La Regione ha consolidato la strada dell’incoming e dei grandi nomi. Ma tra procedure a sportello e interventi diretti resta da misurare quanto l'investimento pubblico stia costruendo una vera industria locale e quanti professionisti formati riescano poi a lavorare sui set
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Cinema in Calabria vuol dire “marketing territoriale”, dicitura-mantra stra-citata ad ogni incontro pubblico per rimarcare come vendere arte è anche vendere un prodotto e tutto quello che ci gira intorno. È questa la chiara linea perseguita negli ultimi anni dalla Regione attraverso la Fondazione Calabria Film Commission, il cui socio unico è proprio la Regione Calabria, che periodicamente finisce nel fuoco delle polemiche per qualche spesa audace o qualche accusa di poca trasparenza.
Che i tappeti rossi siano spolverati con solerzia per i grandi nomi, è cosa nota anche perché la missione ufficiale della Fondazione è molto ampia: attrarre produzioni italiane e internazionali in primis, sostenere festival e rassegne e promuovere il territorio attraverso eventi, fiere e iniziative di comunicazione. Tra le linee di indirizzo c’è anche, però, quella sviluppare l'industria audiovisiva locale.
Per capire se questa strategia stia funzionando, se i professionisti formati in Calabria lavorino sul serio sui set, se l’obiettivo non è solo di lasciar entrare i big, ma coltivare un vivaio, bisogna andare oltre il numero di film girati in Calabria e i nomi degli attori passati sul red carpet. Bisogna seguire anche i numeri e i soldi (follow the money, diceva qualcuno).
Per fare ordine bisogna distinguere quanto viene destinato alle produzioni, quanto ai grandi operatori esterni, quanto alle imprese calabresi, quanto a festival ed eventi, quanto alla promozione e quanto alla formazione di una filiera professionale locale. L’elenco è lungo ma vale la pena spulciarci dentro perché trattenere in Calabria le professionalità pare essere una priorità della politica, ma i professionisti in qualche modo devono poi poter lavorare per restare.
Dalla graduatoria allo sportello: cos’è cambiato
Partiamo da un punto di vista tecnico, perché qualcosa, in questo 2026, è cambiato e in particolare nel sistema con cui vengono sostenute le produzioni.
L'Avviso Produzioni 2024 disponeva di 5,9 milioni di euro ed era articolato in categorie. Comprendeva anche una linea specificamente destinata alle case di produzione con sede legale in Calabria e il principio era quello della selezione comparativa: i progetti venivano valutati e successivamente inseriti in graduatoria, come da prassi consolidata.
Nel 2026 cambia invece proprio il meccanismo di accesso alle risorse. Il nuovo Regolamento introduce espressamente, al punto 5.3, una «procedura valutativa a sportello». Le domande vengono esaminate secondo l'ordine cronologico di arrivo e, se superano la soglia minima di 60 punti, possono essere finanziate fino all'esaurimento delle risorse disponibili. Il fattore tempo diventa quindi sostanziale e si affianca alla valutazione di merito. Ma questo sistema innesca una conseguenza che è abbastanza evidente: le produzioni ammesse per prime – specie se chiedono molti quattrini - possono erodere in modo sostanziale la dotazione, riducendo quella disponibile per i progetti arrivati successivamente.
Questo significa che bastano poche grandi produzioni per assorbire una quota importante della dotazione lasciando ad altri briciole. Negli ultimi anni – e questo è motivo di vanto per la Regione – sono tante le produzioni nazionali e internazionali che hanno trovato nella Calabria il posto ideale per girare serie e film. E quindi sono tante le produzioni che presentano domanda per accedere ai fondi.
Nei primi due elenchi definitivi del 2026, la concentrazione dei finanziamenti ruota attorno ad alcuni nomi noti del panorama cinematografico e televisivo italiano. Pepito Produzioni e Aurora TV hanno ottenuto 700mila euro ciascuna, Lux Vide 400mila, Bartleby 250mila e B-Movie Italia 220mila. Cinque interventi che, da soli, sommano 2,27 milioni di euro e assorbono circa l’86,4% dei 2,63 milioni complessivamente finanziati nei primi due elenchi definitivi.
