Dalla Calabria arriva un nuovo appello del comparto autotrasporto, che denuncia una situazione definita ormai al limite. A intervenire è Fedralog, che punta il dito contro l’assenza del settore dalle misure economiche contro il peggioramento delle condizioni operative per le imprese.

«Negli ultimi giorni il Governo ha approvato il decreto lavoro, il taglio delle accise, il piano casa e altri provvedimenti considerati prioritari per il Paese, tutti importanti… nessuno lo mette in dubbio», si legge nella nota, «tuttavia, in nessuno di questi interventi compare il settore dell’autotrasporto, nonostante siano proprio loro a garantire quotidianamente la distribuzione delle merci sulle strade italiane, rifornendo stazioni di servizio, supermercati, farmacie, ospedali e servizi essenziali».

Un settore strategico sotto pressione

Il comparto viene descritto come una componente essenziale dell’economia nazionale, ma oggi in difficoltà crescente. «Oltre il 92% delle merci movimentate in Italia, circa 120 miliardi di fatturato diretto, il 10% del PIL e oltre 1,4 milioni di occupati», ricorda Fedralog, sottolineando come il settore si senta «completamente dimenticato».

Sul piano normativo, il Ministero delle Infrastrutture e dei Trasporti aveva annunciato una serie di interventi ritenuti urgenti dalle imprese, tra cui l’anticipo dell’utilizzo del credito accise, lo sblocco del credito d’imposta straordinario e una nota esplicativa sul funzionamento del fuel surcharge. «Ad oggi, però, non è arrivato alcun riscontro», denuncia Mario Pansini, referente Fedralog Calabria.

Costi in aumento e liquidità in calo

Nel frattempo, il quadro economico si è ulteriormente aggravato. Il prezzo del gasolio è cresciuto del 20% in due mesi, mentre aumentano anche costi del lavoro, assicurazioni, manutenzioni e pneumatici.

Secondo l’associazione, il problema centrale riguarda lo squilibrio tra costi e ricavi. «Le tariffe riconosciute dai committenti non coprono più i costi reali sostenuti dalle imprese, mentre i tempi di pagamento continuano ad arrivare anche dopo tre o quattro mesi. Nel frattempo, però, il carburante deve essere pagato immediatamente».

«La verità è una sola: molte aziende non hanno più liquidità», afferma Pansini. «Diversi trasportatori si sono già fermati, ancora prima del fermo nazionale previsto dal 25 al 29 maggio, non per protesta ma perché non riescono più a fare rifornimento».

L’appello alle istituzioni

Fedralog parla di una fase che rischia di diventare irreversibile senza interventi rapidi. L’associazione chiede misure concrete per evitare il blocco delle imprese del settore e un conseguente impatto sulla filiera logistica nazionale.

«Senza interventi immediati — conclude Pansini — saranno i fatti a imporre lo stop, perché le imprese non sono più in grado di sostenere questa situazione. E sarà allora, quando i camion si fermeranno, che il Paese intero capirà — forse per la prima volta davvero — quanto sia essenziale chi ogni giorno muove l'Italia».