Le Nazioni Unite avvertono: c’è l’80% di probabilità che il fenomeno climatico possa formarsi entro pochi mesi e trasformarsi in un “Super El Niño”. Gli scienziati temono temperature record, siccità, alluvioni e fenomeni meteorologici estremi. Possibili effetti anche sull’Italia
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Il prossimo El Niño potrebbe entrare nella storia come il più intenso mai osservato. A lanciare l’allarme è l’Organizzazione Meteorologica Mondiale, secondo cui esiste un’alta probabilità che il fenomeno climatico si sviluppi entro i prossimi mesi, con effetti potenzialmente significativi sul clima globale.
Gli esperti parlano della possibilità di un vero e proprio “Super El Niño”, un evento capace di amplificare ulteriormente gli effetti del riscaldamento globale già in corso. Secondo il professor Adam Scaife del Met Office, le condizioni osservate negli oceani potrebbero favorire un episodio eccezionalmente intenso, potenzialmente da record.
Anche il segretario generale delle Nazioni Unite, António Guterres, ha invitato governi e istituzioni a considerare il fenomeno come un ulteriore segnale dell’emergenza climatica globale.
Che cos’è El Niño e perché influenza il clima mondiale
El Niño è una variazione periodica delle temperature superficiali dell’oceano Pacifico tropicale che altera la circolazione atmosferica su scala planetaria.
In condizioni normali, le acque più calde tendono a concentrarsi verso l’Asia e l’Oceania. Durante El Niño, invece, queste masse d’acqua si spostano verso le coste occidentali delle Americhe, modificando i regimi delle precipitazioni e delle temperature in molte aree del mondo.
Come spiegato da Serena Giacomin, direttrice scientifica di Italian Climate Network, il fenomeno agisce come una gigantesca macchina termodinamica capace di influenzare il clima globale, favorendo un aumento delle temperature medie e una maggiore frequenza di eventi estremi.
Perché gli scienziati temono un “Super El Niño”
A preoccupare gli esperti sono le anomalie registrate nelle profondità dell’oceano Pacifico. I dati raccolti da satelliti, boe e sensori oceanici mostrano infatti masse d’acqua eccezionalmente calde che si stanno muovendo verso est.
In alcune zone le temperature risultano superiori di oltre sei gradi rispetto alla media storica. Questo calore accumulato negli strati profondi dell’oceano tende generalmente a emergere in superficie, contribuendo al riscaldamento dell’atmosfera.
Secondo il climatologo Zeke Hausfather, il contesto attuale è molto diverso rispetto agli anni Novanta: un evento paragonabile a quello del 1998, che all’epoca venne considerato eccezionale, oggi produrrebbe temperature che apparirebbero quasi normali rispetto ai livelli raggiunti negli ultimi anni.
Gli effetti possibili: più caldo, più energia e meteo estremo
L’impatto principale di El Niño è l’aumento della temperatura media globale. Un’atmosfera più calda contiene maggiore energia e maggiore quantità di vapore acqueo, due elementi che alimentano fenomeni meteorologici più intensi.
Gli effetti possono tradursi in ondate di calore più frequenti e prolungate, precipitazioni estreme e alluvioni, periodi di siccità più severi, maggiore instabilità atmosferica e incremento degli eventi climatici estremi su scala regionale.
Gli scienziati ritengono che il 2027 potrebbe diventare uno degli anni più caldi mai registrati qualora il nuovo El Niño raggiungesse un’intensità elevata.
Quali conseguenze potrebbe avere sull’Italia
Sebbene El Niño si sviluppi nel Pacifico tropicale, le sue conseguenze si propagano a livello globale e possono influenzare anche il clima europeo.
Le esperienze del passato mostrano che nell’Europa meridionale, e quindi anche in Italia, il fenomeno può favorire una maggiore variabilità climatica. Gli esperti parlano di veri e propri “colpi di frusta climatici”: lunghi periodi di siccità e stress idrico seguiti da precipitazioni intense e concentrate in pochi giorni.
Non è ancora possibile stabilire con precisione quale sarà l’impatto sul Mediterraneo, ma la combinazione tra il riscaldamento globale e un eventuale Super El Niño potrebbe accentuare ulteriormente gli squilibri meteorologici già osservati negli ultimi anni, aumentando il rischio di eventi estremi e mettendo sotto pressione territori, infrastrutture e risorse idriche.