Il punto qui non è stabilire che una produzione da milioni di euro debba ricevere lo stesso contributo di un documentario indipendente. Sarebbe un confronto privo di senso. La domanda è un'altra: quanto spazio rimane, dentro questo modello, alla crescita delle società calabresi più piccole?
Il leone e la formica
Il 2026 non segna soltanto il passaggio dalla graduatoria allo sportello. Nell'Avviso Produzioni 2024 l'assunzione di attori e maestranze residenti in Calabria poteva valere fino a 10 punti su 100: un punto per ciascuna assunzione. Nel nuovo Regolamento il personale tecnico locale può portare al massimo 3 punti, ai quali se ne aggiungono fino a due per il personale artistico. E non c’è alcun obbligo di procedere a questo tipo di assunzioni.
In linea teorica, dunque, una grande casa di produzione potrebbe ottenere il contributo anche senza raggiungere alcuna delle soglie premianti previste per l'impiego delle maestranze tecniche calabresi: perderebbe quei punti (al massimo da 3 a 5), ma non per questo sarebbe automaticamente esclusa dal finanziamento. Restano naturalmente le finalità di promozione e valorizzazione del territorio previste dal Regolamento, mentre la ricaduta economica in Calabria costituisce un distinto criterio di valutazione.
Nel frattempo, il regolamento ha segnato anche un’altra scelta: un cortometraggio può ricevere al massimo 25mila euro, mentre un videoclip può arrivare a 50mila. Una gerarchia economica che colpisce soprattutto se si guarda alla storia recente della stessa Film Commission. È attraverso i corti, infatti, che alcuni registi calabresi hanno costruito il percorso verso il lungometraggio. Alessandro Grande, sostenuto dalla Calabria Film Commission con Bismillah, ha vinto nel 2018 il David di Donatello per il miglior cortometraggio e ha poi esordito nel lungo con Regina. Aldo Iuliano, dopo il pluripremiato Penalty – vincitore tra l’altro del Globo d’Oro e del premio Siae a Venezia - è arrivato al suo primo lungometraggio, Space Monkeys, anch’esso sostenuto dalla Fondazione.
Se l'obiettivo della CFC è attrarre grandi produzioni, dunque, allora il risultato può essere raggiunto portando in Calabria società nazionali, fiction televisive e set internazionali.
Se invece l'obiettivo è costruire anche un'industria cinematografica calabrese, ci stiamo allontanando sempre di più. Emblematica è la presenza nei grandi festival di autori calabresi che hanno girato a queste latitudini. L'ultimo caso rintracciabile di un film d’esordio diretto da un regista calabrese, finanziato dalla Calabria Film Commission e approdato in uno dei maggiori festival internazionali risale al 2022. Era l’epoca di Una femmina del cosentino Francesco Costabile, presentato alla Berlinale nella sezione Panorama. Sono trascorsi quattro anni.
Il confronto con le altre Film Commission
Mettere a paragone la Calabria Film Commission con le altre realtà regionali è importante per mettere a fuoco la peculiarità del “nuovo” modello calabrese. Sostenere e attrarre le grandi produzioni non è un’anomalia: lo fanno tutte le principali regioni. A cambiare sono i contrappesi messi a tutela della filiera locale.
In Sicilia le produzioni finanziate sono tenute al coinvolgimento delle maestranze tecniche e artistiche dell’Isola e devono generare una spesa sul territorio pari almeno al 150% del contributo ricevuto. In Sardegna la ricaduta economica richiesta per i lungometraggi di interesse regionale è almeno del 120% e la valutazione premia espressamente l’impiego di cast e troupe sardi, mentre un Fondo separato è destinato alle grandi produzioni. Nel Lazio persino il sostegno alle opere internazionali, che può raggiungere un milione di euro, è riservato a PMI con sede operativa nella regione e limita i costi extraterritoriali ammissibili al 25% di quelli territoriali. Il Piemonte lega invece il Film TV Fund allo sviluppo dell’occupazione, all’insediamento di nuove imprese e al consolidamento di quelle presenti, riconoscendo i costi di produzione sostenuti sul territorio per personale, professionisti e fornitori.
