiellino di A Ghost Story. Ispirandosi un po’ al Dracula di Coppola e un po’ a Taylor Swift e Beyonce, Lowery ci racconta del rapporto tra una pop star desiderosa di rilancio, Mother Mary (sembra un chiaro riferimento a Madonna), e la sua costumista di fiducia scaricata illo tempore.
Adesso, però, anni dopo la rottura le cose sono cambiate e Mother Mary ha bisogno ancora di lei, di Sam, del suo tocco estetico, ma il rapporto tra le due non sarà ricucito senza traumi.
Lowery sceglie un’estetica a tratti mistica e di grande effetto, e non lesina di sfumature gotiche. “This is a not ghost story” si affretta a informare il trailer, quasi si paventasse un riferimento al bellissimo film di Lowery; avvertenza futile perché già dal trailer è chiaro che la storia, anche se flirta col genere horror senza cedere troppo alle sue avances, è tutt’altro.
Disclosure Day
(In sala l’11 giugno)
«La mia sensazione, attualmente, è questa... Non ne so più di voi, ma ho un sospetto davvero forte per quanto riguarda il fatto che non siamo soli qui sulla Terra. E ci ho fatto un film». Steven Spielberg torna, dopo più di 20 anni da La guerra dei mondi, a scrutare non dentro sé stesso, come aveva fatto con Fabelmans, ma il cielo, e con i piedi ben piantati a Terra.
Disclosure Day, (il giorno della rivelazione) narra di un mondo già popolato da esseri di un altro pianeta, che si rivelano per bocca di una meteorologa (Emily Blunt) posseduta – durante una diretta tv – dagli alieni desiderosi di informare l’intera umanità della loro esistenza. Ma il governo non resterà a guardare (of course).
«Quello che vi servirà è una cintura di sicurezza dall’inizio alla fine» ha avvertito Spielberg. E se lo dice lui c’è da fidarsi.
Toy Story 5
(In sala il 17 giugno)
Giugno ci regalerà anche l’ultimo capitolo della splendida saga firmata Pixar in co-produzione con Walt Disney, sui giocattoli parlanti. La modernità entra a gamba tesa anche nella stanzetta della piccola Bonnie, la bambina, ormai quasi ragazzina, che ricevuto in dono un tablet, ne rimarrà totalmente ipnotizzata, tanto da accantonare i vecchi giocattoli.
Buzz Lightyear, Woody, Jessie e tutta la banda tenteranno di tutto per staccare Bonnie da LillyPad, quello schermo acchiappa attenzione da cui è quasi impossibile staccarsi. La regia è affidata al veterano Andrew Stanton (“Wall•e”, Alla ricerca di Nemo”, “Alla ricerca di Dory”). Da lui ci aspettiamo grandi cose.
Odissea
(In sala il 16 luglio)
È il film più atteso da due anni a questa parte. Christopher Nolan è pronto a consegnarci la sua avventura più ambiziosa: l’Odissea tratta dall’epica di Omero. A stuzzicare la curiosità dei cinefili (ma pochi, pochissimi potranno soddisfarla godendone su schermi adeguati) è la tecnica scelta per le riprese: pellicola e Imax.
A dicembre arriveranno in sala altri due lungometraggi girati interamente in IMAX, parliamo di Dune: Parte Tre e Avengers: Doomsday che, tuttavia hanno utilizzato un Imax digitale. Nolan, invece, ha battuto la strada più complessa, scegliendo un 65mm a scorrimento orizzontale.
Nei panni di Ulisse troviamo Matt Damon – attore caro a Nolan – che intraprenderà il noto e periglioso viaggio di ritorno a Itaca per tornare da Penelope (Anne Hathaway).
Le riprese principali si sono svolte tra Marocco, Grecia, Islanda, Scozia e Italia. La Sicilia con le isole Eolie - Lipari, Vulcano e Basiluzzo - insieme a Favignana nelle Egadi, sono parte integrante del film di Nolan che ha rifiutato qualsiasi supporto del digitale anche per gli effetti speciali, costruendo tutto artigianalmente, persino Polifemo non è una creatura Cgi, ma un animatrone di 6 metri. L’attesa è alle stelle.






