Nel giorno di distribuzione dei pacchi del Banco Alimentare abbiamo parlato con gli esponenti delle varie realtà che portano cibo alle famiglie in difficoltà: «C’è un problema di solitudine, abbandono ed emarginazione sociale»
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140mila persone su 1 milione e 830mila abitanti servite dal Banco Alimentare in tutta la Regione, quasi l’8% della popolazione calabrese. Ma ci sono anche le problematiche legate all’esclusione sociale e alla disoccupazione che divorano percentuali ben maggiori dal Pollino allo Stretto. Nella sola provincia di Cosenza, per reggere un welfare in difficoltà, sono ben 250 le associazioni che collaborano col Banco Alimentare. Alcune sono realtà parrocchiali, altre operano da tempo nel terzo settore.
«Noi lavoriamo a livello parrocchiale – spiega Filippo Chiarello, della chiesa di Santa Maria Vergine Casali – e il meccanismo è sempre lo stesso: la parrocchia fa la richiesta e poi noi distribuiamo alle famiglie». Diversa la storia di Ferruccio Colamaria, presidente provinciale Udicon di Cosenza: «Io lo faccio come volontariato: a spese nostre prendiamo il furgone e perdiamo una giornata di lavoro per aiutare la gente che ha bisogno». Sulla stessa linea d’onda Santo Crescente, consigliere provinciale dell’AISM bruzia: «Noi abbiamo un elenco di indigenti, continuativi e saltuari, in accordo col Banco Alimentare: loro ci chiamano, una volta al mese, ci consegnano le derrate e noi facciamo i pacchi che distribuiamo».
Fra esclusione sociale e solitudine il pacco diventa un mezzo
Non solo povertà economica, ma vari profili: dalla persona in solitudine alla famiglia che si trova in ristrettezze improvvise e momentanee, dalle persone con disabilità a coloro che grazie al pacco del Banco Alimentare vengono avvicinate dai volontari. Lo spiega Massimo Ferraro, volontario della parrocchia dell’Immacolata a Montalto Uffugo: «Delle famiglie che noi serviamo il 10% ha realmente bisogno del pacco. Ci sono però tantissime persone sole che, con la scusa della spesa, riusciamo ad avvicinare per portare loro compagnia».
L’identikit di chi si rivolge al Banco Alimentare, dunque, nel corso degli ultimi anni è fortemente cambiato. «Prima c’era una linea, invece adesso – spiega Chiarello – è più variegata: una volta c’era solo la famiglia che aveva bisogno economico, adesso le necessità sono diverse». A confermarlo anche Crescente di AISM: «Il bisogno è cresciuto, noi facciamo quello che possiamo e, grazie al Banco Alimentare, riusciamo a dare un buon sostegno»
250 associazioni che coprono la sesta provincia più grande d’Italia. Su di loro, nella regione più povera d’Europa, si bassa la sopravvivenza di 140mila persone in gravi condizioni.


