Il rapporto Istat sui nidi ei servizi integrativi per la prima infanzia – Anno educativo 2023/2024 – fotografa, ancora una volta, una situazione estremamente critica per la Calabria. Nonostante un aumento dell'offerta a livello nazionale, la nostra Regione resta all'ultimo posto in Italia per investimenti, copertura dei servizi e numero di bambini che riescono effettivamente ad accedere ai nidi.

I numeri sono impietosi. Secondo l'Istat la spesa media comunale in Italia per i servizi educativi 0-3 anni è di 1.183 € all'anno per bambino , con la punta massima di 3.314 € nella Provincia di Trento. In Calabria, invece, spendiamo solo 234 € . Il sistema comunale riesce a raggiungere solo il 5,9% dei bambini residenti, la quota più bassa del Paese. Nonostante gli investimenti nazionali – in particolare tramite il PNRR – le famiglie calabresi continuano a scontrarsi con una disponibilità di servizi del tutto insufficiente, aggravata dalla fragilità finanziaria dei Comuni.

Il tasso di copertura dato dal rapporto fra posti e bambini residenti da 0 a 2 anni compiuti, - si legge nel rapporto Istat - si attesta al 31,6% a livello nazionale, poco al di sotto della quota (33%) definita come Livello Essenziale delle Prestazioni (LEP) . I famosi Lep indispensabili per realizzare l'autonomia differenziata.

«Per noi del Forum delle Associazioni Familiari - dice Claudio Venditti presidente del Forum famiglie Calabria - il punto è chiaro: servire un investimento strutturale e omogeneo sul sistema 0-3; garantire copertura territoriale reale sostenere le famiglie non solo nella domanda, ma anche nell'offerta dei servizi; potenziare le convenzioni con il privato sociale, che nel Sud assorbe oltre metà dell'aumento dei posti.  Lo dico con franchezza - aggiunge: la natalità non si sostiene con slogan, ma con servizi concreti. Su questi temi servirebbe fare squadra perché il nido migliora lo sviluppo cognitivo e relazionale, riduce le diseguaglianze e favorisce la natalità perché riduce il costo e il carico organizzativo del primo triennio di vita dei bambini»

«Bisogna unire le forze per rimettere al centro la natalità, il lavoro stabile, i servizi di ogni tipo, la fiscalità familiare - dice ancora Venditti - anche da questo dipende il ripopolamento delle aree interne. Non servono scorciatoie o proposte shock! Le famiglie non hanno bisogno di baraonda ma di scelte chiare. Prima si mettono le fondamenta. Poi si costruisce il resto. Non bisogna dividersi su quali sono gli infissi mentre la casa non regge».

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