La questione è tornata alla ribalta dopo il caso del Liceo Gravina. Sulla situazione anche legata ai cantieri di bonifica interviene il presidente dell’Osservatorio Infusini: «La tutela della salute non ammette approssimazioni»
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A Crotone torna al centro dell’attenzione il rischio amianto, a pochi metri dal Liceo Gravina. La questione è emersa dopo segnalazioni di possibili fibre aerodisperse provenienti da una copertura in eternit situata vicino all’istituto. Il sindaco Vincenzo Voce ha annunciato l’avvio di un monitoraggio da parte di Arpacal per verificare la situazione, invitando a non alimentare allarmismi nel corso di un incontro nella stessa scuola.
Ma intanto sulla questione amianto a Crotone interviene anche Giuseppe Infusini, ingegnere e presidente del Comitato Ona Cosenza, associazione da sempre impegnata nella prevenzione dei rischi legati all’amianto. Infusini, esperto nella valutazione dell’esposizione a questo materiale, contesta alcune affermazioni del sindaco ritenute fuorvianti, sottolineando che «non esistono soglie di sicurezza al di sotto delle quali l’esposizione all’amianto sia considerata innocua».
Secondo Infusini, «le affermazioni del sindaco circa la presunta innocuità delle basse concentrazioni di inquinanti aerodispersi provenienti dai cantieri di bonifica appaiono non solo temerarie, ma prive di fondamento scientifico». Il presidente Ona ricorda che, «per gli agenti cancerogeni e mutageni non esistono soglie di sicurezza al di sotto delle quali il rischio di contrarre patologie sia nullo. I limiti stabiliti dalla legge hanno una funzione esclusivamente normativa e gestionale, non scientifica».
Infusini aggiunge inoltre che «la cancerogenesi è un processo multistadio: ogni esposizione si somma alle precedenti. Una maggiore concentrazione di inquinanti non solo aumenta il rischio, ma può abbreviare il periodo di latenza delle malattie, esattamente come avviene per l’amianto».
Il comunicato dell’Ona sottolinea che le convinzioni del sindaco sulla “tollerabilità” di valori bassi di amianto sono scientificamente errate. «In Italia e a livello internazionale, non esiste un valore limite normativo per la concentrazione di fibre di amianto nell’aria outdoor (ambiente esterno) come valore di legge assoluto e vincolante», spiega Infusini, «questo perché l’inalazione di qualsiasi quantità di amianto è considerata potenzialmente rischiosa e non esiste una soglia di sicurezza universalmente riconosciuta al di sotto della quale il rischio sia nullo».
Il presidente dell’Ona precisa poi che «la concentrazione limite di cui parla il sindaco delle 2 fibre litro aerodisperse si riferisce ai criteri per la certificazione di restituibilità dopo una bonifica di locali indoor e non può essere applicata come limite di contaminazione generale per l’ambiente esterno». Infusini cita il DM 06/09/1994, spiegando che «per l’ambiente esterno, il monitoraggio ambientale non può rappresentare da solo un criterio per valutare il rilascio, in quanto misura solo la concentrazione di fibre presente nell’aria al momento del campionamento, senza indicare il pericolo reale di deterioramento dei materiali nel tempo».
L’esperto Ona conclude evidenziando che «affermare che, secondo l’Oms, sia tollerabile respirare 450 fibre di amianto in un’ora rappresenta una distorsione pericolosa della realtà scientifica. Utilizzare la teoria del cancerogeno “diluito” per rassicurare la popolazione è un atto privo di basi mediche e deontologiche». Infine sottolinea che la tutela della salute pubblica «non ammette approssimazioni», e invita a considerare i dati epidemiologici di Crotone, che mostrano un eccesso di mortalità e patologie neoplastiche, come elemento concreto della criticità della questione.


