Un’importante innovazione arriva dall’Australia, parallelamente a studi simili che si stanno svolgendo negli Stati Uniti. Un approccio che eviterà interventi chirurgici più o meno invasivi, agendo direttamente nelle arterie
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Un’importante innovazione nella prevenzione e cura delle malattie cardiovascolari arriva dall’Istituto SAHMRI in Australia, che ha sviluppato nanoparticelle “teranostiche” capaci di rivoluzionare il trattamento dell’infarto. La scoperta, riportata il 26 agosto 2025 dal sito Futuro Prossimo, promette un approccio più preciso, efficace e meno invasivo.
Queste nanoparticelle, di dimensioni infinitesimali – tra 50 e 200 nanometri, ossia circa 500 volte più piccole di un capello umano – viaggiano attraverso il flusso sanguigno fino a raggiungere le placche aterosclerotiche nelle arterie. Lì, vengono assorbite dai macrofagi, cellule immunitarie che operano come “aspirapolvere biologici”, rimuovendo il colesterolo accumulato e riducendo l’infiammazione nei tessuti. Questo duplice effetto, diagnostico e terapeutico, permette di intervenire direttamente all’interno dei vasi, senza ricorrere a interventi chirurgici tradizionali.
Parallelamente, importanti studi condotti negli Stati Uniti dalle università del Michigan e di Stanford, guidati da Bryan Smith, hanno sviluppato nanoparticelle “Pac-Man” che stimolano anch’esse i macrofagi a “divorare” e stabilizzare le placche arteriose, confermando l’efficacia di questo approccio innovativo.
Perché questa scoperta è cruciale:
• Diagnosi e trattamento in un unico passo: le nanoparticelle individuano le aree danneggiate e rilasciano farmaci direttamente sulle placche, migliorando precisione ed efficacia del trattamento.
• Riduzione dell’infiammazione: un elemento chiave per prevenire la rottura delle placche e gli eventi cardiovascolari acuti.
• Potenziale alternativa alla chirurgia: in futuro, questa tecnologia potrebbe affiancare o sostituire molte procedure invasive per prevenire infarti e ictus.
Il peso dell’infarto oggi in Italia e nel mondo
Ogni anno in Italia si registrano tra 130.000 e 150.000 nuovi casi di infarto, con oltre 25.000 morti prima di raggiungere l’ospedale. Grazie ai progressi nella rivascolarizzazione, la mortalità entro 30 giorni dal ricovero si è dimezzata, passando dal 15% a circa l’8%. La mortalità a un anno rimane tra l’8% e il 10%, mentre nei reparti di cardiologia specializzati è scesa al 2%.
Le differenze regionali sono però ancora evidenti: la mortalità a un anno varia dal 5,4% in Valle d’Aosta al 12,8% al Sud. Dal punto di vista epidemiologico, i ricoveri per infarto sono diminuiti in tutti e due i sessi: negli uomini da 270 casi per 100.000 abitanti nel 2010 a 208 nel 2023, nelle donne da 109 a 71 nello stesso periodo.
A livello globale, le malattie cardiovascolari sono la principale causa di morte, con circa 17,5 milioni di decessi prematuri all’anno e una previsione di crescita a 23 milioni entro il 2030. In Europa rappresentano circa il 40% dei decessi, mentre in Italia la cardiopatia ischemica è responsabile di quasi il 10% delle morti complessive.
Come sottolinea Futuro Prossimo, le ricerche australiane e americane aprono la strada a una nuova era nella medicina cardiovascolare, dove la precisione e l’efficacia si uniscono a un minor impatto per i pazienti. Tuttavia, è importante ricordare che siamo ancora nella fase sperimentale: serviranno ulteriori studi e sperimentazioni cliniche per confermare la sicurezza e l’efficacia di queste nanoparticelle “teranostiche” nell’uomo.