Il mare calabrese non può più aspettare. A dirlo, con toni appassionati e insieme rigorosi, è Francesca Mirabelli, presidente dell’associazione “Mare Pulito-Bruno Giordano”, da anni impegnata nella difesa dell’ambiente e nel monitoraggio delle criticità che affliggono la costa. In un'intervista che attraversa i temi della depurazione, dell'abusivismo edilizio, delle correnti marine e della gestione dei fiumi, Mirabelli traccia un quadro lucido e allarmante: «Il mare vive 12 mesi l’anno, non solo d’estate. Serve rispetto, attenzione, investimenti seri».

La presidente di Mare Pulito Bruno Giordano chiede una svolta sulla depurazione e invita a proteggere costa e biodiversità. «Serve una mappatura completa degli scarichi».

Secondo la presidente, i sei parchi marini calabresi rappresentano un patrimonio straordinario, da valorizzare e difendere: «Abbiamo 800 chilometri di costa con una biodiversità marina unica. Il format Blu Calabria ha mostrato meraviglie spesso dimenticate, come la secca di Amendolara. Ma proteggere il mare significa anche occuparsi dell'entroterra: tutto ciò che produciamo a terra finisce a mare».

Non manca un riferimento ai danni del ciclone Harry e alla fragilità di alcune scelte urbanistiche: «Vediamo cosa è accaduto sulle coste, ma serve anche domandarsi dove e come sono state costruite strade e abitazioni. L'abusivismo edilizio è stato spesso sottovalutato».

Mirabelli non si sottrae alla denuncia. Ricorda l'impegno dell'associazione nel promuovere buone pratiche e nel sollecitare gli enti locali: «Lo facciamo senza chiedere nulla in cambio, per amore di questa terra. Denunciamo quello che non va, come abbiamo fatto a San Nicola Arcella dove è stato demolito un lido abusivo. Ma premiamo anche chi lavora bene: l'anno scorso è stato il turno di Praia a Mare, ora valuteremo altri comuni virtuosi».

Il cuore del problema resta la depurazione. «La Regione ha finanziato tanto, ma alcuni depuratori restano inadeguati. Ci sono realtà come Nicotera dove le pompe non funzionano e tutto finisce nel grande impianto di Gioia Tauro, generando criticità pesanti». Non solo costa: «Anche l'entroterra soffre. Penso a Coda di Volpe, che serve 45 comuni. Alla fine, tutto arriva a Sibari».

Il punto, dice Mirabelli, è che manca una mappatura seria degli scarichi: «Non sappiamo quanti comuni non siano ancora collettati, dove siano gli scarichi abusivi, come funzionino davvero le pompe di sollevamento. Serve una fotografia aggiornata del sistema depurativo calabrese, senza la quale ogni intervento rischia di essere parziale».

L'analisi si sposta poi sul Tirreno cosentino, spesso percepito come più inquinato rispetto allo Ionio. «È una questione di correnti: sul Tirreno le correnti del Golfo di Policastro spingono verso riva, mentre sullo Ionio e nella Costa Viola le correnti portano a largo. Ma i problemi ci sono ovunque». Le immagini di schiume e alghe diffuse sui social? «Danni enormi per il turismo. Quelle fioriture algali potrebbero essere dovute non a scarichi fognari, ma a pesticidi che finiscono a mare. Bisogna intervenire anche sulle coltivazioni intensive, aiutando gli imprenditori a convertirsi al bio».

E proprio su questo, annuncia, si terrà presto un convegno a Rosarno, con università ed esperti: «Faremo visitare una fattoria biologica per mostrare le differenze».

Altro fronte critico: i corsi d'acqua. «Molti inquinamenti vengono dai fiumi, dove si riversano bypass abusivi o fanghi non trattati. Bisogna vigilare, ripulire, e capire cosa accade nei corsi d'acqua che poi sboccano a mare».

Il discorso si allarga alle infrastrutture. «Sull'abusivismo paghiamo scelte fatte decenni fa, ma oggi dobbiamo proteggere quello che esiste. Non possiamo permettere che i lungomari vengano cancellati da ogni mareggiata. E se salta la ferrovia sul Tirreno, restiamo isolati: questo dice tutto sull'urgenza di pianificare seriamente».

E sul Ponte sullo Stretto? «Mi attirerò critiche, ma non mi preoccupa. A livello ambientale, ridurrebbe l'inquinamento da traghetti. L'importante è vigilare su dove si poggiano i piloni e pretendere infrastrutture serie per collegare davvero la Calabria».

Francesca Mirabelli chiude con una visione concreta e appassionata: «La Calabria può crescere se si investe su turismo sostenibile, infrastrutture e ambiente. Basta parole, servono scelte coraggiose e azioni immediate».