La Funzione pubblica Cgil Calabria torna a puntare i riflettori sulla situazione della sanità regionale e, in particolare, sulle conseguenze che il passaggio gestionale e la centralizzazione verso Azienda Zero starebbero producendo sul sistema sanitario e sulla rete dell’emergenza-urgenza. Una denuncia sottoscritta dal segretario generale della Fp Cgil Calabria Ferdinando Bruno Schipano, dal segretario generale della Fp Cgil Cosenza Alessandro Iuliano, dal segretario generale della Fp Cgil Area Vasta Catanzaro-Crotone-Vibo Valentia Luciano Contartese e dal segretario generale della Fp Cgil Reggio Calabria Francesco Callea.

Il giudizio del sindacato è particolarmente duro: «Riforme calate dall’alto, vertici amministrativi bloccati, drammatici ritardi e ambulanze senza medico: il sistema dell’emergenza-urgenza è al collasso. Ora basta giocare con la vita dei cittadini calabresi».

Secondo la Fp Cgil, il nuovo assetto organizzativo avrebbe finito per produrre l’effetto opposto rispetto agli obiettivi annunciati. «Sotto il peso di scelte riorganizzative burocratiche e prive di visione, il passaggio gestionale e la centralizzazione verso Azienda Zero si stanno trasformando in una "pseudo-riforma" fallimentare: un autentico "guscio vuoto" privo di organico proprio che spoglia le strutture territoriali per vivere di luce riflessa, creando insormontabili disagi per i lavoratori e gravissimi disservizi per l’intera comunità».

La questione, secondo il sindacato, riguarda innanzitutto il reclutamento del personale. Azienda Zero era stata istituita con l’obiettivo di centralizzare e rendere più rapide le procedure amministrative e concorsuali della sanità regionale. «La rigida centralizzazione del modello unico regionalizzato ha generato una vera e propria paralisi del reclutamento per le Aziende sanitarie provinciali e territoriali», sostiene la FP Cgil, secondo cui i tempi per coprire i posti vacanti sarebbero diventati «irrimediabilmente subordinati ai ritardi nell’emanazione dei bandi e al blocco sistematico delle graduatorie».

Da qui la denuncia sulle conseguenze per i servizi. «L’impossibilità di assumere con tempestività medici, infermieri e personale sanitario finisce per sovraccaricare le piante organiche già in servizio, compromettendo gravemente l’erogazione delle prestazioni sui territori». Per il sindacato, l’obiettivo di razionalizzare la spesa e uniformare le assunzioni starebbe così producendo «l’effetto diametralmente opposto», mostrando «il cortocircuito di una struttura rigida che non riesce a stare al passo con le esigenze immediate e flessibili dei singoli ospedali».

La Fp Cgil cita quindi alcuni episodi che, a suo giudizio, rappresenterebbero il malfunzionamento del nuovo modello. Tra questi la comunicazione relativa al passaggio operativo degli operatori del 118. «La nota di passaggio operativo recapitata dall’Asp di Cosenza e da Azienda Zero agli operatori del 118 con gravissimo ed ingiustificato ritardo, tramite raccomandata arrivata il 3 agosto 2026 a fronte di atti già siglati il 20 luglio, rappresenta un disprezzo per le forme e per la dignità del personale», sostiene il sindacato, aggiungendo che una situazione analoga «si è puntualmente ripetuta in tutte le altre Asp della regione».

Sul fronte delle procedure concorsuali, la denuncia riguarda anche la prova per la mobilità degli infermieri svolta da remoto il 5 agosto. «Una gestione concorsuale mortificante», la definisce la Fp Cgil, che parla di una prova «trasformatasi in una farsa a causa del crollo delle piattaforme informatiche».

Il sindacato contesta inoltre il mancato utilizzo delle graduatorie già disponibili. «Graduatorie valide e prorogate per legge fino al 2026, come la n. 136/2024 dell’Azienda ospedaliera di Cosenza, giacciono del tutto bloccate; anziché far scorrere gli idonei di diritto, si preferisce emanare nuovi avvisi pubblici urgenti, duplicando le procedure ed esponendo gli enti a inevitabili ricorsi per la mancata valutazione dell’anzianità maturata nelle strutture accreditate».