In Calabria il Regolamento 2026 sceglie un equilibrio diverso: non riserva il sostegno alle imprese regionali e non stabilisce una quota minima obbligatoria di maestranze calabresi.
Il Regolamento non stabilisce una percentuale minima obbligatoria di ricaduta economica rispetto al contributo ricevuto; la quota di spesa effettuata sul territorio regionale costituisce tuttavia uno dei criteri di valutazione dei progetti. Pertanto, un progetto può risultare finanziabile anche con una percentuale di spesa in Calabria più contenuta, purché soddisfi i requisiti di ammissibilità, raggiunga il punteggio necessario e si collochi in posizione utile in graduatoria. Una maggiore ricaduta economica sul territorio rappresenta dunque un elemento competitivo, ma non una condizione obbligatoria per l’ottenimento del contributo.
Spettacolo sì, ma non solo film
Per calcolare quanto denaro pubblico ruota complessivamente intorno alla politica cinematografica regionale, non è sufficiente leggere le graduatorie delle produzioni.
Bisogna aggiungere festival, rassegne, formazione, comunicazione, iniziative promozionali, convenzioni e operazioni realizzate direttamente dalla Fondazione.
Ed è proprio in quest'ultima area che il confine tra politica cinematografica e marketing territoriale diventa sempre più sottile.
Il caso (caos) Jovanotti e 170mila euro della discordia
L'esempio più recente di polemica che ha interessato la Fondazione è il contributo elargito per il Jova Summer Party di Catanzaro. Secondo gli atti richiamati all’interno del database dell’Anec, la Calabria Film Commission, il 10 agosto, ha registrato una spesa di 170mila euro, e non per l’organizzazione del concerto.
La prima operazione riguarda 100mila euro destinati a Trident Concerts Srl per attività di promozione e visibilità della Regione Calabria nell'ambito della tappa catanzarese del tour.
La seconda, di 70mila euro a favore di Soleluna Srl, riguarda la realizzazione di un prodotto audiovisivo collegato all'evento. Le due somme hanno finalità formalmente differenti, ma entrambe sono figlie di una stessa (solita) strategia.
Il caso Jovanotti consente di leggere meglio l'evoluzione della Fondazione negli anni. La Film Commission non agisce ormai soltanto come soggetto che porta film e fiction in Calabria. Nel 2026, ad esempio, è stata coinvolta attraverso una convenzione con Regione e Rai Com nella presenza di Radio2 al Magna Graecia Film Festival di Soverato, con trasmissioni, collegamenti e programmi realizzati direttamente dalla città ionica, e nell'evento dello scorso giugno a Cosenza dal titolo “Il cielo è sempre più blu”, andato poi in onda sulla Rai. Il perimetro, insomma, è molto più ampio del semplice sostegno alle opere cinematografiche.
La Regione ha scelto l'incoming
Mettendo insieme i pezzi del mosaico emerge abbastanza chiaramente la linea politica adottata. Il meccanismo è noto: un film porta sul territorio troupe, alberghi, ristoranti, mezzi, noleggi, catering, location, comparse e fornitori. Se poi quella produzione raggiunge milioni di spettatori (come nel famigerato caso di “Sandokan”), il paesaggio calabrese diventa contemporaneamente prodotto cinematografico e promozione turistica. È una strategia seguita da molte Film Commission italiane.
Ma, va sottolineato, incoming e sviluppo dell'industria locale non sono sinonimi.
Una grande produzione può spendere moltissimo in Calabria e produrre un eccellente ritorno economico senza che nasca una sola nuova società cinematografica calabrese, o esordisca un nuovo talento.
Un albergo pieno per due mesi va direttamente nella voce “indotto”, una società di produzione calabrese che, dopo cinque anni, riesce a realizzare e distribuire autonomamente un film fa “industria”. Sono cose che hanno un valore, ma non sono equiparabili.
