Il vivaio del club tirrenico chiude la stagione confermando una filosofia che mette al centro formazione, minutaggio e opportunità per tutti. Curcio: «Il vero successo è il miglioramento».
Tutti gli articoli di Sport
PHOTO
Nel calcio giovanile moderno si fa un gran parlare di "crescita", ma poi, quando arriva la domenica, la realtà dei fatti racconta spesso una storia diversa: si gioca solo per vincere, sacrificando il minutaggio e il divertimento dei ragazzi in nome della classifica. C'è chi, però, ha deciso di dire basta. È il caso dell'Academy Campora, il vivaio legato alla prima squadra del Campora, che ha appena archiviato una stagione vissuta all'insegna di una filosofia radicalmente diversa, dove l'unica vera impronta è il miglioramento e non il risultato a tutti i costi.
La scuola calcio rossoblù nasce infatti con un obiettivo chiaro: andare controvento, scardinando i vecchi metodi per rimettere i giovani al centro del villaggio.
Coerenza e opportunità per tutti
Tra le figure chiave che stanno portando avanti questo progetto c'è Gianmarco Curcio, bandiera e capitano della prima squadra del Campora, che spiega come l'Academy si differenzi profondamente dalle dinamiche tradizionali: «La nostra non è una semplice proposta sportiva, ma un manifesto programmatico fondato su pilastri non negoziabili. Da noi non esistono "isole felici" o allenatori che fanno di testa propria. Tutti i tecnici condividono la stessa filosofia, parlano la stessa lingua e seguono un unico filo conduttore. Il ragazzo trova coerenza e continuità in ogni categoria».
No alla politica dei "soliti noti": «Non ci interessa vincere la partita della domenica sacrificando la crescita del gruppo. Rifiutiamo la politica del "andiamo con quelli pronti", noi diamo opportunità a tutti. Il vero successo è il miglioramento nel tempo, non la coppa in bacheca».
Valorizzare l'errore per costruire i calciatori
L'approccio dell'Academy Campora si fonda su basi pedagogiche rigide, dove l'aspetto educativo viaggia di pari passo con quello puramente tecnico. Ogni allenamento e ogni scelta metodologica sono calibrati sulle reali esigenze di maturazione del giovane atleta, rispettandone i tempi e, soprattutto, valorizzandone l'errore come insostituibile strumento di apprendimento.
L'insegnamento cardine è che il talento, da solo, non basta: senza etica del lavoro, disciplina e rispetto per i compagni non si va da nessuna parte. Si impara così a camminare un passo alla volta, cementando anche il senso di appartenenza verso i colori del club.
Curcio conclude la sua analisi con un messaggio forte, rivolto a tutto l'ambiente circostante, genitori compresi: «Abbiamo scelto la strada più difficile, quella del percorso e non della scorciatoia. Se cercate fotografie con trofei, o allenatori che pensano di allenare adulti in miniatura, siete nel posto sbagliato».