A essere contestate sono anche le modalità con cui vengono gestiti i trasferimenti del personale. «Agli infermieri esperti della Rete Emergenza-Urgenza, regolarmente posizionati per la mobilità verso le Case di Comunità, viene negato il trasferimento con comunicazioni meramente verbali e prive di atti scritti, al solo scopo di tappare le falle del sistema». Nel frattempo, sostiene la Fp Cgil, «i nuovi assunti a tempo determinato vengono inviati negli ambulatori o gettati direttamente sulle ambulanze, capovolgendo la meritocrazia e condannando il personale storico al blocco».

La stessa criticità, secondo il sindacato, si ritroverebbe negli ospedali. «L’attivazione di nuovi locali e posti letto, come in Cardiologia/Utic a Cosenza, avviene a "risorse umane zero", frazionando i lavoratori esistenti e spingendo il rischio clinico oltre ogni soglia di guardia».

Ma è sul 118 che la denuncia assume i toni più preoccupati, soprattutto per quanto riguarda il Vibonese. La Fp Cgil sostiene che «l’inapplicabilità dei modelli imposti da Azienda Zero ha già mostrato il suo volto più drammatico».

Il riferimento è anche ai recenti episodi di cronaca che hanno riportato al centro dell’attenzione il funzionamento della rete dell’emergenza. «I recenti fatti di cronaca, dai ritardi nei soccorsi per la giovane investita a Vibo Valentia fino al tragico malore che ha stroncato una giovane madre sulla spiaggia di Capo Vaticano, non sono semplici fatalità, ma la diretta conseguenza di scelte organizzative sbagliate», afferma il sindacato.

Una valutazione che si lega alla conformazione del territorio. «Pretendere di applicare in Calabria un "Modello Nord" concepito per territori ad alta fattibilità autostradale significa ignorare la realtà di una provincia fatta di centri storici isolati, una viabilità dissestata, aree montane impervie nelle Serre e zone costiere paralizzate dal flusso turistico estivo, condannando le ambulanze al ritardo perenne».

La situazione denunciata riguarda in particolare le postazioni di Vibo Valentia, Serra San Bruno, Soriano, Nicotera e Tropea. «Oltre il 70% delle ambulanze continua ad uscire senza medico a bordo», sostiene la Fp Cgil, evidenziando come questo comporti «un peso di responsabilità enorme ed inaccettabile sulle sole spalle di infermieri ed autisti soccorritori».

A fronte della carenza di personale, le Aziende sanitarie provinciali starebbero ricorrendo allo straordinario. «Un organico prosciugato che le Asp cercano di tamponare autorizzando centinaia di ore di straordinario, misera misura palliativa che strema il personale senza garantire alcuna continuità».

A preoccupare è anche l’impiego dei mezzi di soccorso per attività diverse dall’emergenza sul territorio. «Si aggiunge l’uso improprio dei mezzi di soccorso, sottratti al territorio in "codice rosso" per effettuare consulenze o trasferimenti interni tra ospedali per coprire le inefficienze dei presidi», afferma il sindacato, secondo cui tali modalità «prefigurano reali ipotesi di interruzione di pubblico servizio e danno erariale».

Per la Fp Cgil, dunque, non è più possibile affidare la tenuta del sistema al sacrificio degli operatori. Da qui l’appello rivolto direttamente al presidente della Regione e commissario ad acta per la sanità Roberto Occhiuto: «Chiediamo l’immediata sospensione delle riforme astratte e l’apertura di un tavolo di confronto urgente tra Regione, Azienda Zero, le Asp territoriali e le Organizzazioni Sindacali».

Il sindacato chiede inoltre «una revisione profonda della rete del 118 che ricalcoli tempi e collocazione dei mezzi sulla reale geografia del territorio», insieme a «un Piano straordinario di assunzioni di medici e infermieri dedicati all’emergenza per fermare la piaga delle ambulanze demedicalizzate».

La richiesta riguarda anche il personale che sostiene quotidianamente la macchina amministrativa e tecnica: «Tale piano deve garantire contestualmente il potenziamento e la stabilità del personale tecnico e amministrativo, snodo indispensabile per il corretto funzionamento della macchina sanitaria, basandosi su criteri aperti e trasparenti per lo scorrimento delle graduatorie vigenti, così da porre fine alla precarizzazione e valorizzare con merito il personale in servizio».

La conclusione della nota lascia intravedere un possibile inasprimento della vertenza. «In assenza di risposte concrete e di un’inversione di marcia immediata, la Fp Cgil metterà in campo tutte le iniziative di lotta sindacale e di protesta necessarie a garantire il rispetto dei diritti del personale della sanità calabrese e la tutela della salute pubblica».