La formazione: si investe anche sulle maestranze
La Film Commission sta poi cercando di intervenire sul versante della formazione. Nel 2025, insieme ad Anica Academy, ha interamente finanziato i corsi Produzione per il Cinema e l'Audiovisivo e L'impresa nel settore audiovisivo, conclusi con 29 diplomati.
Il 28 settembre partirà inoltre il nuovo corso gratuito di Sartoria e Costumi per il Cinema e l'Audiovisivo: 220 ore e un massimo di 15 partecipanti residenti in Calabria. La logica sembra evidente: se arrivano le produzioni, soprattutto quelle “grandi”, bisogna già avere sul territorio le professionalità di cui hanno bisogno in modo da cooptarle.
Ma qui manca ancora il numero forse più importante dell'intera operazione.
Quanti allievi formati con denaro pubblico hanno poi realmente lavorato sui set finanziati con denaro pubblico nei ruoli in cui sono stati formati? Insomma, non basta contare gli attestati.
Per misurare l'efficacia della politica formativa bisognerebbe pubblicare sistematicamente il placement occupazionale: quanti corsisti hanno lavorato, in quali produzioni, con che ruolo, in quale reparto, per quante giornate e con quale continuità. In questo modo si riuscirebbe anche a capire se c’è una domanda vera o se le produzioni di alto lignaggio preferiscono, invece, portare sul set i propri professionisti di fiducia assumendo solo maestranze operaie.
Al momento non emerge dalle informazioni pubbliche consultate una rendicontazione organica che consenta di collegare tutti i corsisti formati ai successivi contratti sui set. Ed è un indicatore che sarebbe invece prezioso.
Il test del maestro Francis Ford Coppola
La prova più avventurosa potrebbe arrivare proprio da uno dei più grandi nomi della storia del cinema. Il nuovo film di Francis Ford Coppola dovrebbe coinvolgere anche la Calabria. Già nel settembre 2025 la Film Commission aveva pubblicato la ricerca di numerose maestranze locali: runner, autisti, personale di scenografia, assistenti alla regia, data manager, sarte, elettricisti, macchinisti, assistenti casting, parrucchieri e truccatori.
Erano stati organizzati anche casting per figurazioni e ruoli secondari a Reggio Calabria, con location indicate tra Reggio, Cosenza e Scilla.
Dopo avere finanziato personalmente Megalopolis con un investimento enorme - arrivando, nella narrazione ormai diventata quasi leggendaria, a mettere sul tavolo anche la propria vigna in California - Coppola rappresenta adesso per la Calabria un jolly preziosissimo, una medaglia da appuntare al petto per gli anni che verranno.
Quando arriva una produzione internazionale di queste dimensioni la domanda non dovrebbe essere soltanto: quanto mostrerà la Calabria? Anche perché il cinema è finzione, una veduta del Savuto potrebbe diventare una valle sudamericana. Quindi la domanda è anche: quanti calabresi lavoreranno dietro quella macchina da presa? Che contratti sono stati proposti? Che salari sono stati previsti? Quanti erano stati precedentemente formati dalla stessa Film Commission? E soprattutto, quanta parte delle risorse destinate direttamente alla produzione è finita nelle società che hanno sede e struttura produttiva in Calabria?
Perché l'incoming può essere una politica efficace. Jovanotti può promuovere la Calabria. Una fiction nazionale può portare centinaia di persone sul territorio. Coppola può trasformare Scilla o Cosenza in un'immagine vista in mezzo mondo. Festival e rassegne possono creare pubblico e cultura cinematografica. Ma quando le troupe smontano i set, i cantanti ripartono e si spengono le luci dei festival, che cosa rimane?
Se rimangono soltanto immagini della Calabria, pernottamenti e qualche settimana di occupazione, è stata soprattutto una grande e riuscita operazione di promozione e incoming. Se rimangono anche produttori più solidi, imprese specializzate, tecnici con nuovi crediti, professionisti capaci di passare da un set all'altro e professionisti che possono scegliere di lavorare nel cinema senza lasciare la regione, allora quei milioni stanno costruendo un'industria.

