Giornata del terapista: «Così il Covid ha aumentato i disturbi nei più fragili»

Si tratta di professionisti sanitari che operano nell'ambito della prevenzione, cura e riabilitazione dei soggetti affetti da malattie e disordini fisici o psichici

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di R. G.
24 maggio 2020
11:56

Il 24 maggio si celebra la Giornata del terapista occupazionale, istituita dall'Associazione italiana terapisti occupazionali nell’art. 27 dello Statuto, per promuovere le competenze di questo professionista sanitario della riabilitazione. Quest’anno non è stato possibile organizzare un evento in presenza, perciò l’associazione ha deciso di promuovere la figura e il contributo del terapista occupazionale nei servizi territoriali, che devono essere necessariamente riorganizzati conseguentemente alla pandemia da coronavirus.

Terapia occupazionale e covid

«Durante le emergenze – spiega la terapista occupazionale Rosangela Licciardi - le persone con disabilità hanno esiti peggiori in termini di salute e socio-economici rispetto alle persone senza disabilità. Non è ancora possibile quantificare le necessità delle persone che hanno dovuto interrompere il trattamento socio-riabilitativo per ridurre le potenzialità di contatto che si trovano ad affrontare le conseguenze di questa interruzione, persone con patologie croniche, oncologiche, disturbi dello spettro autistico cosi come non sono ancora noti gli scenari e le nuove esigenze riabilitative delle persone che si stanno riprendendo da Covid-19» .

I bisogni del disabile

Il terapista occupazionale per definizione è l'operatore sanitario che in possesso del diploma universitario abilitante, opera nell'ambito della prevenzione, cura e riabilitazione dei soggetti affetti da malattie e disordini fisici, psichici sia con disabilità temporanee che permanenti, utilizzando attività espressive, manuali rappresentative, ludiche, della vita quotidiana. E ancora effettua una valutazione funzionale e psicologica del soggetto ed elabora, anche in equipe multidisciplinare la definizione del programma riabilitativo, volto all'individuazione ed al superamento dei bisogni del disabile ed al suo avviamento verso l'autonomia personale nell'ambiente di vita quotidiana e nel tessuto sociale.

Il percorso terapeutico

«Utilizzando un approccio olistico centrato sulla persona – spiega la professionista - il terapista occupazionale valuta i bisogni dell’individuo. Gli interventi includono la creazione di una routine, l’identificazione dei punti di forza delle persone, l’insegnamento di tecniche di risparmio energetico e possono essere rivolti anche ai caregiver delle persone con demenza, ai genitori di bambini disabili, a persone fragili e in condizioni di cronicità. La nostra figura agisce anche là dove la disabilità rappresenta un ostacolo alla partecipazione lavorativa, intervenendo sull’organizzazione aziendale e modificando le procedure di prevenzione e protezione specifiche per lavoratori con disabilità».

Supportare le persone

Dunque le persone vengono attivamente coinvolte nel processo terapeutico e i risultati della terapia occupazionale sono diversificati, guidati dalla persona e misurati in termini di partecipazione e soddisfazione. «Il terapista prende in considerazione il modo in cui la persona può adattarsi all'ambiente fisico ed emotivo – prosegue Rosangela Licciardi -, come questo può modificarsi nello spazio e nel tempo. L'ambiente sociale diventa prioritario in questo contesto se si pensa come i dispositivi di protezione individuale possano spesso diventare barriere e costante elemento di isolamento sociale. Pertanto facilitare la comunicazione e tenere conversazioni sui risultati futuri diventa fondamentale per lavorare con successo e supportare la persona».

I familiari e gli accompagnatori vengono inclusi in tutti i programmi riabilitativi in quanto lavorare con la persona, i familiari e gli assistenti, è un sistema empatico volto a identificare la storia sociale e occupazionale per facilitare il recupero e la riabilitazione delle abilità di vita quotidiana.

Una figura basilare

La terapia occupazionale è presente nei nuovi lea, nelle seguenti patologie: artrite reumatoide, demenza, lupus eritematoso sistemico, alzheimer, morbo di parkinson e altre malattie extrapiramidali, psicosi, spondilite anchilosante. «Ciò nonostante – sottolinea la terapista - nei servizi destinati alle persone con queste patologie, spesso il professionista non è presente. Il terapista occupazionale, deve essere inserito nei livelli essenziali di assistenza di tutte le patologie che portano a limitazioni nelle attività quotidiane, come ad esempio la sclerosi multipla, ictus o le pci. La nostra figura è basilare nei team quando vi sono patologie con restrizioni alla partecipazione e barriere all’autonomia, senza limitazioni di età, dalla nascita all’adolescenza, l’età adulta e geriatrica. La terapia occupazionale va praticata negli ospedali, le case della salute, le comunità montane, le strutture residenziali e semiresidenziali, i luoghi di lavoro, le scuole, la carceri, le case di riposo, nei dipartimenti di cure primarie, prevenzione e salute mentale. Il terapista occupazionale va inserito nei progetti di avviamento del co-housing e in quelli che favoriscono la “vita indipendente” e il “dopo di noi”».

Giornalista
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