L’ex parroco riammesso dalla Diocesi alla comunione laica dopo il travaglio. Per tornare ad essere “don” però la decisione spetta al vertice della Chiesa
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Si è concluso con un atto solenne il lungo e tormentato cammino di Bruno Sculli, l’ex sacerdote che aveva scosso la comunità di Africo e l’intera diocesi di Locri-Gerace con la sua decisione di abbandonare il ministero cattolico. Durante una celebrazione carica di emozione, monsignor Francesco Oliva ha formalizzato la riammissione di Sculli alla piena comunione con la Chiesa Cattolica, rimettendo la scomunica “latae sententiae” in cui era incorso.
La vicenda ebbe inizio nell'agosto del 2025, quando Sculli, allora in servizio ad Africo, comunicò ai suoi fedeli una profonda crisi di fede unita al desiderio di una vita diversa. In quel momento, l’ex sacerdote scelse di abbracciare la religione evangelica, lasciando la tonaca e suscitando sconcerto e dolore nella comunità. Monsignor Oliva, già allora, aveva invitato alla prudenza e alla carità, chiedendo di non cedere a giudizi o condanne: «La fede è un dono prezioso e fragile, che va custodito ogni giorno».
Dopo un «congruo tempo di accompagnamento spirituale», Sculli ha compiuto un percorso di riflessione interiore che lo ha portato all'abiura delle posizioni precedentemente assunte e alla pubblica professione della fede cattolica. Questo passaggio ha permesso al vescovo di accoglierlo nuovamente «con l'animo colmo di gratitudine». Tuttavia, la riammissione alla comunione non coincide con il ritorno immediato al sacerdozio. Come chiarito esplicitamente dal presule, Sculli è stato dimesso dallo stato clericale con un decreto del Dicastero per la Dottrina della Fede ratificato dal Santo Padre. Al momento, egli può accostarsi ai sacramenti solo come fedele laico e non può compiere alcun atto relativo alla potestà d'ordine.
«Non compete a me poterlo riabilitare al ministero presbiterale — ha sottolineato monsignor Oliva — facoltà che spetta solo ed esclusivamente al Romano Pontefice». Un’eventuale riammissione al sacerdozio richiederebbe, dunque, un provvedimento specifico della Santa Sede, valutabile solo dopo un ulteriore e prolungato periodo di riflessione. Il vescovo ha concluso il suo intervento chiedendo ai fedeli di accogliere Bruno con «autentico spirito di fraternità», evitando ogni forma di contrapposizione. Citando il Vangelo di Matteo, Oliva ha ricordato che «ogni riconciliazione rafforza l’unità della Chiesa» e che il fine supremo della disciplina ecclesiastica resta sempre la salvezza delle anime. Per ora, la parrocchia di Africo resterà affidata a don Ulrich Angogna, mentre Bruno Sculli continuerà il suo cammino di fede nell'osservanza delle norme canoniche, in attesa di capire se la sua strada incrocerà di nuovo quella del ministero sacro.

