Cosenza, meno ore per assistere i dializzati. Le famiglie: «Come faremo?»

VIDEO | La testimonianza dei beneficiari del servizio di trasporto e assistenza a dializzati e disabili, erogato dal Comune: «Per noi è importante come una terapia salvavita»

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di Salvatore Bruno
22 luglio 2020
13:29

Per tre volte la settimana, a casa di Rita, la sveglia suona di buon mattino. Giovane madre, separata dal marito, ha una insufficienza renale che l'ha portata alla dialisi.

Le testimonianze dei pazienti

Sola e con due genitori anziani, da tre anni e mezzo si reca nel centro sanitario di Piazza Amendola grazie al servizio di trasporto messo a disposizione dall'amministrazione comunale di Cosenza con il supporto di una cooperativa. Ha scelto di metterci la faccia, per ribadire l'importanza per lei e per altri cittadini come lei, dializzati o disabili, quotidianamente affiancati dai 34 operatori dell'Adiss, affidataria del servizio, la cui ultima proroga scade il 31 luglio prossimo.

«Io sarei rovinata»

«Se dovesse subire un ridimensionamento o addirittura uno stop - racconta Rita - io sarei rovinata. Non ho nessuno che possa accompagnarmi. E per me saltare una seduta potrebbe anche essere fatale. Abbiamo potuto contare sugli operatori anche durante il lockdown. E poi - aggiunge - oltre al trasporto ci viene garantito anche un sostegno per il disbrigo di tante piccole commissioni, la normalità per chiunque, un ostacolo a tratti insormontabile per persone come me, o peggio di me, perché inferme e costrette a letto o sulla sedia a rotelle».

Taglio insopportabile

Sono in corso le procedure del nuovo bando per il periodo agosto-settembre-ottobre. Ma a causa delle ristrettezze finanziarie, Palazzo dei Bruzi ridurrà all'osso il numero delle ore, con un taglio del settanta percento. Oltre al danno per il personale, il cui stipendio si ridurrà ad appena 160 euro mensili, il rischio è quello di infliggere il colpo di grazia ad un servizio, introdotto all'alba del nuovo millennio dal vecchio sindaco Giacomo Mancini, che il linguaggio burocratese indica come non essenziale.

Terapia salvavita

Per molti però è una terapia salvavita, sopratutto nei quartieri popolari, nelle abitazioni cariche di sofferenza e dignità, dove il bisogno si tocca con mano. «Mio marito ha avuto una emorragia cerebrale ed è su una sedia a rotelle da 15 anni - dice Giuliana, anche lei beneficiaria del servizio di assistenza - Grazie agli operatori può recarsi nei centri di riabilitazione. Proprio la settimana scorsa si è sottoposto anche ad un intervento chirurgico ad un occhio. Ed il supporto per l'accompagnamento in clinica è stato determinante. Viviamo di pensione e non avremmo avuto i soldi per rivolgerci ad un privato». L'amministrazione sta lavorando per reperire i fondi necessari a mantenere invariato il livello di assistenza. Ma servirà il sostegno della Regione.

Giornalista
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